Il Tirreno

Firenze

Massimo, angelo-volontario che viaggia per salvare vite

di Chiara Vignolini
Il gruppo dei volontari del Nucleo operativo
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Il gruppo dei volontari del Nucleo operativo

Fondatore e presidente del Nucleo operativo logistica trapianti una realtà che porta e prende midollo osseo in tutto il mondo

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FIRENZE. «Tutti i sacrifici, la fatica e le difficoltà di aver attraversato l’oceano in tre giorni si annullano nel momento in cui consegno la sacca all’ospedale. È una grande soddisfazione perché ti accorgi e realizzi di aver appena salvato una vita». Massimo Pieraccini racconta quello che, da trent’anni, fa con dedizione, amore e passione. Fondatore e presidente dell’associazione Nucleo operativo di protezione civile logistica dei trapianti ha viaggiato in tutto il mondo per consegnare “la linfa vitale” a coloro che ne hanno più bisogno. «Inizialmente consegnavamo organi solidi poi, nel tempo, ci siamo specializzati nel trasporto di midollo osseo, più facile da reperire rispetto agli organi che si trovano nei cadaveri, mentre il donatore di midollo osseo è una persona consenziente e in buona salute» spiega Pieraccini. I viaggi effettuati dall’associazione, in trent’anni di attività, sono 13. 700 mentre annualmente ne fanno oltre mille. «I donatori devono essere geneticamente uguali a chi ha bisogno del midollo e quindi è possibile trovarli in qualsiasi parte del mondo – spiega – C’è una banca dati del ministero che ci dice dove dobbiamo trovarci, in quale giorno e a che ora per consegnare le cellule. Poi, negli anni, abbiamo instaurato rapporti con centri di midollo osseo per curare la leucemia sia in Italia che in Spagna ma anche in Argentina». Oltre a Massimo ci sono volontari sparsi in tutto il mondo ma il 70% di questi si trova in Toscana. Molti i riconoscimenti che hanno ricevuto come il Fiorino d’Oro e l’onorificenza da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Uno degli ultimi viaggi che ho effettuato è stato con il blackout mondiale, avvenuto il 19 luglio scorso – afferma Massimo Pieraccini – Dovevo andare in Florida a prendere un midollo osseo per un malato del nord Italia ma quando sono arrivato a Peretola mi sono trovato nel bel mezzo di un blocco informatico mondiale. Non mi sono perso d’animo, sono anche salito sull’aereo ma dopo qualche ora ci hanno detto che era impossibile partire. Ho attivato subito la sala operativa, perché non sarei riuscito a prendere l’aereo per Zurigo che poi mi avrebbe portato fino in Florida, e alla fine ho trovato una soluzione alternativa: sarei partito il giorno dopo da Parigi». Una volta arrivato nella capitale francese, Massimo, è riuscito ad arrivare in Florida alle 20 del giorno seguente. «Quando siamo atterrati ho trovato una condizione meteo pazzesca – continua – Umidità altissima, caldo fortissimo e temperature oltre i 37 gradi ma io sapevo che ero lì per una ragione ben precisa». Dopo le grandi difficoltà logistiche e meteorologiche, è finalmente riuscito a raggiungere il centro trapianti dove ha potuto prendere la sacca con il midollo osseo che avrebbe, poi, riportato in patria. «Non posso negare che è stato un giorno e mezzo di grande sacrificio e anche il viaggio di ritorno non è stato da meno. L’aereo era piccolo, stretto, tanto che anche gli assistenti di volo facevano fatica a passare con il carrello e noi abbiamo questa scatola, che non è grandissima ma che deve essere monitorata costantemente per tenere sotto controllo la temperatura. Era difficile muoversi in uno spazio ristretto come quello».Gli angeli dei trapianti, durante i loro viaggi, devono prestare la massima attenzione a quello che trasportano. «Se la temperatura è troppo bassa o troppo alta bisogna eseguire degli interventi sul contenitore – spiega Pieraccini – Ci sono delle operazioni già pianificate in modo che basti poco per riportare la sacca a temperatura normale. Durante questo viaggio non è andata male perché ho dovuto fare solo un intervento ma, a volte, se ne fanno anche cinque o sei». Un’avventura, quella di Massimo, che è iniziata trent’anni fa e che il volontario continua con devozione. «Se all’inizio mi avessero detto che avrei portato il nome dell’associazione nel mondo non ci avrei creduto. Oggi, salvare vite è quello che faccio con passione e con immensa gioia».
 

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