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Gollorius, il portiere rapper è già il tormentone dei tifosi

Francesca Bandinelli
Gollorius, il portiere rapper è già il tormentone dei tifosi

Gollini, il cantante fra i pali è diventato un nuovo idolo della curva viola. Le sue canzoni raccontano la storia di un bambino arrivato a sfidare i campioni

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FIRENZE. Il suo sogno, quello di «sfidare i campioni», lo ha messo in musica, l’altra sua grande passione. Perché Gollini sul campo para i rigori (anche a Cristiano Ronaldo, quando il portoghese vestiva la maglia della Juventus) e fuori tocca le corde dell’anima, a ritmo di rap, nei panni di Gollorius. Gli sono bastati pochi giorni coi suoi nuovi compagni per fare gruppo e individuare intanto la colonna sonora giusta per identificare il ritiro. Lo dice subito: mettere d’accordo i gusti musicali dello spogliatoio è complicatissimo, ma Phil Collins potrebbe fare al caso giusto. «In The Air Tonight si ispira a qualcosa di bello nell’aria ed è esattamente quello che sta succedendo qui». È anche così che Gollorius ha conquistato i suoi nuovi tifosi, con i video che ultimamente risultato tra i più visualizzati su You Tube. “Rapper con i guanti”, uno dei primi successi è stato visto più di un milione di volte: adesso, a scalare la vetta c’è “Champions Dream”, che poi è lo stesso sogno della città di Firenze, il ritorno nell’Europa che conta. Ha girato il video con la partecipazione di Vegas Jones, uno dei principali interpreti di trap e hip hop salendo pure sul tetto del Tottenham Stadium: le sue radici le ha cantate pure lì, in uno dei templi del calcio inglese (per quanto nuovo di zecca) . «Rientravo nel convitto ed il cuore mi usciva dal petto» canta: erano gli anni di Firenze quelli, giusto prima di volare per la prima volta oltre Manica e cominciare così la sua scalata verso la vetta. È a Manchester che si è avvicinato per la prima volta al mondo del rap, che si è lasciato catturare dalla musica, seguendo dal vivo Drake, Whiz Khalifa e tanti altri.
Gollorius è nato proprio così, salvo poi diventare qualcosa di più, una sorta di alter ego con cui alternare l’uso dei guantoni e degli scarpini. «Avevo bisogno di qualcosa di stimolante al massimo -ha ripetuto anche ieri salutando dal palco del Viola Village i tifosi presenti -, in qualche modo speciale sotto il profilo sentimentale. A Firenze ho vissuto una parentesi importantissima da ragazzino, perché tutto è iniziato con addosso questa maglia. Senza quello, oggi non sarei qui. Ringrazio i nostri sostenitori, voglio ripagarli sul campo». Poi fu Sir Alex Ferguson, con i suoi emissari, a convincerlo ad emigrare in Inghilterra (facendo andare su tutte le furie Pantaleo Corvino, il ds di allora che gridò letteralmente al “ratto”).
Gollini non si è mai distratto, mettendo il lavoro davanti a tutto. Lo ha pure cantato: «Da bambino sognavo questo: sudore e lacrime sul campo. La mia fatica e il mio successo. Fra, devi credere in te stesso». Più che una strofa, quasi un testamento da lasciare in eredità a tutti quei ragazzini che, anche a Moena, lo rincorrono per un selfie o un autografo. Perché sì, come ha sempre detto qualcuno “se puoi sognarlo, puoi farlo”. Gollorius la sua storia l’ha solo messa in note.
Ha sempre vestito la maglia 95, come il numero che ha appeso sulla catena che porta al collo, e tra le (poche) distrazioni che si concede c’è quella del basket. Quella per l’NBA è una vera e propria passione, così come i video giochi con cui inganna il tempo e che si scoprono nella sua galleria Instagram. Dietro il rapper e il campione, però, c’è soprattutto un giovane dal cuore d’oro. Quando con la Nazionale è andato a salutare i bimbi ricoverati all’Ospedale Bambino Gesù di Roma, ha aperto il suo cuore come un libro: «Ero convinto di essere io a dovervi “dare” qualcosa - ha scritto in un post -. Ore dopo ho realizzato che siete stati voi a regalarmi sorrisi ed emozioni che non avevo mai né visto né provato. Grazie». Adesso, tocca a lui accendere di passione Firenze. Il posto del cuore dove ha scelto di tornare. 

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