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Firenze, gli ospedali si svuotano: 200 lavoratori a rischio. La Cgil: «Colpa di una norma assurda»

di Danilo Renzullo
Firenze, gli ospedali si svuotano: 200 lavoratori a rischio. La Cgil: «Colpa di una norma assurda»

Stop al rinnovo dei contratti per centinaia di infermieri e tecnici. L’allarme della Cgil: «Il sistema è in pericolo, intervenire subito»

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FIRENZE. L’elenco è ancora parziale, ma comunque lunghissimo. E comprende infermieri, tecnici, amministrativi, operatori socio-sanitari, fisioterapisti e varie altre figure specializzate. Tutte impiegate con contratti a tempo determinato o di somministrazione che dovranno lasciare le strutture sanitarie dove sono state reclutate per incrementare gli organici e cercare di alleviare l’emergenza, quella della mancanza di personale, emersa soprattutto durante e dopo la fase pandemica.

Sono almeno duecento le unità di personale sanitario che quest’anno diminuiranno nelle maggiori strutture fiorentine «a causa del blocco delle assunzioni e per il vincolo della riduzione del personale imposto dal governo alle aziende sanitarie», accusa la Fp-Cgil di Firenze. Un dato che emerge dai piani triennali del fabbisogno del personale approvati dall’Asl Toscana centro, Aou Careggi e Ispro. «Riduzioni di personale che rischiano di mettere a dura prova il servizio sanitario nella provincia di Firenze», la preoccupazione del sindacato. Per raggiungere gli obiettivi di riduzione dei costi sul personale imposti dalla normativa nazionale, le aziende sanitarie e ospedaliere saranno costrette a non rinnovare i contratti al personale reclutato a tempo determinato o con contratti di somministrazione. «Personale che in questi anni ha garantito con professionalità e dedizione i servizi di cura per i cittadini», aggiunge la Fp-Cgil. Ma, in alcuni casi, ridurranno anche il personale assunto a tempo indeterminato non garantendo il turn-over o non assicurando tutte le sostituzioni dei dipendenti che andranno in pensione con conseguenze che rischiano di essere pesantissime per la «qualità dei servizi» e gravando ulteriormente «sui carichi di chi lavora in sanità». «Si tratta di duecento unità che diminuiranno entro la fine del 2024: “perdite” che andranno ad aggiungersi alle carenze dello scorso anno e di quelle che il sistema sanitario soffre da tempo – sottolinea Alessio Branciamore, della Fp-Cgil di Firenze –. Una situazione non semplice e che provocherà altri disagi. Già adesso è difficile far fronte al sovraffollamento nei pronto soccorso e alle tante altre criticità che quotidianamente il sistema vive».

L’uscita dei lavoratori con contratti a tempo determinato o di somministrazione, non andrà ad influire sui numeri dell’organico stabilmente assunto, ma gli effetti si «vedranno sui servizi» offerti e sui «carichi di lavoro» del personale che resta. «Tutto ciò perché la Regione è sottoposta ai piani di rientro e di rispetto dei tetti di spesa nazionale – continua Branciamore –. Esiste una norma assurda che prevede che il personale deve diminuire dell’1,4% rispetto alla spesa del 2004. La Toscana era stata una delle poche Regioni che durante il Covid aveva assunto a tempo indeterminato per rafforzare e aumentare gli organici. Ora la Regione è costretta a tornare indietro per rispettare il tetto imposto».

Quasi un paradosso, che rischia di avere pesanti effetti sull’offerta e sulla capacità di risposta ai bisogni dei cittadini. Perché «in un momento dove la sanità nella nostra provincia, pur restando tra le migliori d’Italia, ha difficoltà a dare sempre risposte tempestive, un’ulteriore riduzione di personale indebolisce i servizi sanitari pubblici e apre le porte alla sanità privata, che è pronta a intercettare la domanda di salute dei cittadini che non trovano risposta nel sistema pubblico». «Un’ingiustizia che farà aumentare il divario tra chi può permettersi di curarsi accedendo al privato e chi no», accusa la Cgil chiedendo un «confronto con le aziende sanitarie e ospedaliere su come garantire servizi di qualità e condizioni di lavoro eque e sicure». Lo stesso che rivendica il segretario regionale dell’Anaao Gerardo Anastasio. «La Toscana deve rientrare di circa 100 milioni – dice –. Un obbligo che, temiamo, vada a compromettere gravemente il sistema sanitario toscano. Occorre quindi rivedere l’organizzazione e impiegare meglio il personale».

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