Il Tirreno

Firenze

La sentenza

Scandalo a scuola in Toscana, supplenze regalate a parenti e amici: chi è la dirigente condannata

di Pietro Barghigiani
Scandalo a scuola in Toscana, supplenze regalate a parenti e amici: chi è la dirigente condannata

Era direttrice amministrativa di due istituti scolastici: il "metodo" permetteva di far avere compensi a conoscenti e familiari

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FIRENZE. Prima i parenti. Anche se nella graduatoria erano indietro. Se c’era la possibilità di una sostituzione nel ruolo di collaboratore scolastico la priorità era per la cognata. Ma anche il nipote andava sistemato. E pure al marito di un’amica non si negava un favore. Assunzioni a termine per qualche migliaia di euro per le quali i beneficiari non avevano diritto.

Il "metodo" e la condanna

Una prassi all’italiana quello in uso per un paio d’anni in due istituti scolastici fiorentini e che a livello penale si è conclusa con una condanna definitiva a 9 mesi per abuso d’ufficio (reato cancellato di recente, ndr) grazie alla prescrizione di alcuni episodi e che ora diventa un risarcimento di oltre 9mila euro da dover pagare al ministero dell’Istruzione e del Merito. La contestazione erariale mossa dalla Corte dei conti è quella del danno di immagine.

Il nome

Protagonista di una storia simbolo del familismo italico è Colomba Cozzolino, 66 anni, origini napoletane, residenza a Firenze. In tre gradi di giudizio Cozzolino è stata riconosciuta colpevole per l’azzardo misto a sfrontatezza nel piazzare a scuola parenti e amici. Assegnava supplenze per posti da bidello e assistente amministrativo aggirando o ignorando, a seconda dei punti di vista, la legge che obbliga al rispetto delle graduatorie scolastiche. Un comportamento in barba pure al conflitto di interessi. Cozzolino all’epoca dei fatti (2011-2013) era direttrice dei servizi generali e amministrativi dell’Istituto Agrario di Firenze e dell’istituto professionale Buontalenti. L’inchiesta penale era nata da una segnalazione anonima: «Amici e parenti ottengono le supplenze». Gli accertamenti documentali avevano fatto il resto. Parentele e graduatorie non avevano bisogno di indagini sofisticate.

I favori

Una supplenza per il profilo di assistente amministrativo assegnata era andata alla nipote per 666 euro; quella per il profilo di collaboratore scolastico alla cognata per 3. 686 euro; altro profilo di collaboratore scolastico al marito di un’amica per 1. 664 euro. E ancora altro incarico da supplente come collaboratore scolastico assegnato nipote per 3. 508 euro. Posizioni limitate, ma che avevano fatto indispettire gli esclusi. Un eccesso di nepotismo ha fatto saltare il banco. Scrive la Corte dei conti che «i supplenti temporanei, nei casi contestati, erano stati individuati senza dare contezza, secondo le modalità previste dalla normativa (invio di mail o telegramma) o consolidate dalla prassi (annotazione delle telefonate effettuate e del relativo esito) , della preventiva chiamata dei soggetti collocati in posizione più avanzata in graduatoria. Inoltre, in tutti i casi contestati, il supplente individuato risultava legato da rapporti di parentela o di conoscenza con la convenuta, la quale, pertanto, ha omesso di astenersi dal compimento della propria attività, nonostante la situazione di conflitto d’interessi esistente». Per i giudici contabili i favoritismi non erano una casualità, ma una scelta deliberata della dirigente di favorire parenti a amici a scapito di chi aveva diritto al posto. «Non sussiste dubbio alla luce degli accertamenti compiuti in sede penale e divenuti irrevocabili, che la condotta della convenuta(Cozzolino, ndr) integri gli estremi di una condotta contraria alle norme e che l’elemento soggettivo che la connota sia il dolo – è la sentenza – stante la consapevolezza della violazione del principio di scorrimento e la volontà di agire in tal modo per far conseguire il contratto a persone che non ne avrebbero avuto diritto».


 

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