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Disforia di genere, Gasparri contro Careggi: «Violate le regole». La replica della Regione Toscana


	L'ospedale di Careggi
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L'ospedale di Careggi

Il senatore di Forza Italia rende nota la risposta del ministro Schillaci alla sua interrogazione. Il coordinatore regionale di Forza Italia chiede le dimissioni dell’assessore Bezzini

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FIRENZE. Il senatore Maurizio Gasparri è tornato a Firenze per mostrare la risposta del ministero della salute a seguito dell’interrogazione parlamentare riguardo l’effettiva legittimità delle cure di Careggi riservate ai minori affetti da disforia di genere. Il capogruppo al Senato di Forza Italia, in occasione di un evento elettorale in piazza delle Cure, ha esibito un documento che dimostra le criticità del trattamento volto ad assistere i pazienti affetti da questa condizione, che causa un’alterata percezione che l’individuo ha del proprio genere sessuale. L’ospedale Careggi per molto tempo si è fatto conoscere per i suoi risultati relativi a questa condizione, tanto da diventare una vero e proprio punto di riferimento per le famiglie coinvolte.

Nei mesi scorsi, il senatore ha accusato il presidio di non fornire l’assistenza psicoterapeutica necessaria per sostenere i minori che devono affrontare il percorso. Gasparri ha mostrato la risposta del ministro alla sanità Orazio Schillaci: nel testo si legge che la Regione deve «correggere le inadempienze» evidenziate dagli ispettori che il ministero ha inviato a Careggi nel gennaio scorso. Per effettuare le dovute verifiche, sono stati raccolti documenti su 85 casi trattati negli ultimi anni. Il ministro ha poi inviato a Gasparri gli esiti della rilevazione, contenuti nella lettera firmata il 6 aprile. La commissione ispettiva del ministero della salute, nel corso delle indagini, ha elencato tre mancanze per le quali, «è stato rivolto un invito alla Regione Toscana a porre in essere, entro un termine definito, una serie di azioni correttive puntualmente individuate e, conseguentemente, riferire gli esiti al dicastero».

La prima riguarda il «non corretto recepimento della determina Aifa del 2019 con particolare riguardo all’obbligo di esigere necessariamente il supporto psichiatrico per l’avviamento al trattamento con triptorelina. Il farmaco in questione, di fatto, blocca la pubertà, permettendo ai pazienti di acquisire consapevolezza di sé. La seconda tratta della mancata trasmissione dei dati all’Aifa, proprio riguardo i trattamenti di disforia di genere. E infine, la terza è di natura organizzativa «in ordine al ruolo del neuropsichiatra infantile nell’ambito del percorso di presa in carico e gestione del paziente».

Gasparri ammette di essere «rammaricato» perché «non si è garantita l’adeguata assistenza neuropsichiatrica specializzata per l’infanzia a chi ha dovuto assumere questo farmaco che blocca la pubertà». Da qui, le considerazioni del senatore che reputa corretto che il governo abbia deciso di tornare a parlare degli effetti della triptorelina, «per rivedere le linee guida, perché un bambino di 10 anni che può assumere delle decisioni irreversibili sui propri orientamenti deve avere assistenza prima di avviare una somministrazione che poi cambia la vita: e a quell’età la consapevolezza potrebbe non essere piena». Infatti, la disforia in questione colpisce bambini e bambine che, prima di assumere il farmaco, devono sottoporsi a una valutazione effettuata dallo psicologo, che nel corso delle sedute, sarà in grado di comprendere se il paziente presenta specifiche caratteristiche della disforia di genere. Solo in tal caso è autorizzata la prescrizione del farmaco triptolerina. In caso contrario, il paziente viene dimesso o, in alternativa, inviato al neuropsichiatra di riferimento.

Le rivelazioni hanno spinto Marco Stella, capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale e coordinatore regionale del partito, di avanzare una richiesta: «Sul caso della disforia di genere l’assessore alla salute della Regione Simone Bezzini ci ha sempre detto le cose andavano bene: oggi scopriamo che non è così. Per questo noi chiediamo le dimissioni dell’assessore alla sanità».

«È inquietante che su una materia così delicata vengano anticipati pubblicamente alcuni contenuti, con modalità da campagna elettorale, relativamente a una relazione ispettiva che non è stata ancora consegnata alla Regione. Si tratta di un grave vulnus istituzionale. Quando la relazione ci verrà messa a disposizione faremo un approfondimento di merito e risponderemo al ministero della salute con lo spirito di leale collaborazione che da sempre ci contraddistingue». Così si esprimono il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, e l’assessore regionale Bezzini.

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di Redazione web