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Elezioni a Firenze, Renzi bypassa i dem fiorentini: ora vuole trattare con Schlein

di Valentina Tisi, Chiara Vignolini
Elezioni a Firenze, Renzi bypassa i dem fiorentini: ora vuole trattare con Schlein

Il leader di Iv: «Intesa sulle comunali? Se Elly perde Firenze, perde la segreteria» L’appello a riformisti e moderati in vista delle europee: «Siamo a un passo dal 4%»

09 febbraio 2024
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FIRENZE. «Se il Partito democratico perde Firenze la Schlein perde la segreteria». Alza l’asticella ed esordisce così il senatore e leader di Italia Viva Matteo Renzi, a margine della presentazione del suo libro “Palla al Centro”, organizzata al teatrino Lorenese alla Fortezza da Basso.
Davanti a lui una sala strapiena di fedelissimi e sostenitori, presenti anche la candidata Stefania Saccardi e il sindaco uscente di Bagno a Ripoli Francesco Casini. Ci sono i suoi, ma anche tanti curiosi che aspettano di vedere le carte di Matteo, capire quale sarà la sua strategia per la corsa a Palazzo Vecchio. In platea anche Stefano Bruzzesi, il responsabile enti locali del Pd regionale. Una mossa interpretata da alcuni come un tentativo di avvicinamento, ma anche di preoccupazione. Da via Forlanini però traspare tranquillità e lo stesso Bruzzesi la prende alla leggera: «Sono andato in amicizia, con Matteo abbiamo scherzato». Ma il leader di Iv non si tira indietro. Punta diritto al bersaglio, il suo appello prende senza esitazione la strada verso il Nazareno. Insomma, non è più tempo di giri di parole, bisogna che Schlein capisca il messaggio: così si va a sbattere.

E allora basta con le trattative a livello locale, se ai dem non è chiara l’importanza della partita di Firenze, ci pensa lui a spiegarlo alla segretaria. Il messaggio che si legge tra le righe è evidente: Elly se perdi qui sei fuori, trattiamo noi due e lasciamo perdere gli altri. Un appello diretto a Schlein affinché il Pd si convinca a fare un’alleanza alle amministrative. L’ex rottamatore prova a bypassare il Pd fiorentino andando all’attacco sul tema della sicurezza, ma indicando anche l’avversario comune, la destra: «Quella che vedo è un’Italia peggiorata sul fronte della sicurezza. Basta pensare a quello che è accaduto pochi giorni fa a Catania», dice in riferimento allo stupro di gruppo avvenuto ai danni di una tredicenne violentata davanti al suo fidanzato.

Una riflessione che, però, non si ferma a livello nazionale ma tocca anche il territorio fiorentino e la microcriminalità. Anche su questo fronte, non manca occasione di attaccare il governo: «Se fosse successo a Firenze quello che è successo a Catania, Salvini avrebbe chiesto le dimissioni anche dei bandierai degli Uffizi e dei barrocciai di San Lorenzo – continua –. Nonostante questo anche a Firenze, la situazione sicurezza è, oggettivamente, più incasinata rispetto a dieci anni fa». E allora per il capoluogo toscano spinge la vicepresidente regionale. «Noi abbiamo presentato la candidatura di Stefania Saccardi, un momento importante a cui hanno partecipato tantissime persone e andiamo avanti. Stefania sta andando molto bene e chi era presente al teatro Puccini il 29 gennaio scorso si è reso conto di un entusiasmo straordinario. Confermo quanto detto – aggiunge – se il Partito democratico perde Firenze, Schlein perde la segreteria, è un problema loro non nostro».

Quali i fronti su cui incardinare la trattativa sull’alleanza tra i due segretari nazionali? Italia Viva sembra sempre più intenzionata a volere per sé la carica di vicesindaco, con ogni probabilità per Francesco Casini, ma Renzi potrebbe alzare ulteriormente la posta. Cosa che rischia di complicare la vita dei dem fiorentini con gli attuali alleati. Ma questa sarà una gatta da pelare che Schlein dovrà gestire con i suoi.

Attenzione però, il dialogo è aperto per Firenze, ma la partita delle europee è tutta un’altra storia, lì i partiti si misurano su quota proporzionale, ognuno per sé, e Renzi non fa sconti a nessuno: «C’è una destra che non funziona, che sta aumentando le tasse e diminuendo la sicurezza, però la sinistra di Schlein e Conte è inconcludente. Quindi per chi è riformista e moderato non c’è che una strada e cioè votare noi alle europee. I sondaggi ci dicono che siamo a un passo dal 4% anche da soli: ci mancano 100mila voti».

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