La protesta
Via Mariti, un parco pubblico in memoria dei morti sul lavoro
La richiesta dei residenti: «Il cantiere diventi un luogo per non “dimenticare”. Da qui parta un cambiamento affinché il lavoro sia tutelato e sempre in sicurezza»
FIRENZE. Non cancellare, ma ricordare. Trasformando quel posto in un luogo simbolo, a perenne «memoria» di una tragedia «che ha scosso tutti e che non deve essere dimenticata», ma diventi anche un monito per prevenire altre stragi. Un’area verde per «ricordare», ma anche il luogo dove avviare un percorso che faccia della sicurezza e delle tutele le basi del lavoro.
Un parco pubblico a memoria dei cinque operai che lo scorso 16 febbraio sono morti nel cantiere di via Mariti dove erano in corsi i lavori per la realizzazione di un nuovo supermercato a marchio Esselunga, ma anche per ricordare le tante, troppe, vittime del lavoro. È la richiesta dei residenti. La stessa che l’Assemblea 16 febbraio, gruppo di cittadini e di abitanti nell’area adiacente al cantiere formatosi subito dopo la strage, ribadirà anche questo pomeriggio durante un presidio che terrà alle 15 nei pressi del cantiere. Ma lo farà anche con una manifestazione che la prossima settimana attraverserà il quartiere per rivendicare e ampliare una richiesta «non solo per fornire di uno spazio verde e pubblico il quartiere», ma anche per «trasformare quello è stato il luogo di una strage in un luogo di memoria».
Uno spazio per ricordare, ma anche per dire «basta morti sul lavoro». «Quello che è successo ha scosso tutti – dicono alcuni residenti e componenti del comitato – e fatto capire che la nostra quotidianità può essere macchiata da tragedie. Un senso di lutto, disperazione e impotenza di chi, vivendo il quartiere, si trova a vederlo stravolto da componenti che non sente propri, un senso di estraniazione nella gestione di un quartiere. Nessuno, nella zona, sente la necessità di un nuovo supermercato, di un nuovo grande punto commerciale. Il quartiere – aggiungono i residenti –, al contrario, tanti anni fa aveva chiesto una gestione pubblica di quello spazio, perché avverte la necessità di spazi pubblici e collettivi per valorizzarlo».
Una richiesta che adesso assume un diverso valore. «Dopo quello che è successo un mese fa, occorre fermarsi, cambiare mentalità e ripensare alcuni spazi. Quello che chiediamo è di realizzare un parco alla memoria dei cinque operai morti, ma anche di tutte le altre vittime del lavoro – proseguono i residenti –. Il nostro è un quartiere popolare: il lavoro rappresenta la vita, ma purtroppo troppo spesso anche la morte di tanti. Chiediamo quindi di realizzare un luogo che diventi un punto di partenza per riflettere e cambiare. Cambiare idea degli spazi cittadini, ma anche per dare un segnale forte ad una nuova idea di lavoro, basata sulla sicurezza».
Il simbolo non di una strage. O almeno, non solo. Ma anche il luogo che, pian piano, possa formare nuove coscienze. «Vogliamo unire momenti di riflessione e di mobilitazione – aggiungono i residenti – in cui far confluire tematiche locali e nazionali, perché quello che è successo un mese fa non è una questione che riguarda solo Firenze, ma deve essere estesa a tutti. Tutti devono prendere coscienza di quello che è successo e tutti devono contribuire a cambiare e a garantire lavoro sicuro e tutele».
Un parco, uno spazio pubblico, in cui far confluire il dolore, ma anche per cercare di far nascere un «cambiamento», per «diffondere la cultura della sicurezza» a partire da «un’analisi dell’attuale modello di lavoro». «Un modello basato su sistemi di subappalto che taglia non solo i costi, ma anche le responsabilità, la qualità del lavoro e soprattutto taglia salari e misure di sicurezza», proseguono alcuni componenti dell’Assemblea. Un parco nell’area del cantiere, non solo per ricordare, ma soprattutto per «riflettere e cambiare».
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