La protesta
Scontri al consolato, ci sono nuovi video
Nelle immagini ripreso il tentativo di sfondamento da parte dei manifestanti
FIRENZE. Le cariche delle forze dell’ordine del 23 febbraio scorso davanti al consolato Usa sarebbero state una risposta a uno o più tentativi di sfondamento attuati da alcuni manifestanti. È quanto emergerebbe dai video, acquisiti dalla procura, in cui sono immortalate le fasi iniziali dei disordini avvenuti durante il corteo pro Palestina.
Secondo la ricostruzione effettuata al momento, e adesso confermata dalle registrazioni acquisite successivamente dagli investigatori, i manifestanti avrebbero cercato di sfondare il cordone di forze dell’ordine posto a difesa del consolato. Alcuni dei protagonisti dei tentativi di forzare il cordone sono già stati identificati dalla Digos, e per loro potrebbe scattare una denuncia. Le persone individuate come gli organizzatori del corteo, cinque in tutto, sono già state denunciate ne giorni scorsi per manifestazione non autorizzata, come reso noto anche dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nella sua relazione al Parlamento. In questo caso dunque la reazione dei poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa sarebbe stata legittima. Le indagini della procura però proseguono per capire se ci sia stato, come si ipotizza in ambienti inquirenti, un eccesso di reazione da parte di uno o più di uno degli agenti coinvolti nelle cariche. Negli scontri sono rimasti feriti cinque manifestanti. Tra loro Maria, una studentessa, raggiunta da una manganellata al volto che le ha provocato la frattura del setto nasale. Alla manifestazione hanno preso parte rappresentanti del sindacato Sì Cobas, studenti medi e universitari e i collettivi. Una grossa fetta del corteo, un numero compreso tra le 200 e le 300 persone, si sarebbe diretta di corsa da piazza Ognissanti verso il consolato americano, trovandosi davanti il cordone di polizia in assetto antisommossa.
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