Gioco
«I progetti di Natale al telefono con Vincenzo in attesa di nostra madre»
Parla il fratello del camionista pratese morto nel rogo
PRATO. «Un lavoro a rischio come molti altri, ma se mio fratello avesse saputo del rischio mortale di lunedì mattina avrebbe smesso di fare l’autotrasportatore di combustibili già da molto tempo». Pasquale Martinelli, 57 anni, è il fratello maggiore di Vincenzo, 51 anni di Prato, deceduto nella deflagrazione all’impianto di stoccaggio Eni di Calenzano. Tre fratelli i Martinelli, tutti residenti a Prato da molti anni. Vincenzo abitava nel centro storico. Due figlie di 23 e 17 anni e una ex moglie che vivono a Maliseti. La vita di Pasquale era quella di molti altri lavoratori. Un impiego come autrasportatore con la B.T. di Roma che ha l’appalto dei servizi di distribuzione dei combustibili per l’Eni, una professionalità e accuratezza nel lavoro mai venuti meno e soprattutto, come ricorda Pasquale, «un carattere solare, quello di Vincenzo, sempre pronto a prendere la parte migliore della vita. A volte ragionavamo del lavoro, i problemi che abbiamo tutti, ma mai mi aveva parlato di situazioni particolarmente critiche o pericolose dell’impianto di Calenzano, dove andava spesso per il carico-scarico della sua autocisterna».
Pasquale Martinelli è lucido, lucidissimo. Affronta il dolore come se avesse sulle spalle il dovere di non piangere e di non cedere. «Stamani (ieri per chi legge nda) sono andato io dai carabinieri – dice – per presentarmi e denunciare che quella persona deceduta era mio fratello, perché fino a ieri sera né l’Eni né altri ci avevano ufficializzato la notizia. Poi mi sono incontrato con i rappresentati del Comune di Calenzano, che mi hanno dato ogni supporto». Lunedì dopo le 10. 13, l’ora esatta della violenta esplosione a Calenzano, Pasquale Martinelli si trovava nella autocarrozzeria dove è titolare assieme al socio Antonio Liguori, zona viale Valentini. «Un boato enorme anche a Prato – prosegue Vincenzo – Abbiamo visto che usciva il fumo nero in lontananza dalla zona di Pratignone, a Calenzano, sapevo che mio fratello era lì il lunedì mattina. Ho chiesto informazioni, ho chiamato la protezione civile e ci hanno detto che c’era stata un’esplosione al deposito carburanti di Calenzano. Mi sono preoccupato subito. Io e il mio socio ci siamo messi al telefono a chiamarlo ripetutamente, ma il telefono non rispondeva. Ho insistito nelle chiamate, finché con Antonio abbiamo deciso di prendere una macchina e di andare sul posto per capire cosa fosse successo e dove fosse Vincenzo. È li che i suoi colleghi e altre persone ci hanno detto che non c’era all’appello, che era deceduto in quell’inferno di fiamme».
Il racconto va avanti, nella fretta di sostenere con forza l’impatto emotivo. «Domenica sera ci eravamo sentiti al telefono, io e Vincenzo. Parlavamo del più e del meno e del Natale da farsi tutti assieme con la nostra mamma che sarebbe arrivata da Napoli. Mia madre ha 76 anni, ora è distrutta, completamente sconvolta - ripete il fratello della vittima – le ragazze, le sue figlie, sono sotto choc. E ancora non sappiamo quando potremo rivederlo per l’ultima volta». Ieri sera sia Pasquale Martinelli sia l’ex moglie sono stati convocati dalla Procura per la scelta del medico legale. Tocca ai parenti più vicini farlo. «Per ora non abbiamo effettuato alcun riconoscimento. Dovremo aspettare l’autopsia a Careggi e capire cosa ci diranno», precisa ancora. «È una storia tremenda, una tragedia. È una porta che va chiusa, che va chiusa per cercare di andare avanti», dice Vincenzo Martinelli, e lo dice come un appello straziante.
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