Fiorentina, c’è il primo stop. I cambi non portano punti
Turnover esasperato tra infortuni e rotazioni tattiche: sabato c’è la Juve. Beto interrompe l’imbattibilità dei viola e Quarta sfiora il pari di testa
FIRENZE. È adesso che va tenuta la barra dritta. Ora che è arrivata la prima sconfitta stagionale, di misura solo per un fuorigioco che ha cancellato il raddoppio dell’Udinese, che si è interrotta la striscia di gare senza incassare gol (tre) e che il problema del gol che non arriva sta diventando un tabù da sfatare. Non si può rischiare di restare schiacciati dal peso dei pensieri, anche perché sabato, al Franchi, arriva la Juventus: non c’è tempo per i rimpianti. Serve piuttosto correre ai ripari, provando a correggere quello che non ha funzionato alla perfezione. Intanto sul fronte dei gol realizzati. Sì, perché sono già 418 i minuti complessivi dall’ultima rete fatta. Dopo il centro di Cabral nel play off d’andata di Conference League contro il Twente c’è stato il vuoto. È troppo poco questo, ma soprattutto sono troppo pochi i soli due tiri in porta (uno di Quarta e uno di Venuti, entrambi difensori) costruiti nella gara di ieri, alla Dacia Arena. È qui che bisogna insistere, migliorando in maniera decisa in precisione nell’ultimo passaggio, che sta diventando sempre più un nervo scoperto. La rivoluzione di formazione, con i 9 cambi rispetto all’ultima gara giocata (lo stesso numero di avvicendamenti fatti a Empoli), stavolta non ha prodotto l’effetto previsto e l’assenza contemporanea di Nico Gonzalez e Bonaventura (mancava anche Duncan, out per problemi muscolari) ha pesato in maniera importante. Le gare ravvicinate, gli impegni ogni tre giorni – da qui alla sosta di campionato, la Fiorentina avrà giocato complessivamente 23 partite totali, più di ogni altro club in Italia – costringeranno a turnover forzati, ma forse non così radicali. Dovranno tutti imparare a cogliere l’attimo, come Kouamé. Sì, perché l’ivoriano che solo qualche settimana fa pareva ad un passo dall’addio, pure ieri, è stato tra i più pericolosi, forse l’unico a costruire qualche pericolo vero dalle parti di Silvestri, l’altro eroe di Udine, dopo Beto, al secondo gol consecutivo. Ad impegnarlo seriamente, di testa, è stato Lucas Martinez Quarta, il centrale argentino che sembra dare segnali di risveglio, dopo un avvio di stagione assolutamente complicato. Sono addirittura 9 i recuperi messi a segno, tre più di Igor, comunque propositivo, anche in fase offensiva. A sorridere, alla fine è stato Sottil sì, ma il padre. La sfida tra generazioni non l’ha vinta Riccardo, il figlio d’arte soltanto subentrato. Sperava di festeggiare il primo gol stagionale davanti agli occhi del genitore; invece, a fine gara è stato lui ad abbracciarlo, quasi per consolarlo. Decisivi sono stati i duelli: Deulofeu ha schiacciato Venuti, rubandogli di fatto il pallone dai piedi per poi lanciare a rete Beto, in pratica un attaccante aggiunto, mentre Makengo si è trasformato in un “mastino”, esempio calzante di aggressione esasperata sui portatori di palla viola. Gli errori dei viola, come al solito, sono stati pagati carissimo. Anche in pieno recupero, quando solo il fuorigioco al momento del passaggio di Udogie ha evitato un passivo più pesante. Italiano, alla fine, ha pure provato a mandare in campo tutta la sua corazzata offensiva, ma senza munizioni sarebbe stato complicato per chiunque. Adesso c’è da resettare tutto, da scrollarsi di dosso le tossine dello stop e da ricominciare a regalare divertimento, con leggerezza. Perché è così che sono state costruiti i presupposti delle partite migliori. Oggi, intanto, chiude il mercato: potrebbe esserci il tempo anche per un ultimo sprint. Con Zurkowski, a Empoli, rischia di finirci anche Terzic, ma a fare il percorso contrario potrebbe essere Fabiano Parisi, l’azzurrino che piace da tempo. C’è da capire se si riuscirà a concludere tutto in 24 ore o se questa diventerà la prima operazione in entrata del 2023.
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