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Firenze, commercianti e criminalità: il 76,5% teme furti e rapine. Il report sulla sicurezza

di Matteo Leoni
Firenze, commercianti e criminalità: il 76,5% teme furti e rapine. Il report sulla sicurezza

Più della metà valuta inadeguata la presenza dei controlli. Cursano: «Non stupisce che proprio a Firenze gli imprenditori si sentano più vulnerabili ed esposti ai malviventi»

30 maggio 2024
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FIRENZE. I commercianti fiorentini si sentono insicuri e sono molto preoccupati per i fatti di microcriminalità, come furti e rapine, che potrebbero riguardare la loro attività. È il quadro che emerge dall’indagine commissionata da Confcommercio Toscana e realizzata da Format Research, resa nota in occasione della giornata “Legalità, ci piace”.

In base allo studio, a Firenze si sente insicuro il 38,1% degli imprenditori del terziario. Peggio fanno solo Prato (dove il 55, 7% si dichiara poco sicuro o per nulla sicuro) e Pisa, col 40, 7%. Al di là della sicurezza percepita, in generale gli imprenditori toscani appaiono piuttosto in ansia per i fenomeni criminosi: il 56,2% si definisce “abbastanza preoccupato”, anche se per motivi non direttamente collegati alla propria attività, il 13, 9% si dichiara invece “molto preoccupato” proprio in qualità di imprenditore.

In particolare, proprio a Firenze, insieme a Livorno e Arezzo, il problema dell’esposizione delle imprese alla microcriminalità viene vissuto come particolarmente grave. Nel capoluogo infatti più di sette commercianti su dieci, il 76, 5%, ritengono grave il problema dell’esposizione delle imprese come la loro al rischio di fenomeni di microcriminalità (furti, atti di vandalismo, rapine). Inoltre, il 59, 4% valuta la presenza delle forze dell’ordine inadeguata a contrastare il crimine e a proteggere gli imprenditori e le loro attività. Va peggio a Prato, dove la percentuale degli insoddisfatti è del 63%.

Di contro, va detto che il 58, 9% dei commercianti fiorentini valuta come “abbastanza sicuro” il territorio in cui opera la propria impresa e il 3% “molto sicuro” (“poco sicuro il 32, 2% e “per nulla sicuro” il 5,9%). Un dato che però, come si evince dalle altre risposte, contrasta con l’ansia e la percezione di insicurezza per il timore di subire atti di microcriminalità.

«Mi fa male, ma non mi stupisce affatto – afferma il presidente di Confcommercio toscana Aldo Cursano – , che proprio nel nostro capoluogo di regione, Firenze, gli imprenditori del terziario si sentano meno sicuri, più vulnerabili ed esposti al crimine che altrove. È una situazione che denunciamo da tempo e di sicuro non è un bel biglietto da visita per una città che è alla ribalta a livello internazionale. Noi di Confcommercio, a Firenze come altrove, siamo pronti a fare la nostra parte denunciando i fatti, segnalando situazioni critiche, progettando insieme alle amministrazioni e alle forze dell’ordine azioni utili a combattere l’illegalità in ogni sua forma».

In base ai dati di Confcommercio, nel 2023 l’illegalità è costata alle imprese italiane del commercio e dei pubblici esercizi 38,6 miliardi di euro e ha messo a rischio 268mila posti di lavoro regolari. Nel dettaglio, l’abusivismo commerciale costa 10,4 miliardi di euro, l’abusivismo nella ristorazione pesa per 7,5 miliardi, la contraffazione per 4,8 miliardi, il taccheggio per 5,2 miliardi. Gli altri costi della criminalità (ferimenti, assicurazioni, spese difensive) ammontano a 6,9 miliardi e i costi per la cyber criminalità a 3,8 miliardi. «Un impatto devastante e intollerabile, che chiede con urgenza l’impegno di tutti per eliminarlo», dichiara Cursano.


 

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