Il dolore
Firenze, Renzi l’equilibrista guarda al centro virando a destra
L’ex rottamatore inaugura la Leopolda 13 con Piantedosi che attacca la Cgil. E oggi arrivano Crosetto e Valditara. Matteo balla sulle alleanze e prova a spostare i confini della sua stazione di valori (e consensi). A sinistra è tutto occupato, c’è troppa Gaza, e allora per uscire dal 2 virgola qualcosa si cercano altre strade, anche mai battute
FIRENZE La chiamano "LeopolDance" e il gioco di parole dice già tutto: qui la politica balla. Non soltanto perché, dalle 22 in poi, il palco diventa pista con luci stroboscopiche e dj-set, ma perché Matteo Renzi ha deciso di far danzare le sue alleanze, di cambiare ritmo, di scartare fra le linee, scavallare il confine dei valori, di provarci ancora una volta insomma. Non più il renzismo che rottama il vecchio Pd, non più la convention dei riformisti in grisaglia. Adesso si prova ad accennare un lento con i moderati di governo, si improvvisa una samba con i ministri meloniani. E il messaggio è chiaro: se il centro esiste come esiste il santo graal, lui vuole reinventarlo a tempo di musica.
La tredicesima Leopolda comincia con una scelta simbolica: il primo ospite è il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Applaudito, omaggiato, accolto con il tono deferente riservato a un alleato possibile. L’ex rottamatore, camicia bianca d’ordinanza nella vecchia stazione, lo accompagna financo sul palco, a braccetto. Matteo non guarda più a sinistra - lì l’aria è irrespirabile, troppo Gaza, troppe piazze - ma al campo avverso. Forza Italia viva, l’ha chiamata qualcuno, e l’applauso al titolare del Viminale sembra la didascalia.Renzi, dal canto suo, inaugura con un po’ di benaltrismo: «Parliamo di Gaza, giustamente. Ma nessuno parla del Donbass. Parliamo della Palestina, ma dimentichiamo i rohingya in Birmania».
È il repertorio del distinguo, l’arte di spostare lo sguardo altrove. Par di vedere certi equilibristi da tastiera diventati negli anni maschere del qualunquista su Facebook. Ma no, è una maniera di dire: non fatevi incantare dall’onda emotiva, guardate più in là. Il problema è che quel "più in là" coincide con il terreno dove spera di pescare voti: tra gli italiani insofferenti verso Gaza, infastiditi dagli scioperi, quelli orgogliosi per la mascella turgida e volitiva del governo forte con i deboli e debole con i forti.
Piantedosi non resta indietro: alla Leopolda si concede come paladino del garantismo, con un paradosso. «Un sindaco difficilmente riesce a fare un mandato senza un avviso di garanzia», osserva. Peccato che lo stesso governo, fuori da qui, abbia negato un aereo agli attivisti della Flotilla fermati in Israele con una violazione del diritto internazionale grande così, mentre lo ha messo a disposizione per Chico Forti e per al-Masri, un assassino e un torturatore. La musica cambia a seconda della sala in cui si suona. E ancora: la Cgil? Per Piantedosi non è un sindacato, ma un centro sociale che lancia appelli alla rivolta.
La piazza per Gaza? Non è un problema di diritti, ma la prova che «il governo lavora bene». Il pubblico, intanto, è quello di sempre. Poi facce note, fedelissimi. Maria Elena Boschi, Francesco Bonifazi, Stefania Saccardi. E la nuova stella renziana, Benedetta Frucci: organizzatrice di Leopolde, volto tv. Sul palco, il titolo è "Vivaio Italia", intorno tribune piene di ragazzi, a suggerire l’idea di un futuro che cresce. Ma fuori dalla stazione, c’è il presente al 2 virgola qualcosa. Eppure certi giornali gli dedicano ancora aperture di homepage, dirette live manco fosse la Fiore che gioca.
La vera ospite arriva oggi: Silvia Salis, sindaca di Genova, che il senatore vorrebbe premier per liberarci da Giorgia Meloni. "Come i comuni salveranno l’Italia", è il titolo del suo panel. Lei che aveva salutato la Flotilla a Genova, ora applaudita qui, in un tempio che flirta con la destra sovranista (arrivano pure Crosetto e Valditara).
Chissà se gradirà l’esperimento. Alle 22, come promesso, la Leopolda cambia pelle. Via tavoli e cartelline, spazio ai beat. Il talk si scioglie in discoteca, il congresso diventa clubbing. Dentro si balla, fuori resta il Paese con le sue curve di rabbia e le sue piazze piene. Renzi domani chiuderà la festa col solito riassunto finale, il messaggio in bottiglia. Potrà raccontare che la politica ha ripreso a ballare. Forse soltanto qui, nella sua bolla. Ma ballare, dice lui, è già un modo per sopravvivere.
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