Gioco
Firenze, Cristina Acidini: “Hollberg attacca la città meretrice ma poi vanta il record di biglietti”
L’ex soprintendente del Polo Museale di Firenze: “Nessuno è Dante Alighieri e può permettersi invettive. E i sindaci hanno poteri limitati per risolvere il problema degli affitti brevi che riguarda tutto l’Occidente”
FIRENZE O ci si vanta di fare tanti ingressi al museo o ci si scaglia contro l’overtourism. Secondo Cristina Acidini, Presidente dell’Accademia delle arti del disegno, le due posizioni sono inconciliabili e dimostrano poca chiarezza di intenti. E di fronte a un oggettivo problema di eccesso di presenze, sono scarse le risposte che si possono dare.
Dottoressa Acidini, come commenta le parole della direttrice della Galleria dell’Accademia, Cecilie Hollberg, sull’overtourism a Firenze, definendo la città «meretrice»?
«Innanzitutto, nessuno di noi è Dante Alighieri e può permettersi invettive. Detto questo, è abbastanza contraddittorio che si elogino gli aumenti di visitatori nei musei, dandone grande risalto sugli organi di informazione, e poi si accusi il turismo di massa. Le cose sono in evidente contraddizione, perché è proprio quel turismo di massa che alimenta l’elevata bigliettazione dei musei, non certo i fiorentini o gli abitanti di Bagno a Ripoli e Scandicci. Quindi interroghiamoci su questa contraddizione, su quello che veramente si vuole e quello che infastidisce».
Certo, che Firenze abbia un problema di overtourism è assodato.
«È un’altra questione: nessuno ha gli strumenti per modificare il turismo: l’unico attore con cui ci si può relazionare, ma che è molto difficile da gestire perché privato, è quello degli operatori turistici, che hanno una forma almeno parziale di indirizzo di questo turismo di massa. Se si riuscisse a agire su quel versante e a convincere - anche con degli incentivi, con sgravi fiscali, bonus -, insomma a incoraggiare i tour operator a proporre itinerari alternativi, si potrebbe pensare di dirottare altrove la massa critica, liberando il centro città. Questo però richiede investimenti, un grande impegno a livello comunicativo, ed è sicuramente difficile. È un po’ come quando si vuole muovere un corso d’acqua da una direzione a un’altra, occorrono opere molto ingenti».
Difficile distogliere i turisti dal giro classico David-Uffizi-Signoria-Boboli.
«Non è possibile cambiare completamente gli orientamenti del turismo di massa, perché è evidente che chi viene a Firenze vuole vedere determinati musei o luoghi di d’arte famosissimi, ma se almeno si provasse a lavorare affinché l’offerta venisse diversificata, attirare un pubblico magari più motivato, che non vuole vedere soltanto gli apici del sistema museale ma è disposto a vedere anche musei minori, le ville medicee, altri luoghi del territorio, insomma se si ampliasse la proposta turistica, forse si potrebbe migliorare la situazione. La difficoltà rimane comunque quella di dialogare con un settore privato che non fa capo a un solo rappresentante, ma è composto da tante diverse professionalità, e va incentivato».
Quindi per esempio giudica positivamente l’operazione degli "Uffizi diffusi"?
«È un’iniziativa che avevo cominciato io stessa, con "La città degli Uffizi" quando ero Sovrintendente al Polo Museale Fiorentino, portando sul territorio opere del museo in forma di esposizione temporanea. È positiva per molti aspetti, però serve piuttosto per sollecitare l’interesse delle comunità locali che per attirare il turista tipico: è improbabile che questi vada a vedere le opere degli Uffizi fino a Montevarchi o a Figline. È un’iniziativa che serve per un altro circuito, indubbiamente meritevole di attenzione e investimento, ma non può rappresentare una forma di distribuzione del turismo di massa».
Quanta parte gioca l’amministrazione comunale in questa situazione?
«Come per tutte le città d’arte, i sindaci hanno poteri abbastanza limitati per riuscire a indirizzare la fruizione. Anche le ordinanze che limitano gli Airbnb, quindi un’accoglienza frettolosa e deregolata, non possono davvero modificare la situazione attuale. È un problema di tutto l’occidente - non so in oriente come sia la situazione ma in tutta Europa è così - quello di un turismo veloce, abbastanza superficiale, che tende a entrare in circuiti diversi da quelli degli hotel».
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