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Il doppio ex

Bojinov “incorona” il serbo: «Jovic è l’attaccante giusto»

Francesco Gensini
Bojinov “incorona” il serbo: «Jovic è l’attaccante giusto»

Il doppio ex bulgaro ai bianconeri ha segnato due volte, in Coppa Italia «Fare gol alla Juve ti consegna alla storia. Italiano è un esempio da seguire»

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FIRENZE. È un po’anche la sua partita. Valeri Bojinov, 41 presenze e 11 gol in maglia viola, talento purissimo per anni in giro per l’Italia, ha provato a farsi largo in viola e alla Juventus. Ma soprattutto ha conosciuto da vicino i due principi dei gol, Jovic quando, giovanissimo vestiva la maglia della Stella Rossa Belgrado, e Vlahovic, ai tempi del Partizan Belgrado. È da loro che anticipa la sfida.

Bojinov, Fiorentina-Juventus sarà sfida tra bomber. I viola hanno Jovic.

«Luka lo conosco bene. Alla Stella Rossa ha subito dimostrato di essere uno che vive per il gol. Ha grandi qualità, è un goleador di razza: se ti prende il Real non è che vai a Madrid perché sei bello. Poi è chiaro il salto è enorme, trovi concorrenti che si chiamano Benzema e non è facile affermarsi, ma rimane la scelta fatta dal Real a dire quanto vale Jovic. Per me è l’attaccante giusto per la Fiorentina e per Firenze: ha solo bisogno di tempo, ma tocca a lui ovviamente far vedere di essere quello che è stato all’Eintracht».
Dall’altra parte, invece, c’è Vlahovic.

«Seguivo Dusan 15enne al Partizan e dissi subito che sarebbe diventato il nuovo Ibrahimovic. Alla Fiorentina si è affermato e adesso si sta confermando alla Juventus, anche se a Torino le aspettative sono differenti e cambiano anche le responsabilità, per questo deve essere più egoista e più cattivo».

Italiano ha detto che Jovic può diventare come Vlahovic.

«Ha ragione, perché sono fatti della stessa pasta. A patto che Jovic si “apra”, sia generoso, impari bene la lingua, che aiuti e si faccia aiutare. Sono due calciatori differenti, ma entrambi vivono per il gol e in più sono compagni in Nazionale: bella sfida. Auguro ad entrambi che i loro gol possano essere utili alla Fiorentina e alla Juventus per raggiungere i rispettivi obiettivi».

Ed eccoci dentro Fiorentina-Juventus: che cosa significa?

«Le due tifoserie sentono questa partita, soprattutto a Firenze, in più la società bianconera acquista spesso calciatori da quella viola, da Baggio in avanti, a dimostrazione che la Fiorentina è bravissima a valorizzare i calciatori e poi la Juventus mette in campo tutta la forza economica per prendere i migliori. Ma i soldi incassati possono essere investiti nel centro sportivo, nel rafforzamento della squadra: i soldi servono per andare avanti. Dovunque».

Lei ha rifilato due gol alla Juventus quando vestiva la maglia viola.

«Entrambi in Coppa Italia. Bei ricordi. La città vive per la Fiorentina. Lo dicevo di recente proprio a Vlahovic: quando vestito la maglia viola c’erano duemila persone solo agli allenamenti. I tempi sono cambiati, ma la passione del fiorentino è rimasta la stessa. Giocare al Franchi ti dà tanto, ma ti chiede anche tanto. Se segni alla Juventus entri nella storia».

Il marchio di Italiano sulla Fiorentina è evidente.

«L’ho affrontato tante volte quando lui era al Verona, identico a com’è adesso da tecnico: grinta, personalità e possesso palla. Non è un caso che le sue squadre siano espressione del suo modo d’intendere il calcio che aveva già da giocatore. Vedere come Vincenzo allena e come fa giocare la squadra viola è un insegnamento. Questa è la strada e mi auguro che i giovani allenatori possano prendere esempio da lui: intanto, faccio il tifo perché porti la Fiorentina sempre più in alto».

E Bojinov da grande che farà?

«In Bulgaria mi alleno, cerco di trasmettere qualche “segreto” ai ragazzi. Poi deciderò se iscrivermi al corso per allenatore, mestiere difficile e complicato per la gestione del gruppo, per la tattica. Di recente ho parlato con Mutu che sta facendo benissimo in Romania: spero che un giorno Adrian possa allenare la Fiorentina, quando ci sarà un dopo Italiano: lo meriterebbe. E io “secondo” di Mutu? Magari. Nella vita non si sa mai».


 

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