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Il caso

Ucciso alla fine del concerto dei Subsonica a Firenze, c’è un secondo arresto: il nome e l’accusa

di Matteo Leoni

	Il sopralluogo della polizia sulle gradinate del Mandela e la vittima Antonio Morra
Il sopralluogo della polizia sulle gradinate del Mandela e la vittima Antonio Morra

Un 29enne è finito ai domiciliari: la ricostruzione di una serata tragica

08 luglio 2024
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FIRENZE. C’è un nuovo arresto per il caso della morte di Antonio Morra, l’operaio pistoiese di 47 anni aggredito e ucciso nella notte tra il 12 e il 13 aprile intorno alle 23 mentre usciva dal Mandela Forum di Firenze alla fine del concerto dei Subsonica.

L’accusa

Ai domiciliari è finito Cristian Corvo, 29 anni, dipendente di una ditta di facchinaggio incaricata dello smontaggio del palco dopo lo spettacolo. L’uomo, originario di Fiesole e residente a Firenze, difeso dall’avvocato Alberto Russo, è accusato del reato di lesioni personali pluriaggravate dal concorso di persona e dalla minorata difesa della vittima. Per i fatti di aprile si trova ancora in carcere il quarantanovenne Senad Ibrahimi, difeso dall’avvocato Luca Maggiora, fermato a poche ore dai fatti con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Tuttavia, secondo l’accusa, anche il ventinovenne avrebbe preso parte all’aggressione.

La ricostruzione

Secondo la ricostruzione della squadra mobile della polizia, coordinata dal pm Alessandro Piscitelli, Ibrahimi si piazza alle spalle di Morra, sulle scale del Mandela Forum, in posizione più alta rispetto a lui. Poi carica un destro e lo colpisce con violenza alla nuca. Morra perde l’equilibrio. E qui arriva il secondo colpo, non inquadrato dal video delle telecamere di sorveglianza che era stato acquisito nell’immediatezza dei fatti dagli investigatori. Mentre cade Morra riceve un secondo cazzotto, all’altezza del fianco. A sferrarlo, secondo l’accusa, sarebbe stato proprio il ventinovenne fiorentino. L’uomo, come il quarantanovenne, lavorava come facchino al Mandela, per conto di una ditta esterna. In base agli esami effettuati, il pugno sferrato da Corvo non sarebbe stato quello mortale. Quando ha ricevuto il cazzotto al fianco, Morra stava già rovinando a terra per aver incassato il colpo sferrato da Ibrahimi, rivelatosi essere quello fatale. Gli agenti della sezione omicidi diretta dal commissario Cosimo Toma avevano identificato Corvo fin da subito, ma solo di recente, grazie agli esiti degli esami, è stato possibile chiarire la sua posizione e la sua responsabilità nel tragico episodio. L’uomo si trova agli arresti domiciliari a seguito di una misura di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della procura.

La serata dell’aggressione

Vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, è finito anche al centro dell’inchiesta, terminata con una condanna, nata dagli scontri divampati a Firenze la notte del 30 ottobre 2020, quando i manifestanti misero a ferro e fuoco il centro storico per protestare contro le norme per arginare il Covid. Il ventinovenne annovera inoltre precedenti di polizia per una serie di reati, tra cui lesioni e minacce. Lunedì mattina, 8 luglio, è comparso davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia, insieme al suo difensore. Ha scelto di restare in silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere. La sera dell’aggressione, Morra si trovava sulle scale del Mandela e aveva iniziato a discutere con un gruppetto di nove persone, tutti dipendenti di una ditta esterna. Tra loro c’era anche Ibrahimi. In questa fase, secondo gli inquirenti, Morra potrebbe aver estratto un coltellino dalla tasca puntandolo contro gli addetti. È a questo punto che sarebbe scattata la reazione dei lavoratori.

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