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Arte e pallone

Antonio e l’omaggio a Commisso: il ritratto su una saracinesca a Bagno Ripoli. “Il prossimo? Speriamo Jovic”

Francesca Bandinelli

	La saracinesca del Bar Gianni è dedicata al presidente Rocco Commisso
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La saracinesca del Bar Gianni è dedicata al presidente Rocco Commisso

Morozzi racconta la sua fede viola: «La passione per la Fiorentina me l’ha trasmessa il babbo e il presidente me lo ricorda»

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FIRENZE. È nato a Livorno e tra le strade attorno al mare ha dipinto oltre 150 saracinesche. C’è un percorso dedicato ai personaggi più significativi della città, da Dedo Modigliani a Giorgio Caproni fino a Pietro Mascagni, ma anche alle donne, vedi Frida Kahlo, e alle rockstar. «I miei dipinti sono tra la gente, per la gente. Il mio colore serve a far rivivere anche l’angolo più grigio». L’ultima produzione di Antonio Morozzi però è diversa, perché coniuga il cuore, l’affetto che lo lega al ricordo del padre, fiorentino di Coverciano, e la fede sportiva: di tifare Viola, lui, non ha mai smesso. E così, quando l’amico Gianni, proprietario dell’omonimo bar, in via Roma 292, gli ha prospettato l’idea di far esplodere la sua arte vicino a Bagno a Ripoli, poco lontano da dove sta nascendo il Viola Park, il futuristico centro sportivo che si sta trasformando sempre di più in un segno distintivo per il club anche fuori dall’Italia, non ci ha pensato due volte. Ha preso il colore, soprattutto il viola, e ha ritratto l’immagine di Commisso, il suo presidente “Rocco & Roll”. Quando tornerà in Italia, verosimilmente a ridosso della gara contro la Cremonese, magari andrà a vederlo e allora sì, Antonio sogna solo di abbracciarlo. «Perché in lui rivedo un po’ il mio babbo: sudore nel lavoro e passione per quello che fa, anche con la Fiorentina».
 

Antonio Morozzi, come nasce questa sua arte di strada?
«Io sono uno scenografo, l’arte è un po’ un punto di riferimento. Solo che io amo metterla in strada. A Livorno, per esempio, ho restituito a nuova vita le saracinesche del Borgo Cappuccini, un quartiere tra il porto e il centro. C’è un vero e proprio percorso: gli aforismi usati sono stati scelti dai proprietari ed è stato bello veder crescere tali nuovi volti ad altezza uomo, perché è questa la funzione che speravo di dare. Restituire qualcosa alla gente».
 

E la passione per la Fiorentina dove nasce?
«Da mio padre. Da piccolo sentivo sempre il 45 giri con l’inno di Narciso Parigi: ce l’ho nel sangue e oggi, a distanza di anni, questi ricordi si sono fatti più vivi che mai. È stato come avvicinarmi nuovamente a lui, ad una passione che mi sono ritrovato trasmesso nel Dna, quasi come qualcosa di genetico. Ho pensato di ritrarre il presidente Commisso perché questa sua passione viscerale mi ricordava quella che ho vissuto io. Gianni, il proprietario del fondo, mi ha raccontato tanti aneddoti della storia del tifo fiorentino ed io mi ci sono tuffato a capo fitto. In meno di due giorni era tutto pronto. È stato “svelato” il primo agosto e da allora tutti lo osservano divertiti. E sapete quando mi sono emozionato? Quando mi ha detto che andrò in curva con lui. Questa squadra che sta nascendo, per altro, mi piace davvero».
 

Cosa vorrebbe dire al presidente Commisso?
«Vorrei soltanto ringraziarlo. Col sacrificio ha trasformato il suo sogno americano in qualcosa di importantissimo e personalmente sento riconoscenza nei suoi confronti: è vero, dobbiamo qualificarci al tabellone principale della Conference vincendo il play off, ma oggi stiamo parlando di questo, del ritorno in campo internazionale della Fiorentina. Mi piacerebbe abbracciarlo: lo sento come un padre».
 

Ma questa idea come è nata?
«Il presidente aveva promesso di riportarci in Europa: così è stato. E qui abbiamo voluto tutti omaggiarlo così».
 

Le piace la squadra che sta nascendo?
«Sì, ci siamo rafforzati e adesso siamo pronti per tuffarci in questa nuova avventura in campo internazionale».
 

Chi spera di ritrarre in una sua prossima opera fiorentina?
«Mi auguro che Luka Jovic, ma non mi dispiace l’allegria di Nico Gonzalez o la dedizione di capitan Biraghi, uno che è stato anche “bistrattato”. E poi c’è Venuti, un fiorentino nell’anima e nel cuore: questo è un bel gruppo e in plancia di comando c’è un guerriero, Vincenzo Italiano. Lo spogliatoio è tra i punti di forza che si percepisce, dall’esterno, in questa Fiorentina».
 

Come vive la sua passione viola a Livorno?
«Bene, la manifesto ogni volta che posso (ride, ndr). Faccio parte del corteo storico e, tra i ruoli interpretato, c’è stato anche quello di Francesco I: anche con questi panni ho cantato in giro l’inno viola».
 

Il fatto di essere a contatto, sempre, con la gente cosa ha significato per lei?
«Come dice Troisi ne “Il Postino”, la poesia non è di chi la scrive, ma di chi se ne serve. E così la street art che mi porta in giro: non è mia, ma di chi l’ammira. Restituisco a nuova vita qualcosa che a primo sguardo può sembrare spento. A Livorno, vicino al bar degli ultras, c’è anche l’immagine di Pierpaolo Morosini».
È tutta questione d’amore, Antonio Morozzi lo sa meglio di tutti. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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