Firenze, alla Manifattura 39 nuovi alloggi: affitti con lo sconto per 12 anni
Dopo si passa al libero mercato, ma gli inquilini previsti riscatti vantaggiosi
FIRENZE. La Manifattura come i Lupi. Cambia il quartiere, non cambia il metodo. E così l’operazione simbolo dell’era Nardella - quel pezzo di città industriale trasformato in quartiere creativo, internazionale, un po’ complesso coll a due passi dal Central park fiorentino e un periferia che s’è rifatta il look - trova oggi una sua declinazione sociale sotto la regia di Sara Funaro. Alla Manifattura Tabacchi sorgeranno 39 alloggi di social housing entro l’estate 2027. Ventisette trilocali e dodici bilocali, sette piani firmati Piuarch, 2.657 metri quadrati dedicati alla locazione a canone convenzionato. Investimento complessivo: 9 milioni di euro, di cui 8 provenienti dal Fondo Piani Urbani Integrati, veicolo Pnrr gestito da Equiter. La scena è quella delle grandi occasioni: Auditorium della Fondazione Cr Firenze, istituzioni schierate, Regione, Comune, Cassa depositi e prestiti Real asset, Investire Sgr, Equiter. Un plastico di partenariato pubblico-privato con le iniziali maiuscole.
L’affitto sarà quello previsto dagli accordi territoriali, scontato del 20% per i primi dodici anni. Poi, dal tredicesimo, il ritorno al mercato libero. Con possibilità – ancora da definire – di riscatto vantaggioso – è la promessa - per gli inquilini. Housing sociale a tempo determinato, insomma. Il progetto è promosso da Manifattura Tabacchi Spa, joint venture tra Aermont Capital e Cdp Real asset Sgr. Una volta completato, l’edificio sarà acquistato dal Fondo Housing Toscano gestito da Investire Sgr (gruppo Banca Finnat), con principale investitore Cdp Real asset e il sostegno della Fondazione CR Firenze e della Regione Toscana.
Gli stessi nomi, questi ultimi, che orbitano attorno ai Lupi di Toscana. Stessa grammatica finanziaria. Stesso schema: il pubblico detta le condizioni, il privato mette capitale e struttura. «Diamo risposte ai nostri cittadini con politiche abitative sostenibili», ha detto Funaro. Eugenio Giani parla di «nuovo modo di dare offerta abitativa, evitando la pura legge di mercato». Il copione è quello di un equilibrio tra attrattività e inclusione.
La Manifattura è stata una delle operazioni-simbolo dell’era Nardella: 110 mila metri quadrati di ex fabbrica trasformati in quartiere contemporaneo, con Polimoda, studentati internazionali, medical center, spazi direzionali. Un pezzo di città laboratorio. Oggi Funaro eredita quella macchina e la innesta nel suo racconto sociale. Ma mentre i rendering promettono inclusione, i comitati sollevano dubbi: affidare pezzi di welfare abitativo a fondi privati non è un rischio? La casa non dovrebbe restare dominio esclusivo del pubblico?
La risposta è compatta. Funaro e Giani fanno scudo al privato. La sindaca ricorda che Cdp, cioè lo Stato, è «il principale investitore nel social housing» e partner autorevole. Giani parla di «circuito virtuoso» tra Regione, Cdp e fondazioni. A fare da garante c’è la Fondazione CR Firenze, che rivendica il partenariato come leva di coesione. Maria Oliva Scaramuzzi parla di «strumento concreto per contrastare le disuguaglianze». È la versione filantropica della finanza urbana.
I privati, dal canto loro, restano sobri. Giovanni Manfredi, ad di Manifattura, parla di «valore condiviso». Livio Cassoli di Cdp sottolinea l’attenzione ai territori. Paolo Boleso di Investire Sgr ricorda i 1.200 alloggi già realizzati in Toscana. Tutto misurato, nessun eccesso. La sostanza però è politica. Firenze, come molte città italiane, non ha più la forza finanziaria per costruire direttamente migliaia di case popolari. Il bilancio non regge. Il Pnrr ha offerto l’occasione. I fondi immobiliari sono diventati l’ingranaggio necessario.
Il risultato è un modello ibrido: pubblico nella regia, privato nell’attuazione, fondazioni come collante. Housing sociale sì, ma con una scadenza. Inclusione, ma sostenibile. Manifattura e Lupi di Toscana diventano così due facce della stessa strategia. La città si rigenera attraverso capitali istituzionali, fondi, advisory, veicoli finanziari.
Firenze cambia pelle tra tramvie e studentati, tra social housing e investitori globali. Il pubblico detta le regole, il privato fa i conti. E in mezzo, la Fondazione, che benedice e garantisce. È il nuovo urbanesimo toscano: meno ideologia, più ingegneria finanziaria. Con la promessa che l’inclusione non sia solo un capitolo del business plan.
