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Calcio: l’intervista

«Fiorentina, Dodô vale doppio»: parla Nicolini, il braccio destro di Lucescu

Francesco Gensini

	Dodò, nuovo terzino della Fiorentina
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Dodò, nuovo terzino della Fiorentina

Il tecnico lo ha conosciuto allo Shakhtar e elogia le sue qualità: «È giovane e maturo. Sa fare gruppo, la sua forza è la famiglia»

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FIRENZE. «Fiorentina, con Dodô hai preso un campione». Garantisce Carlo Nicolini, bresciano, 52 anni, dal 2004 allo Shakhtar Donetsk salvo due brevi parentesi alla Zenit e alla Nazionale turca sempre al seguito di Mircea Lucescu, con cui ha iniziato a lavorare come preparatore atletico nel club ucraino fino a diventare vice direttore sportivo del club ucraino (è il braccio destro di Srna) passando anche per un ruolo nello staff tecnico. «Secondo me – prosegue – la Fiorentina ha fatto un ottimo acquisto, oserei direi eccellente considerando quanto ha speso per assicurarselo (14, 5 milioni di parte fissa+3, 5 di bonus, ndc) . Dodô vale di più, molto di più, e ci tengo a ricordare che solo sei mesi fa sono stati rifiutati oltre trenta milioni: c’era la fila di club interessati, col Bayern in cima».

Come lo descriverebbe?
«Dodô ha caratteristiche che pochi hanno e sono perfette per il calcio di questi tempi: spinge tantissimo sulla fascia, fa avanti e indietro per 90 minuti con qualità e fisicità che gli consentono di dribblare e mettere la palla dove va messa per consentire al finalizzatore di arrivare alla conclusione».
 

Tatticamente come si inquadra?
«Partendo da dietro diventa devastante, perché l’avversario diretto non tiene i suoi ritmi e così riesce a creare superiorità numerica in attacco. Ed è poi la forza difensiva di Dodô: come difensore non è insuperabile se staziona davanti alla propria area, ma è fenomenale a difendere “aggredendo” chi sta davanti a lui e portandolo fuori dalla zona di competenza».
A proposito di esterni alti: sarebbe adatto per essere impiegato anche nel tridente?
«Uno come Dodô sa fare tutto, ma è davvero imprendibile quando abbina corsa e tecnica in campo aperto. Giocando avanzato, rischierebbe di avere una marcatura stretta che lo potrebbe inibire».

Come se lo immagina nella Fiorentina?
«Perfettamente adatto al gioco di Italiano, che per quello che ho visto lo scorso anno predilige il controllo, il pressing, il possesso. Esattamente il modo di giocare di Dodô. Che alla squadra viola garantisce un’ulteriore dote fondamentale».

Quale?
«La mentalità. Costruita vincendo campionati in Ucraina e frequentando la Champions con assiduità sotto la guida di allenatori come Fonseca, Castro e De Zerbi. Ha la competizione nel sangue ed è molto sicuro dei propri mezzi: tenta giocate che altri nemmeno penserebbero».

E Dodô tolti maglietta, pantaloncini e scarpette da calcio?

«Giovanissimo, ma maturo e responsabile. È allegro e solare, tratti del carattere che appartengono al suo dna, però è un professionista esemplare che si allena al 100 per cento ed entra subito nello spirito di gruppo. Un valore aggiunto per lo spogliatoio. Poi, ha un nucleo familiare fortissimo e unitissimo con cui si sostiene a vicenda».

Che cosa ne pensa della Fiorentina?
«La seguo da italiano e appassionato di…Italiano: il gruppo mi sembra buono, senza fuoriclasse né gregari, ma con tantissimi elementi di ottimo livello e queste sono le componenti per fare bene. L’obiettivo penso che sarà confermare le vittorie, con step in più se sarà eliminata l’altalena tra vittoria e sconfitte anche grazie alla mentalità trasmessa da chi va in campo sempre per vincere, domenica-giovedì-domenica. Come Dodô».

L’ingresso in Conference League per i viola con ogni probabilità passerà dal Twente.
«Sfida non semplice, ma nemmeno difficile. Le formazioni olandesi giocano un calcio aperto, fisico, tecnico, e il Twente non ha le qualità che ha la Fiorentina. Nelle due settimane di ritiro a Rotterdam abbiamo disputato tre amichevoli contando su una squadra composta solo da giovanissimi ucraini, eppure abbiamo pareggiato con Fortuna e Utrecht, che sono al livello del Twente, e perso 3-1 con l’Ajax, ma eravamo 1-1 all’84’».

Ha sentito Dodô dopo la firma con la Fiorentina?
«L’ho sentito durante la trattativa: lo seguirò con l’affetto che riservo a tutti i nostri brasiliani che sono passati da qui e poi si sono affermati altrove». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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