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Viola, cambiare non paga

Viola, cambiare non paga

Il turnover di Italiano per il momento dà risultati alterni. Ma domani la squadra sarà ancora una volta rivoluzionata

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FIRENZE. Turnover doveva essere e turnover è stato ed è. Inevitabilmente turnover con sei partite giocate dalla Fiorentina in diciassette giorni, dal debutto in campionato contro la Cremonese del 14 agosto all’Udinese di ieri l’altro, passando per le due che valevano l’ingresso in Conference League a dare un senso definito e definitivo al settimo posto della scorsa stagione: e quello (l’ingresso) è stato insieme il fine e la causa della rotazione così accentuata degli uomini da parte di Italiano, talvolta “estrema”. Con una domanda lecita e legittima adesso che l’Europa è stata agganciata e in previsione di quello che potrà essere da qui in avanti: troppo turnover?

Una riprova non c’è o, meglio, c’è quella che appunto ha inoculato il dubbio di fronte al cambio di fisionomia talmente drastico da avere una volta una Fiorentina e subito dopo un’altra che nemmeno somigliava alla precedente. Va ribadito, a scanso di equivoci, che l’alternanza degli uomini da mandare in campo è spesso necessaria e funzionale al raggiungimento dei risultati, specie all’inizio della stagione quando la preparazione fisica è quella che è (ma è vero pure il contrario) e la ricerca della freschezza è la chiave per riuscirci. Eppure i riferimenti, in ogni campo, rimangono sempre tali e hanno la funzione precisa di fungere da raccordo tra una novità e l’altra, base di sostegno per mantenere efficiente la struttura al variare dei componenti. Una regola che vale anche per una squadra di calcio, soprattutto se chiamata ad inseguire nel brevissimo termine una serie importante di traguardi, senza peraltro il tempo (Italiano e i suoi) di sperimentare e provare, di migliorare intesa e meccanismi proprio per l’incalzare di un calendario che un giorno fa diventare un allenamento “scarico” per chi ha giocato poche ore prima e poi basta un giorno per trasformarlo in rifinitura (sui generis) verso l’impegno successivo. Fiorentina-Juventus di domani è solo l’ultimo di alcuni esempi già in archivio. E qui si torna al punto di partenza: troppo turnover? Non è una certezza, è un’ipotesi su cui ragionarci sopra come direbbe Crozza/Zaia.

Intanto è verosimile credere, anzi quella sì è una certezza, che Italiano l’abbia fatto avendo le sue buone ragioni, ma il saliscendi di rendimento della Fiorentina in questo frangente è a suo modo un indizio che ne vale per tre. Soprattutto quando il turnover ha raggiunto la sua massima espressione con nove cambi da una partita all’altra e nella seconda si è avuta la Fiorentina meno brillante, ovvero contro l’Empoli e contro l’Udinese: un pareggio ottenuto non sfruttando la superiorità numerica per trenta minuti (e doppia negli ultimi dieci) e una sconfitta con poche cose da salvare. Si diceva delle buone ragioni di Italiano, conoscendo la preparazione del tecnico e l’attenzione ai particolari che ci mette: se dalla Cremonese al Twente ne ha cambiati sei, significava che all’esordio in campionato voleva preservare i sei calciatori che poi sarebbero stati utili per l’andata dei fondamentali playoff. Difatti, andata affrontata decisamente bene per un’ora, salvo poi calare nella ripresa e subire il gol che qualche pensiero verso Enschede lo ha procurato. Non a caso, nel mezzo ecco Empoli-Fiorentina e una formazione viola modificata per nove undicesimi e, sempre non per coincidenza, subito dopo il Twente in trasferta con sì sette elementi differenti rispetto al “Castellani”, ma soltanto tre “nuovi” in relazione alla partita di Firenze, tra cui Igor quale rientro “annunciato” dopo l’infortunio. Missione compiuta in Olanda, ma non è finita lì. Altro giro e altra corsa, il Napoli è arrivato appena settantadue ore più tardi e Italiano una bella rinfrescata l’ha ovviamente data proponendo cinque novità contro i partenopei. Quattro contando solo i giocatori di movimento (l’alternanza tra Terracciano e Gollini tra i pali finora è stata perfettamente rispettata con tre chiamate a testa, unico ruolo insieme a quello del centravanti tra Jovic e Cabral con equa suddivisione) ci potevano stare e magari facevano presagire un minimo di assestamento verso l’Udinese, invece i nove innesti in Friuli hanno smentito questa ipotesi. Prestazione e risultato hanno fatto il resto. E non basta: contro la Juventus si vedrà qualcosa di molto simile alla formazione di domenica scorsa col Napoli in partenza. Uno più, uno meno, si parla di altri 6-7 cambi per tornare ad una versione di Fiorentina che si può definire base, anche se Italiano ha fatto capire giusto nel dopo-partita a Udine che per lui di titolari intesi come proprietari assoluti del posto ce ne sono pochi. Ben pochi, per dirla sempre con le sue parole. E allora turnover sarà ancora. Domani e dopo.

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