Il Tirreno

Firenze

Il caso

Il giudice lo libera, ma resta in carcere perché non c’è il braccialetto elettronico

di Matteo Leoni
Il giudice lo libera, ma resta in carcere perché non c’è il braccialetto elettronico

Firenze: a quasi un mese la società incaricata di installarlo non manda il tecnico

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FIRENZE. Il giudice lo ha scarcerato quasi un mese fa, ma lui è ancora in cella, solo perché la compagnia telefonica incaricata dal ministero della giustizia non manda il tecnico per applicargli il braccialetto elettronico. Protagonista della vicenda un uomo di 26 anni, originario del Marocco ma residente a Firenze, difeso dall’avvocato Dario Fiorentino.

Il ventiseienne è stato arrestato il 6 marzo scorso dai carabinieri a Montecatini Terme dopo che, rientrato a casa ubriaco, aveva picchiato la compagna, sua connazionale, davanti alle due figli minorenni, provocandole un livido al volto. I reati che gli vengono contestati sono quelli di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. Comparso davanti al giudice l’8 marzo, si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha reso dichiarazioni spontanee, dicendo di essere pentito e dispiaciuto per quello che era accaduto. Per lui la procura di Pistoia aveva chiesto la misura della custodia cautelare in carcere. Il giudice ha convalidato l’arresto ma ha disposto la misura dell’obbligo di avvicinamento alla persona offesa e alle figlie, e ai luoghi da loro abitualmente frequentati, e disponendo nei suoi riguardi l’applicazione del dispositivo elettronico di controllo. Ossia di un braccialetto elettronico collegato a un telefono cellulare da consegnare alla vittima, che suona nel caso in cui l’indagato si avvicini.

Tuttavia, nonostante l’ordinanza del giudice Alessandro Azzaroli, l’uomo non è mai uscito dal carcere. La società incaricata aveva fissato l’installazione diverse settimane dopo la decisione del giudice, per il 29 marzo, ma il giorno prima la compagnia telefonica ha comunicato ai carabinieri di Montecatini Terme di non poter provvedere a causa di «motivi di natura logistica». Inoltre, precisa l’avvocato Dario Fiorentino, non è stata indicata un’altra data.

Per questo motivo il legale ha inviato una diffida alla compagnia telefonica, e allo stesso tempo ha inviato al gip di Pistoia un’istanza per chiedere la temporanea sostituzione della misura del braccialetto elettronico con quella del divieto di avvicinamento, in modo che il suo assistito possa uscire di cella. «Pur essendo stata disposta dal gip la scarcerazione ormai lo scorso 8 marzo con applicazione del divieto di avvicinamento alla persona offesa (e dunque di una misura non custodiale) – afferma l’avvocato Dario Fiorentino, il mio assistito si trova tuttora detenuto in carcere a causa dell’inefficienza della compagnia titolare della convenzione con il ministero della Giustizia». «Non si tratta – precisa – di un problema di indisponibilità del braccialetto, ma di un tecnico che provveda alla materiale installazione del dispositivo. È increscioso che una volta fissata la data del 29 marzo per l’applicazione del dispositivo (tra l’altro dopo 20 giorni di carcere), la compagnia comunichi il giorno prima di non potervi provvedere, senza nemmeno indicare una nuova data, tuttora non comunicata dalla compagnia telefonica. Auspicando che il mio assistito possa essere liberato senza ulteriore ritardo, procederò nei confronti della compagnia telefonica e del ministero della Giustizia per ottenere il risarcimento del danno per l’ingiusta detenzione subita». 

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