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Firenze, negato il suicidio assistito: 50enne diffida l’Asl


	Marco Cappato
Marco Cappato

La donna è affetta da sclerosi multipla. Hanno fatto richiesta di accesso alla morte volontaria altre 4 persone

30 giugno 2024
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FIRENZE. Una donna di 54 anni affetta da sclerosi multipla progressiva, ha diffidato l’azienda sanitaria della Toscana per averle negato l’accesso alla morte assistita sulla base del fatto che, per potervi accedere, secondo la sentenza costituzionale Cappato-Antoniani occorre essere “tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale”. Ne dà notizia l’associazione. Alla paziente, totalmente paralizzata, era stata prescritta la Peg, ovvero la nutrizione artificiale, in quanto costantemente a rischio di vita per polmonite da soffocamento. La paziente aveva rifiutato l’inserimento della Peg, in quanto, nella sua condizione, era considerata un accanimento terapeutico a cui non si voleva sottoporre.

Nelle scorse ore l’associazione Luca Coscioni ha annunciato 4 nuovi casi di persone che insieme al team legale dell’associazione Luca Coscioni, coordinato dalla segretaria nazionale Filomena Gallo, ieri hanno fatto richiesta di accesso alla morte volontaria assistita in Italia. Si attende la sentenza della Corte costituzionale, che dovrebbe definirne i contorni a seguito della questione di costituzionalità sollevata dal gip di Firenze in seguito all’aiuto fornito da Marco Cappato, Chiara Lalli e Felicetta Maltese a Massimiliano, toscano 44enne, affetto da sclerosi multipla e non dipendente da un trattamento di sostegno vitale in senso restrittivo, per raggiungere la Svizzera, dove ha ottenuto la morte volontaria.

Anche le disobbedienze civili per l’aiuto dato ad altre persone Elena e a Romano vedranno lo stesso epilogo nei prossimi mesi, a seguito di una nuova questione di legittimità costituzionale sollevata dal gip di Milano . «Il diritto di rifiutare trattamenti anche salvavita è previsto dall’articolo 32 della Costituzione nonché dalla legge 219/2017. Il parere di maggioranza del Comitato etico competente, riconosce tutte le condizioni previste dalla Consulta presenti», commenta Filomena Gallo, avvocata coordinatrice del team legale della donna e segretaria nazionale dell’associazione Luca Coscioni. «Anche in caso di rifiuto della Peg è però sufficiente l’indicazione clinica con la prescrizione della Peg stessa a caratterizzare le circostanze di una situazione equivalente a quelle dell’effettivo posizionamento della stessa – spiega anche Marco Cappato tesoriere dell’associazione Luca Coscioni e presidente dell’associazione Soccorso Civile –

La commissione aziendale dell’azienda sanitaria toscana invece afferma che se la paziente avesse accettato la Peg, allora avrebbe avuto diritto alla morte assistita, prospettando dunque l’obbligo di sottoporsi ad un trattamento sanitario contro la sua volontà per poi poterlo interrompere. Riteniamo quest’ultime affermazioni gravissime in quanto si vuole far passare il messaggio che per poter fruire di un diritto costituzionale occorre sottoporsi a una tortura, ovvero ad un trattamento sanitario invasivo contro la propria volontà».

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