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Ponte Vecchio sotto i ferri, torna all’antico splendore: le opere previste e chi sono i finanziatori
In estate parte il restauro del monumento simbolo della città. La famiglia Antinori stanzia un milione e affianca il Comune
FIRENZE. Tornerà a splendere uno dei simboli di Firenze nel mondo. Gli interventi di ristrutturazione di Ponte Vecchio inizieranno nell’autunno 2024 e termineranno nel 2026, per un importo complessivo di due milioni di euro. Tra i finanziatori, oltre al Comune di Firenze, c’è la famiglia Antinori famosa per la produzione di vino da oltre 26 generazioni che contribuirà per il 50% dell’investimento.
Un ponte che ha resistito a calamità di carattere umano, come i bombardamenti avvenuti durante la Seconda guerra mondiale, e di carattere ambientale come l’alluvione del 1977. Proprio a seguito di questo evento venne rinforzato e restaurato: si tratta però dell’ultimo intervento a cui il ponte è stato sottoposto ma grazie a questo, ad oggi, non sono stati riscontrati problemi strutturali. Nello specifico, i lavori riguarderanno il restauro dei materiali originari e di tutti gli elementi presenti quali armille, prospetti, arcate, pile, spalle, muri d’ala, pavimentazione e i parapetti nelle due piazzette centrali. Inoltre, saranno realizzate le opere necessarie al miglioramento della gestione delle acque meteoriche. «Si tratta di uno dei progetti di restauro più importanti degli ultimi cinquanta anni nella nostra città – afferma il sindaco Dario Nardella –. Ponte Vecchio sarà completamente restaurato nella sua struttura principale e rinascerà attraverso un intervento tecnico complesso, soprattutto per la posizione del ponte, quindi ci vorrà un cantiere galleggiante e bisognerà lavorare durante le stagioni estive per non andare incontro alle piene». Gli interventi, infatti, si articoleranno in tre fasi.
La prima, che riguarda i lavori di pavimentazione, avverrà tra ottobre e novembre; la seconda, invece, interessa le pile e le spalle del ponte ed è prevista nel periodo estivo del prossimo anno mentre l’ultima fase è quella relativa ai prospetti prevista nell’estate 2026. Si partirà, quindi, con gli interventi di pulitura delle superfici e l’eliminazione di alghe, muschi, licheni e vegetazione infestante per poi continuare con la pulitura delle macchie di umidità, presenti sulle spalle e sulle pile, lasciate dall’acqua del fiume e da quella piovana. E ancora, saranno eliminate le “croste” derivate dalla combinazione chimica di sostanze inquinanti presenti nell’ambiente e la rimozione di stuccature ed elementi applicati durante i precedenti interventi e poi, con la stuccatura e la copertura di fessure e fratture in modo da riqualificare le pietre e rendere la superficie più uniforme. Inoltre, è prevista anche la ricostruzione di elementi lapidei, la protezione delle superfici in pietra, intonacate ed elementi in metallo e ancora con il restauro della pavimentazione in pietra e quello dei parapetti delle piazzette. «Possiamo dire che il restauro di Ponte Vecchio è paragonabile al grande progetto di restauro del Colosseo che hanno fatto a Roma, sia per importanza simbolica che per interesse di carattere artistico e architettonico – afferma il sindaco Dario Nardella –. Siamo grati alla famiglia Antinori perché è un gesto di grande amore verso Firenze».
I co-finanziatori di questo importante progetto si dicono soddisfatti ed orgogliosi di prendere parte alla ristrutturazione. «Siamo felici di restituire qualcosa ad una città che ci ha dato tanto – afferma il marchese Piero Antinori –. Credo che questa sia un’occasione unica anche perché l’inizio dei lavori cade durante la celebrazione dei cinquant’anni della creazione del nostro vino Tignanello. Contribuiremo donando un milione di euro, si tratta di un contributo importante ma che facciamo con il cuore».
Due anni fa è stato installato un sistema di monitoraggio del ponte per verificare eventuali cedimenti o movimenti, per permettere il prelievo dei campioni di materiali e per effettuare i primi rilievi. Per fare tutto questo è stata utilizzata una piattaforma galleggiante usata dagli addetti dei laboratori incaricati. Azioni fondamentali, queste, che sono servite a progettare l’intero restauro e che non hanno individuato cedimenti strutturali ma solo disagi superficiali a seguito delle intemperie. «Il peggior nemico di Ponte Vecchio è proprio l’acqua perché le infiltrazioni meteoriche portano delle sostanze chimiche che tendono ad incrostarsi sulle superfici storiche – spiega Vincenzo Tartaglia, direttore nuove infrastrutture del Comune di Firenze –. Il primo punto del restauro sarà proprio l’eliminazione di tutte le infiltrazioni che, nel tempo, hanno oscurato la luminosità delle superfici. Gli interventi fatti nel post-alluvione garantiscono la stabilità strutturale per cui non sono necessari lavori di recupero in tal senso».
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