Sicurezza
Firenze è tornata a sognare: «Ora prendiamoci l’Europa»
Bagno di folla nel ritiro estivo della Fiorentina: la tifoseria è già in trasferta. L’ambizione di alzare l’asticella è fortissima e tutti confidano in Italiano
MOENA. Qui, è viola ovunque. Al centro Benatti, il campo dove Vincenzo Italiano sta facendo le prove tecniche per l’Europa, è una macchia d’un unico colore, intervallato da un po’ di bianco, come la seconda maglia, e dal rosso, come il giglio simbolo della città. Sì, Firenze si è spostata sulle Dolomiti. Cammini per strada e la parlata è quella che ti fa voltare per strada per le vie attorno al Franchi, perché il “E ora chi si compra” è sempre il tormentone estivo più gettonato. Anche se il mercato, quello fatto fin qui, piace eccome. Sono già tanti quelli che si sono abbonati, oltre 15 mila, ma nuovi record sono pronti per essere tagliati. Il sogno delle 30 mila sottoscrizioni, ora che la vendita libera non è ancora cominciata, non è poi così lontano.
L’appuntamento al campo è già alle 10 del mattino. Un po’ perché ci sono i giochi al Village, con tanto di animazione e spazio per colorare l’immagine di “Lorenzo”, il leone-mascotte tanto amato dai più piccini, e poi perché per l’ingresso in campo dei calciatori la cornice attorno deve essere la migliore. È così che scattano i primi applausi, seguiti a ruota da incoraggiamenti personalizzati, modo perfetto per garantire a ciascuno il pieno di autostima. C’è il chioschetto in legno dove prendere il caffè, mangiare uno spuntino e, attraverso la rete, stabilire quella connessione perenne con la maglia viola. Qui non conta l’età, fa testo solo la passione. Brigitte e Alberto Angelini arrivano da Zolder, «tre chilometri più in là del circuito di Zolder, quello dove ha perso la vita Gilles Villeneuve». Hanno girato l’Italia e l’Europa, al seguito della squadra, ai tempi di Ranieri, di Trapattoni e pure adesso, con Italiano. «Abbiamo dovuto rinunciare solo la passata estate, a causa del Covid». In questi giorni, hanno conosciuto da vicino Amrabat: «Abbiamo parlato in fiammingo – ci dice Brigitte –, qualche giorno dopo ci ha pure riconosciuto (sorride, ndr) . Speriamo di fare subito bene anche coi nuovi, così noi, dal Belgio, possiamo tenere alto l’onore viola. Siamo circondati di juventini, interisti e milanisti: noi invece tifiamo Fiorentina». È una rivendicazione, un po’ vanto e un po’ orgoglio. Sonia Romano è con il marito, Maurizio Di Benedetto: arrivano da Bologna. «Si respira un clima di grande festa – ci dice -. Qui è tutto a misura di bambino, con le varie attività e i giochi allestiti. Come vedo la squadra? Si devono impegnare, ma credo che sognare non sia così difficile». Già, i sogni. È un po’ la parola più ricorrente: si aspetta con trepidazione l’inizio della stagione, per toccare con mano quello che sta nascendo. E così, se il bimbo piccolo con la maglietta viola prova già a fare lo Jovic di turno nel tentativo di colpire lo spazio con più valore del “tiro a segno” c’è chi come Roberto Galli è entusiasta per l’imminente arrivo di Dodô. «Siamo quasi al completo e i presupposti sono davvero buoni. Jovic promette bene e pure Cabral non scherza, toccherà a loro cancellare il peso offensivo che aveva il signore che c’era prima (Vlahovic, ndr) . L’Europa? Intanto facciamo in modo di superare il play off, che vogliamo tutti uscire dai nostri confini. Ho già fatto l’abbonamento, sempre Curva Fiesole: credo di essere stato tra i primi dieci». Per la sessione di autografi di Igor, Jucilene Da Rocha è rimasta in fila sotto il sole per diverso tempo. «È brasiliano come me, gliel’ho detto. E ora che arriverà anche Dodô ce ne sarà uno in più: il mondo sarà dei miei connazionali (ride, ndr)». Vive a Torino da quando si è trasferita in Italia, ma non ha mai avuto dubbi sulla fede sportiva da abbracciare. «Credo possa essere l’anno giusto per pensare in grande – continua Jucilene -, il calcio è bello anche per questo». Cristina Golini, da Firenze, si è trasferita ormai da diversi anni a Marina di Cecina, eppure la domenica è sempre al Franchi. «Ho rifatto l’abbonamento in tribuna, non avrebbe potuto essere altrimenti – ci racconta sorridente –. Questa è una squadra che ci potrà dare soddisfazioni, anche se credo manchi ancora l’ultimo tassello, un giocatore alla Luis Alberto o alla Giovani Lo Celso, per capirsi, uno da ultimo passaggio, che è un po’ quello che ancora manca. Jovic? Sì che mi piace. Non si finisce al Real Madrid, pagato quella pioggia di milioni, per caso. Nei “blancos” aveva davanti un “mostro sacro” del calibro di Benzema, non ha fatto la panchina ad un perfetto sconosciuto. E poi ha avuto modo di lavorare con un allenatore incredibile come Carlo Ancelotti: sì, sono proprio contenta di averlo qui». A stupirla, però, sono stati altri due: «Amrabat ci mette una intensità pazzesca. E poi, scommetto su Ikoné, sono convinta potrà fare bene. Italiano? Ha recuperato elementi che parevano ai margini rendendoli funzionali. Spero però di non rivedere la squadra perdere troppe volte con tanti gol di scarto». Daniele Rossi è arrivato a Moena con suo figlio Renzo e con la mascotte, il piccolo Gigio e punta su Milenkovic: «Secondo me può restare. Perché dovrebbe andare in una big rischiando di fare la panchina? ». Lino Baioni arriva da vicino Ravenna, fa parte del Viola Club Romagna “Marco Briganti” e pure lui punta su Cabral: «Jovic piace, ma non dimentico l’attaccante brasiliano. E comunque, io sono convinto che tra i migliori acquisti ci sia Dodô. L’ho seguito quando giocava nello Shakhtar e secondo me potrà fare la differenza». Paolo Terradura, invece, è il presidente del club Etrusco. È venuto pure lui a respirare questo clima di festa: «Nel fine settimana ci sarà una vera e propria invasione. Già adesso, c’è almeno il triplo di persone rispetto ad un anno fa ed è davvero bello. Ci aspetta un agosto di fuoco, con tante partite ravvicinate in cui non si potrà sbagliare niente, ma io ci credo». Stefano Bernardini, da Livorno, ammicca: «Mi piace l’allenatore: mette tutti in riga. Cosa posso di re di più, solo forza viola». Leonardo Chenet, tra poco, proseguirà la sua vacanza in famiglia: «Prima, però, volevamo essere qui». Sì, Moena è sempre più viola. l
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