Il Tirreno

Firenze

Dodô ammicca all’Europa

Francesca Bandinelli
Dodô ammicca all’Europa

Il terzino brasiliano: «Qualifichiamoci in Conference e prendiamoci la Champions». Dopo aver studiato da Roberto Carlos e Cafù, adesso è pronto a trascinare la Viola

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FIRENZE. Lo dice subito, con quel sorriso che in un attimo contagia chiunque: «La Fiorentina può aprirmi molte porte: qui posso dimostrare il mio miglior calcio, sono convinto che per me sarà un anno importante». Dodô, il terzino acquistato dallo Shakhtar, ha solo voglia di cominciare. Non è ancora al top della condizione, ma non ha intenzione di tirarsi indietro. Italiano, racconta, lo sta aiutando sotto tutti i punti di vista: ovviamente tecnico, ma anche morale. «Mi sta dando fiducia ed è molto importante. Di lui mi aveva parlato anche De Zerbi: mi ha detto subito quanto fosse di spessore questa realtà. Con il mio vecchio allenatore ho lavorato solo sette mesi, ma è stato decisivo e poi sì, c’è una certa somiglianza con Italiano. Io titolare con la Cremonese? Ci sono, anche se non ancora al 100%. In allenamento, sto dando il massimo». La passione di Firenze per la sua squadra gliel’hanno raccontata subito Igor e Cabral, i primi che ha chiamato non appena saputo dell’interesse dei viola e anche per questo, oltre che per la storia, quella già scritta e quella che ancora attende di essere vissuta, non ha avuto dubbi. Dopo la fuga dall’Ucraina, ha continuato a pensare al campo, mettendo da una parte la tristezza per le ultime immagini di quella terra che lo aveva accolto come un figlio rimaste nei suoi occhi. «Ho fatto allenamenti specifici al Coritiba, la società da cui provengo e ho cercato così di mantenere il ritmo nelle gambe, anche se poi giocare è tutt’altra cosa. Ho sempre pensato a lavorare per farmi trovare pronto. C’erano anche altre offerte, ma Fiorentina ha fatto uno sforzo importante per prendermi, nonostante la situazione: è stata la scelta migliore, per me e per la mia famiglia». Non lo dice, ma l’allegria che trasuda davanti al microfono della sala stampa Righini, fa evidentemente pensare che ne sia valsa davvero la pena. Da piccolo ha preso ispirazione dai suoi connazionali, i fenomeni della fascia, Roberto Carlos e Cafù: adesso osserva da vicino altri “marziani” nel ruolo, «da Dani Alves a Carvajal passando per Alexander Arnold». Sa bene che la strada scalare l’Olimpo dei migliori nella sua posizione è questa e intende percorrerla adesso. A Firenze. «Un laterale può avere come punto di forza anche la capacità di attaccare gli spazi, oltre a difendere. Sono consapevole che il calcio italiano è questo, in campo internazionale ho incontrato Inter e Atalanta, il cui stile di gioco è molto intenso. In Serie A è importantissimo marcare l’avversario, me lo ha detto pure Roberto Carlos quando l’ho incrociato, affrontando il Real. Ecco perché sono certo che questa esperienza a Firenze sarà fondamentale per la mia carriera». Stringe in mano la sua maglia numero 2, indossata per la prima volta per la firma del contratto davanti ai tifosi, a Moena, insieme al dg Barone, e intanto freme aspettando l’inizio della stagione e soprattutto il play off di Conference League: «Vogliamo qualificarci alla prossima Conference e poi lottare per provare a raggiungere la prossima Champions. Non vedo l’ora di scendere in campo: so che domenica troveremo uno stadio praticamente pieno, con una tifoseria appassionata. Indipendentemente dal fatto che si giochi in casa o in trasferta, io voglio solo dare il meglio di me». Il ds Daniele Pradè, seduto al suo fianco, è soddisfatto: «Abbiamo preso il meglio che c’è sul mercato. È stata un’operazione lunga, che alla fine ha visto reciproca soddisfazione, nostra e dello Shakhtar». A differenza di altri club, infatti, la Fiorentina non ha sfruttato le deroghe Fifa per utilizzare un tesserato proveniente dal campionato ucraino gratis per un anno. 
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