Proteste
Jovic la spunta su Cabral
Sarà il serbo a partire là davanti nella prima di campionato con la Cremonese L’ex Real ha convinto nelle amichevoli. Il brasiliano per ora invece s’è smarrito
FIRENZE. Che sfida questa sfida. Jovic l’ha lanciata, perché è arrivato dopo, e Cabral che c’era l’ha raccolta, a tutto possibile vantaggio della Fiorentina: per il posto da centravanti, per chi si assume onere e soprattutto onori di mettere la firma sui gol che serviranno alla squadra viola per andare avanti in campionato e in Conference League (se i playoff contro il Twente di giovedì 18 e giovedì 25 avranno l’esito che tutti sperano), poi da gennaio anche in Coppa Italia.
Ne gioca uno e l’altro può solo accompagnarlo a partita in corso, e diversamente non si può nel 4-3-3 di Italiano, ma quello sarebbe il segnale di una Fiorentina in difficoltà che cerca di rimontare probabilmente un risultato negativo. Non importa: lo spazio non mancherà comunque per entrambi e la voglia di prevalere tornerà a vantaggio del tecnico viola che della competizione (sana) tra i singoli trae sempre spunto per schierare la formazione migliore.
Una sfida che inizia domani contro la Cremonese: a spuntare dal sottopassaggio ci si aspetta che sia Jovic. Il primo round è suo, salvo cambiamenti in queste ore verso il debutto, e si tratta(va) di una sensazione poi avallata da quello che è successo nelle amichevoli in Austria con deviazione finale in Spagna. Di base c’è che l’ex Real Madrid si è inserito bene in gruppo e quello che più conta ha subito dimostrato di avere confidenza con il gol, esattamente ciò che è spesso mancato lo scorso anno alla Fiorentina.
Va recuperato e riportato fisicamente e mentalmente ad essere l’attaccante che tre estati fa i “Blancos” avevano strappato a mezza Europa spendendo sessanta milioni di euro per portarlo via dall’Eintracht Francoforte, dove in una stagione Jovic aveva messo a segno 27 reti in 46 partite tra Bundesliga ed Europa League. Ventisette reti, va ribadito: che sono tante, tantissime per essere frutto del caso e non è possibile “dimenticare” come si fa. Difatti, al serbo è bastato ritrovare un ambiente che credesse in lui e le vecchie doti sono riapparse come d’incanto. Sì, certo, non basta un’amichevole di luglio o d’agosto per dare quelle certezze che invece vanno costruite su fondamenta molto più solide, però nemmeno è giusto far finta di niente: quattro gol al Real Vicenza, due alla Sanvitese, uno al Trento, uno al Betis Siviglia, dicono almeno che Jovic sa come farsi trovare pronto e puntuale all’appuntamento con gli assist dei compagni e questo della concretezza è lo spunto che più attira i favori di Italiano. Ecco perché domani toccherà a Luka Jovic.
Ma se così dovesse essere, sarebbe solo il primo atto di una sfida lunga mesi e partite che si susseguono. Arthur Cabral non è tipo che sta a guardare passivamente, men che mai è tipo arrendevole. Questa situazione l’ha messa subito in conto con l’arrivo di un collega/concorrente con nome e curriculum altisonanti, ma le sfide lo esaltano e non a caso al primo poker di gol di Jovic ha risposto con un altro poker di gol. Poi, però si è un po’ perso e magari inconsciamente ha deciso di aspettare le gare ufficiali, i tre punti, insomma quando le partite contano davvero per misurarsi nel testa a testa con il serbo.
Anche il brasiliano si era portato a Firenze una bella dote, rappresentata da ben diciannove gol segnati tra (metà) campionato svizzero e Conference League, ma entrare a far parte di un gruppo nuovo e soprattutto di un calcio nuovo a stagione in corso non è mai semplice.
Così, i primi cinque mesi di Cabral a Firenze non sono stati in linea con il rendimento a Basilea e i numeri personali si sono drasticamente abbassati (appena due gol in quattordici partite in Serie A) anche per il dentro-fuori nell’alternanza con Piatek, ma “quegli altri” numeri non si cancellano. Come per Jovic.
E si diceva della Conference League, la competizione vinta dalla Roma e che la Fiorentina vuole prendersi ai danni del Twente nel doppio confronto dei playoff: i cinque gol segnati (in sei partite) con i rossoblù elvetici un anno fa suggeriscono soprattutto una cosa. Che sia quello il palcoscenico che Italiano ha riservato a Cabral?
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