Italia
Picchia il figlio di un mese perché piange: le indagini dopo le segnalazioni del Meyer
Firenze, il padre del neonato è stato condannato a quattro anni per maltrattamenti e lesioni. Le indagini partite dopo le segnalazioni dei medici che visitarono il bimbo
FIRENZE. Non sopportava il pianto di suo figlio di un mese. Sarebbe diventato così intollerante da arrivare a picchiarlo abitualmente, ogni volta che la compagna, sfinita dalla fatica di gestire il piccolo nelle prime settimane di vita, glielo lasciava per cercare di riposarsi qualche ora. Per questo un uomo di 32 anni, 30 all’epoca dei fatti, è stato condannato dal tribunale di Firenze, nel processo con rito abbreviato, alla pena di quattro anni di reclusione e a pagare 20mila euro di provvisionale. Le accuse contestate sono quelle di maltrattamenti in famiglia e lesioni, con le aggravanti di aver agito per futili motivi e verso un discendente.
Nel corso del processo, in cui erano parti civili la madre del piccolo, assistita dall’avvocato Gianni Lopez, e lo stesso bimbo attraverso una curatrice, l’uomo ha confessato tutto. Avrebbe cercato di giustificarsi dicendo che era innervosito perché tornava a casa dal lavoro stanco. Così, avrebbe sfogato sul bimbo la rabbia che provava verso la compagna, che gli affidava il piccolo non appena tornava a casa».
Il neonato di un mese sarebbe stato scosso con violenza, afferrato e picchiato a ogni pianto, a ogni bagnetto da fare, a ogni cambio di pannolino, tanto da provocargli anche delle fratture, oltre a una serie di lividi.
Le indagini, condotte dai carabinieri anche attraverso una serie di intercettazioni, sono scattate dopo la segnalazione dei medici del Meyer. Il piccolo era arrivato all’ospedale perché non mangiava più. Impaurito, sotto stress per le botte a cui sottostava ogni giorno, e colo dolore delle ferite: aveva smesso di mangiare. Per questo la madre, impaurita dall’inappetenza del bimbi, lo aveva portato al pronto soccorso.
I medici hanno visto i lividi sul corpicino e nono ci hanno pensato due volte ad avvisare la polizia giudiziaria. Sul caso è stato aperto un fascicolo da parte della pm Beatrice Giunti.
Il piccolo aveva lividi sulle mani, lividi sui polpastrelli delle dita, ecchimosi alle guance, alle gambe e alla schiena. E non finisce qui. Una tibia rotta e sei costole fratturate. Tracce evidenti della situazione orribile che il piccolo indifeso che era costretto a sopportare.
I maltrattamenti subiti, si legge nel capo d’imputazione, hanno ingenerato nel neonato «un profondo e continuo stato di paura, prostrazione e angoscia, tale da realizzare un regime di vita intollerabile e doloroso.
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