Il dolore
Fiorentina senza gol e idee, è emergenza: l’esultanza manca da 418 minuti
Al Franchi arriva l’ex Vlahovic, faccia a faccia col connazionale Jovic
FIRENZE. Se tieni il pallone fra i piedi per il 74% del match (nessuna squadra in Serie A è riuscita a fare altrettanto), ma continui a non segnare e i tiri che fai hanno la consistenza della carta velina allora è difficile fare risultato e trovare continuità di prestazione.
La Fiorentina in questo momento è così, alterna esibizioni arrembanti (vedi il primo tempo con la Cremonese, quello con il Twente nel playoff d’andata e domenica sera al Franchi con il Napoli) ad altre anonime e innocue, come due giorni fa alla Dacia Arena con l’Udinese contro cui, non a caso, è arrivata la prima sconfitta stagionale.
Buona squadra quella friulana, per carità, ma non certo irresistibile: le è bastata una rete, per giunta neppure “pulita” per colpire e affondare i viola che hanno opposto con una manovra lenta, orizzontale, senza spunti e senza guizzi. Soprattutto senza gol. Un problema mica da poco visto e considerato che nel calcio se non segni vai poco lontano.
Il digiuno per la Fiorentina è arrivato adesso a 418 minuti (recuperi esclusi) e una striscia di quattro partite di fila: l’ultimo centro risale al 18 agosto, allo spareggio d’andata al Franchi contro gli olandesi del Twente, a firma di Cabral poco prima dell’intervallo.
Prima del brasiliano, schierato quella sera titolare al centro del tridente, avevano segnato Bonaventura, Jovic e Mandragora (con la complicità decisiva del portiere avversario) al 97' contro la Cremonese, alla prima di campionato.
Per il resto, i viola hanno fatto sempre registrare lo zero nel tabellino marcatori, specie in trasferta dove ancora nessuno è riuscito per ora a gonfiare la rete: zero gol a Empoli nel derby, zero in Olanda nella sfida di ritorno con il Twente valida per accedere ai gironi di Conference League (missione comunque compiuta) e zero, appunto, mercoledì sul campo dell’Udinese.
L’ultima rete realizzata dalla squadra di Italiano lontano da Firenze è quella di Nico Gonzalez su rigore il 16 maggio 2022, peraltro inutile ai fini del risultato dato che quella trasferta (l’ultima dello scorso campionato) vide la Fiorentina sconfitta per 4-1 a Marassi contro una Sampdoria già salva.
Inutile girarci attorno: da quando a fine gennaio se ne è andato Dusan Vlahovic portando a Torino, sponda Juve, una dote di 17 reti in 21 gare di A (l’attaccante serbo è atteso e temuto ex domani al Franchi) la squadra viola ha faticato e non poco in area avversaria, un problema che gli arrivi di Cabral e Piatek (che pure aveva iniziato bene) non sono riusciti a risolvere e infatti anche nella seconda parte della passata stagione non sono mancati periodi di sterilità offensiva.
Un problema che la Fiorentina continua ad accusare adesso e che Italiano è chiamato al più presto a risolvere rendendo la squadra più concreta, incisiva, pericolosa.
Già, ma come? Ritrovando velocità d’azione e di idee, sfruttando di più e meglio il gioco sulle fasce, magari provando qualche altra soluzione (doppio centravanti) invece di ancorarsi sempre e comunque al modulo 4-3-3.
In molti si sono chiesti perché nell’ultima sfida di campionato a Udine, sotto di una rete dal 17’ del primo tempo, abbia inserito Jovic solo a 5’ dalla fine e come al solito al posto di Cabral invece di un giocatore meno offensivo.
Al di là della tattica e degli uomini urge correre ai ripari.
Il calendario non aspetta, i gol servono come il pane.
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