Gioco
Alluvione in Toscana, nel Mugello una frazione in ginocchio: «Qui 80 case seppellite dal fango»
Viaggio a San Piero a Sieve dove il torrente Carza ha spazzato via appartamenti, aziende e messo fuori casa 50 famiglie
SAN PIERO A SIEVE. A distanza di giorni dall’alluvione nel Mugello, purtroppo la situazione rimane ancora critica. Campomigliaio e la zona produttiva di Casenuove a San Piero a Sieve risultano essere alcune delle zone più colpite, dove ciò che rimane oggi sono resti di una vita normale che il fango e l’acqua hanno travolto. Tra i cumuli di rifiuti ai margini delle strade, spuntano tricicli, bambole, scivoli per bambini che si confondono e fondono con materiale di aziende che oggi chiedono aiuto.
Degli eventi dello scorso 14 marzo restano ancora tanti danni, una conta difficile ad oggi da poter quantificare perché ancora si spala, si puliscono le strade, si cerca di liberare i tombini perché le previsioni dei prossimi giorni dicono ancora pioggia e il rumore delle idropulitrici arrivate dalla Liguria, che di alluvioni se ne intende, sono una carezza al cuore ma non la certezza di capire che il tempo a disposizione perché tutto torni alla normalità non abbia un periodo definito.
Sono circa 80 gli appartamenti completamente allagati, di quelle villette a schiera che sembrano dipinte col pennello, cosi tanto vicine al torrente Carza da non crederci. Non si contano gli scantinati ed i garage completamenti sommersi, la piena ha mangiato tutto quello che trovava sulla strada, come le auto o i motorini ancora pieni di fango che forse non hanno più niente ormai da dire.
50 famiglie fuori casa
Sono circa 50 le famiglie ancora sfollate ospitate da familiari o amici. Tanti di questi sono riusciti a salire ai piani superiori dove hanno trovato rifugio e li sono tutt’ora rimasti. La palestra del campo sportivo prontamente messa a disposizione dal comune ha ospitato le prime notti una famiglia marocchina, poi anche questi sono riusciti a trovare una dimora provvisoria. Il moto di affetto e di aiuto è stato grande, tante le persone, i cittadini, i volontari che da subito si sono messi a lavoro.
Il sindaco di Scarperia Federico Ignesti, che ci accompagna nei luoghi più critici, si stringe intorno alla sua comunità: «Di fronte a questa emergenza, abbiamo visto un’immensa mobilitazione spontanea si è lavorato senza sosta per dare supporto alle famiglie e alle attività colpite, ridando speranza in un momento così difficile. Il lavoro del nostro comune e di quelli vicini come dell’area metropolitana è stato fondamentale. Un ringraziamento speciale per il supporto della colonna mobile della Regione Liguria, ai Vigili del Fuoco, all’associazionismo locale culturale, sportivo e sociale già attivo nel ripristino delle zone colpite. Siamo consapevoli che il percorso di ritorno alla normalità sarà lungo, ma insieme possiamo farcela».
Le persone che incontriamo lungo le strade ci raccontano di quei momenti, l’Arno in piena, la Sieve e il torrente Carza che non hanno trovato sfogo, poi l’acqua ovunque e quanto tutto ciò che oggi stanno rivivendo sia riconducibile a quel lontano 1966 che nessuno se lo sarebbe mai augurato.
Al lavoro per ripulire le proprietà
Poco più in là nella zona produttiva ci sono due donne, di mezza età, avranno circa 60 anni, guanti alla mano, la sistola a fare da cannella, la spugna, il detersivo e pile infinite di pentole, piatti, vassoi, ciotole che raccontano la storia di un’azienda di casalinghi che oggi deve ricominciare tutto da capo. Ci fanno entrare all’interno, il muro richiama ancora alla mente dove l’acqua e il fango si sono adagiati. I due titolari sono rimasti chiusi all’interno in quelle ore maledette mentre l’acqua e la melma avevano ostruito loro la porta, unica via di fuga, con la macchina che doveva portarli via da quell’incubo invece a farne da muro, il piano superiore li ha salvati ma il ricordo di aver vissuto in diretta la distruzione di ciò che avevano costruito in tutti quegli anni difficilmente verrà spazzato via.
C’è chi scuote la testa, c’è a chi scende una lacrima, c’è chi ingiuria sugli aiuti mancati, su quello che si poteva fare ma che non è stato fatto, del perché ancora una volta ci si trovi a vivere tutto questo. C’è chi dice di aver perso tutto e che adesso, nonostante l’età, c’è ancora una volta da rimboccarsi le maniche per andare avanti. Le numerose frane ancora ostruiscono le arterie principali di viabilità come la Bolognese, una frazione di Vaglia risulta isolata, e del tratto ferroviario, che già in situazione normale ha problemi, oggi non abbiamo certezza di quando potrà tornare a pieno regime.
L'attesa degli aiuti
Si invocano gli aiuti, la Regione ha previsto misure di primo intervento per le realtà colpite, per le famiglie stanziati 3 mila euro, 20 mila euro per le imprese. Il governatore Giani ha firmato lo stato di emergenza regionale per i territori toscani colpiti, per la gravità e l’eccezionalità dell’ondata di maltempo, con una successiva delibera in programma della Giunta regionale per l’individuazione di azioni specifiche per i comuni coinvolti. Giani che si è impegnato ad approfondire il punto sui fondi regionali attivabili e con la variazione di bilancio per il momento sospesa.l
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