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Gollini, scommessa Fiorentina: «Ce la giocheremo fino in fondo»

di Francesco Gensini
Gollini, scommessa Fiorentina: «Ce la giocheremo fino in fondo»

Il portiere non ci gira intorno: «In Conference la brutta figura è dietro l’angolo Dovremo prendere ogni gara nel modo giusto: così ci toglieremo soddisfazioni»

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Tutto nuovo seppur familiare, perché il ragazzino Pierluigi di dodici anni fa non ha più niente a che vedere col professionista e ormai esperto portiere Gollini di oggi. Seppur differente, la seconda volta di Fiorentina per lui è all’insegna dell’entusiasmo verso nuovi orizzonti e nuovi traguardi. «Stiamo lavorando tanto e bene – ha detto Gollini in un’intervista al sito del club viola – per essere pronti per l’inizio del campionato, anche se adesso la preparazione è indirizzata alle amichevoli che rimangono da giocare (oggi contro la Nazionale del Qatar a Salisburgo e sabato a Siviglia contro il Betis, ndc) prima della fine del secondo ritiro. La cosa positiva di queste settimane è che ci permette di stare insieme tra di noi e il mio inserimento è stato automatico, molto veloce, spontaneo e coinvolgente. Siamo un bel gruppo davvero. I giorni che trascorriamo ci servono per socializzare e conoscerci meglio: sul campo invece serve tutto per recepire e riproporre i concetti di gioco che vuole Italiano. A proposito di ritiro: a Moena sono rimasto impressionato dalla “invasione” di tifosi e di maglie viola».

Gollini è determinato e convinto, sicuro ma non sfrontato: e c’è un motivo. «Una parte del carattere credo sia innata, una parte si compone con le esperienze che facciamo nella vita. Per natura, ho un temperamento abbastanza forte, poi andare via di casa a quindici anni, stare da solo a sedici in un paese che non è il tuo, ti forma. È stato un periodo molto difficile, però cambiare abitudini e modo di vivere ti insegna tanto. Per me ragazzo è stato quasi uno shock ritrovarsi in Inghilterra dove hanno usi e costumi per noi inusuali, ma poi diventano parte integrante del quotidiano e si acquistano tante conoscenze frequentando coetanei provenienti da tutte le parti del mondo. A diciotto anni avevo un bagaglio culturale che un giovane che rimane in famiglia in Italia non può avere. È stata un’opportunità e l’ho sfruttata per crescere grazie al mio carattere». Si torna… in Austria e a quel che resta del ritiro. Che non è poco. «Voglio finirlo cercando di fare il massimo quando mi verrà data l’opportunità di giocare. Ma al massimo della condizione fisica e della fiducia nei nostri mezzi vogliamo arrivare come squadra la settimana prossima: le due amichevoli ci serviranno per proiettarci a quello che sarà subito dopo per essere davvero pronti per l’inizio ufficiale».

Prima dell’immancabile focus sugli obiettivi stagionali, un passaggio sul sorteggio di ieri: l’urna di Nyon ha messo gli olandesi del Twente o i serbi del Cukaricki sulla strada che può portare la Fiorentina in Europa. «La Conference League l’ho disputata lo scorso anno con il Tottenham ed è una competizione da non da sottovalutare: ti può dare tanto, ma ti può anche togliere tanto contro avversari sulla carta inferiori che vengono a Firenze a giocare la partita della vita contro una squadra importante e se non sei al loro stesso livello d’intensità mentale, la brutta figura è dietro l’angolo. Tutto deve essere preso nella giusta maniera: così ci potremmo togliere belle soddisfazioni». Gli obiettivi, si diceva. «La società ha fatto un mercato importante e ha dimostrato di avere grande fiducia nel gruppo e nello staff tecnico: tra di noi ci diciamo di cercare di fare meglio dello scorso anno, quando comunque la Fiorentina ha disputato un grande campionato, e riuscire a migliorarlo sarebbe una vittoria. Nel calcio bisogna essere comunque ambiziosi e in campo si scende sempre per vincere. È questione di mentalità: affrontare tutti per giocarsela e andare in fondo, in Conference League, in Coppa Italia, in campionato. Poi, sarà quel che sarà».  

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