Il Tirreno

Firenze

La disperazione delle famiglie. «Vogliono la verità sul crollo»

di Danilo Renzullo
Nella foto, fiori e candele lasciati dai cittadini fuori dal cantiere di via Mariti, dove venerdì scorso cinque operai sono morti per il crollo di una delle strutture in costruzione
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Nella foto, fiori e candele lasciati dai cittadini fuori dal cantiere di via Mariti, dove venerdì scorso cinque operai sono morti per il crollo di una delle strutture in costruzione

L’imam Izzedin Elzir annuncia una preghiera collettiva

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FIRENZE. Bouzekri, Taoufik e i due Mohamed, insieme naturalmente a Luigi, l’italiano residente a Collesalvetti, non erano affatto invisibili. «Vivevano tra di noi – spiega l’imam di Firenze Izzedin Elzir –, lavoravano nei cantieri, andavano nei supermercati e avevano la loro casa. Il fatto è che a volte, noi non vogliamo vedere l’altro. Abbiamo bisogno di tornare a scoprire la nostra umanità, a scoprire che dietro le costruzioni e le fabbriche ci sono uomini e donne uguali a noi. E allora, dobbiamo togliere tanti dei pregiudizi che abbiamo l’uno verso l’altro».

Bouzekri, l’ultimo ad essere stato recuperato nell’ecatombe di cemento, e i suoi fratelli, a breve, avrebbero dovuto fare rientro a casa, in occasione del Ramadan (che sarà celebrato dal 10 marzo all’8 aprile prossimo): qualcuno si sarebbe intrattenuto coi propri cari tutto il tempo, qualche altro avrebbe fatto rientro in Italia prima. Il tempo, però, per tutti, si è fermato alle 8,52 di venerdì 16 febbraio. «Siamo in contatto coi familiari che hanno espresso la volontà di portare le salme a casa loro e abbiamo chiesto loro la possibilità di organizzare un momento di preghiera collettivo al defunto, non appena la magistratura darà il nulla osta per liberare le salme. Questo, per tutti loro, è un momento di grande dolore e sofferenza. Noi, per quanto ci è possibile, stiamo lavorando per preparare tutto quanto, nella maniera più veloce possibile perché la dignità dell’essere umano richiede una sepoltura rapida. Molto dipenderà da quando la magistratura, che ha già incaricato i periti, riuscirà a liberare le salme. Per quel momento, proveremo a stringerci attorno ai nostri fratelli con una preghiera, dietro a Careggi, al commiato».

Elzir ha conosciuto queste famiglie nel momento più drammatico, ma ne rimarca la compostezza. «Vogliono soltanto capire cosa davvero sia accaduto, perché proprio ai loro cari. Queste sono domande umane, ma che non trovano risposta, almeno per il momento. La speranza è che la giustizia faccia il proprio corso, che possa far luce sull’accaduto. Questo non riporterà, evidentemente, in vita i loro cari, ma potrà garantirgli un po’ di tranquillità».

Le famiglie d’origine erano a conoscenza della tipologia di lavoro dei familiari. «Parlavano ogni giorno al telefono, sapevano che erano qui, a Firenze. La maggior parte di queste persone arrivava il lunedì e ripartiva il venerdì, per trascorrere il sabato e la domenica nella provincia bresciana. Non mi risulta che abbiamo mai raccontato di criticità nel campo lavorativo. Purtroppo, nelle rispettive patrie torneranno solo delle salme. I familiari? Ho incontrato persone con una straordinaria dignità. Avrebbero voluto far tutto da soli, ma non li abbiamo abbandonati. Ciascuno ha nominato un avvocato di fiducia, due però non hanno indicato nessun medico legale di fiducia: si fidano del lavoro di chi ha incaricato la procura». Intanto, il Comune di Firenze e la Misericordia hanno lanciato una raccolta fondi per i familiari delle vittime del cantiere di via Mariti, per dare loro un sostegno concreto.

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