La manifestazione
Una Viola trasformista: le idee di Italiano
Italiano insisterà sempre sul 4-3-3, ma occhio al centrocampo a due Amrabat e Mandragora insieme offrono un’opportunità in più
FIRENZE. Giusto per sgombrare il campo da possibili “equivoci”: la Fiorentina 2022-23 sarà sempre e comunque nel segno del 4-3-3, che quando si dice marchio di fabbrica di più è impossibile se l’allenatore è Vincenzo Italiano. E non a caso il primo allenamento ieri a Moena (nel primo giorno di ritiro) ha avuto nel modulo tanto caro al tecnico siciliano il comune denominatore, sempre in scia a quanto era stato a Coverciano in precedenza. Ma questa stagione potrebbe rappresentare un piccolo, grande punto di svolta a livello tattico. Gli indizi ci sono tutti. È l’agenda delle “cose da fare” a suggerirlo. Agenda che ovviamente è partita e si svilupperà per gran parte nell’applicazione del 4-3-3, in un promemoria attivo per chi già c’era lo scorso anno e quindi questo sistema conosce bene, e in un corso accelerato per i nuovi che dovranno imparare bene e alla svelta i meccanismi necessari per metterlo in pratica. Viene facile pensare a Dodô al posto di Odriozola, a Mandragora in alternativa ad Amrabat nel ruolo di regista o impiegato da mezzala, a Jovic attaccante di riferimento, così da comporre la formazione senza alcun tipo di stravolgimento, men che meno tattico: difatti, le due settimane in Val di Fassa serviranno soprattutto a questo e l’arrivo dell’esterno brasiliano darà il via libera definitivo al restyling. Gli uomini scelti sono più o meno questi, i movimenti sono quelli: difficile immaginare la Fiorentina con una fisionomia differente da quella vista per tutta la scorsa stagione senza soluzione di continuità tra un mese (e tre giorni) al debutto in campionato contro la Cremonese.
Ma la scelta di sostituire Torreira con Amrabat e l’arrivo di Mandragora introducono l’elemento che può rappresentare la vera novità nello schieramento e nel gioco viola, e le parole di Pradè nella conferenza stampa per aprire ufficialmente il mercato ne sono state la conferma. Mandragora può giocare da regista, da mezzala e anche in un centrocampo “a due”: in soldoni e in estrema sintesi questo ha detto il direttore sportivo della Fiorentina illustrando la scelta di puntare sull’ex Torino, dopo aver sottolineato che condivisa con Italiano è stata quella di dare la responsabilità della regìa al Nazionale marocchino. Ed ecco qui la novità possibile, probabile, annunciata: centrocampo a due. Cioè Amrabat e Mandragora insieme. Non nel 4-3-3, bensì nel 4-2-3-1. Insieme come schermo a protezione della difesa (e l’ex Verona in quella posizione ha dato il meglio di sé all’Hellas con Veloso) , come muro in fase di interdizione, ma poi doppia risorsa per far ripartire l’azione viola una volta recuperato il pallone. Un accorgimento tanto semplice quanto teoricamente produttivo, perché a poco prezzo e senza stravolgere ciò che la squadra conosce bene. Si tratta di far muovere in sincrono i due centrocampisti centrali (appunto Amrabat e Mandragora) con il trequartista alle spalle della punta e il gioco è fatto: dal 4-3-3 al 4-2-3-1 se serve e quando serve, durante la partita o contro un avversario particolare che merita di essere affrontato in quella maniera. Italiano ci lavorerà sopra, sicuro. Ha gli elementi adesso per farlo, anzi li avrà ancora più nello specifico con l’arrivo dell’altro rinforzo per il centrocampo che naturalmente sarà un calciatore in grado di garantire la copertura di un paio di posizioni: da mezzala e da trequartista. Insomma, la difesa a quattro rimane un caposaldo intoccabile, ma dai mediani in avanti sarà una Fiorentina capace di cambiare e di inventare, pratica e frizzante, camaleontica e ricca di fantasia. Tra campionato e Conference League (superati i playoff del 18 e 25 agosto dove invece serviranno solo certezze) e poi da gennaio la Coppa Italia, le occasioni non mancheranno e una squadra trasformista può essere l’arma in più per una stagione da protagonisti.
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