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Turismo: cosa non va

Firenze meretrice? La città apri e chiudi dei B&b: quei tastierini che deturpano le facciate storiche

di Giulia Poggiali
Firenze meretrice? La città apri e chiudi dei B&b: quei tastierini che deturpano le facciate storiche

Con il boom di Airbnb dilagano key box e pulsantiere digitali per l’accesso agli affitti brevi. Parigi li vuole abolire: rovinano le bellezze dei palazzi

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Una rapido movimento di dita. Numeri in sequenza che, in automatico, spalancano il portone di uno storico edificio. Firenze, come tante altre città italiane ed europee, ha accolto le chiavi automatiche, i key box, ovvero quei tastierini posti affianco dei campanelli e dei citofoni di molti condomini. Grandi quanto un palmo di una mano, questi dispositivi aprono le porte di Firenze a tutti coloro che desiderano scoprirne le bellezze, senza preoccuparsi di perdere la chiave, che sia in formato card oppure tradizionale.

Un vantaggio, potremmo pensare, perché proprio come uno smartphone quando deve essere sbloccato, i clienti entrano in hotel, o meglio negli appartamenti trasformati in B&b di cui ormai è piena Firenze (sono 12.578 quelli censiti da Inside Airbnb). Il segreto del successo delle chiavi elettroniche risiede nell’assenza del contatto umano: senza receptionist o albergatore, senza host, il turista può arrivare a qualsiasi ora del giorno e della notte, servizio garantito 24 ore su 24. I tastierini sono ovunque, lungo via de’ Cerretani, in piazza Duomo, nelle stradine dietro piazza della Signoria e in San Marco, in Oltrarno.

C’è chi ha scelto il modello meno ingombrante possibile, chi invece quello che si abbina con la targa dorata dell’hotel, dando quel tocco di “luxury” a buon prezzo. Poi c’è anche il minimalista, che ha deciso il modello base, grigio, con i tasti in gomma, che sortisce lo stesso effetto di un pugno in un occhio tant’è il contrasto con i colori delle mura degli edifici. C’è anche chi ne ha installati ben due sulla stessa facciata. Alcuni si trovano sui portoni di legno chiodati, o sulle piccole porticine che ricordano la Firenze di un tempo. Ma poco importa se stona o meno con l’ambiente circostante: l’importante è che sia ben visibile e che la sua funzione sia riconoscibile. Rapido, semplice ma a tratti impersonale, senza anima.

Molte strutture che dispongono del self check-in ne fanno motivo di vanto e lo scrivono sul proprio sito, con tanto di foto e video dimostrativi dove viene illustrato come accedere. La serratura dotata di codice non è una novità in città, ma la sua diffusione si fa sempre più capillare ed è evidente che è il simbolo di un turismo che sta cambiando, che dice addio alle mappe di una volta e ai consigli del receptionist che spiega ai nuovi arrivati i luoghi di interesse e le distanze. Per non parlare delle guide Routard che sembrano aver fatto il loro tempo. Oggi non è più sufficiente il volo più breve o il treno più rapido, per chi non vuole perdere tempo, arriva in soccorso anche il check-in meno faticoso e meno socievole possibile. Al di là dell’aspetto umano dello strumento, adatto a chi divora la città in poco più di un week-end, qualcuno potrebbe obiettare il senso estetico dei tastierini, quasi sineddoche di una Firenze che si apre e si chiude in modo fugace, quella a cui forse pensava la direttrice della Galleria dell’Accademia Cercilie Hollberg quando l’ha definita «meretrice» scatenando una bufera di polemiche.

Incastrati nelle mura, invadono lo spazio che una volta poteva appartenere alle buche delle lettere, accanto a dei campanelli che, molto spesso, non hanno più un nome. Gli edifici si svuotano dei residenti lasciando spazio ai boutique hotel o alle luxury rooms dall’esotica carta da parati che poco ha a che vedere con Firenze. Qualcuno trova un ulteriore senso a questi tastierini, non certo positivo: «Se devo essere sincera li trovo proprio brutti, sembrano delle calcolatrici incastrate. Adatte a chi fa le ore piccole e teme di perdere le chiavi facendo baldoria», suggerisce un’addetta delle pulizie mentre è occupata a disinfettare l’androne un palazzo nei pressi di via Tornabuoni. Ma il rigetto per la pulsantiera digitale non è solo uno capriccio dei fiorentini, stufi di vedere una città, ai loro occhi, sempre più a misura del turista troppo spesso irrispettoso.

Risale a poche settimane fa la protesta avanzata da un consigliere a Parigi: la ville lumiere denuncia l’invasione delle keybox, la piccola scatoletta che necessita di un codice per aprirsi. Al suo interno, i clienti appena arrivati in città trovano le chiavi della camera. L’idea è di mettere fine alla loro installazione, tramite un’apposita legge che verrà discussa questo mese. Se il Consiglio approverà, Parigi sarà la settima città francese a tentare di limitare la diffusione della «AirBnB fever», la febbre da Airbnb, che ha contagiato tutte le più visitate città d’Italia e d’Europa, Firenze inclusa. Prima di lei, troviamo Nizza, Lille e Annecy, che in passato hanno abolito le key box negli spazi pubblici. Come Parigi, anche Venezia è sul piede di guerra. Alcuni residenti, infastiditi dalla visione delle keybox e dei tastierini, si sono rivolti all’amministrazione che, nel dicembre scorso, ha espresso vicinanza e solidarietà alla battaglia dei cittadini. Ma tastierini e keybox non sono altro che la piena dimostrazione che Firenze «ci sta sfuggendo di mano– come suggerisce un barista accanto a palazzo pieno di luxury room dotate della cassetta di sicurezza –, e lo dico contro il mio interesse perché molti clienti sono turisti. Non è più la città che frequentavo quando andavo al liceo». Proprio per ascoltare i disagi e le preoccupazioni dei residenti, l’estate scorsa Sunia e Progetto Firenze, in collaborazione con Cgil, istituirono uno sportello chiamato «Questo condominio non è un albergo».

Oltre a raccogliere le disavventure di chi ha scelto di restare a vivere in centro, il progetto si impegnò a mappare 317 appartamenti, dimostrando che il 57% è abitato da turisti, il 41% da residenti e solo il 2% da studenti. Furono analizzati undici condomini, di cui nove con appartamenti rivolti agli affitti brevi, con percentuali che oscillano tra il 50% e 80%. Solo in un caso su dieci, i proprietari o gestori risiedono nello stesso immobile, perché l’accoglienza agli ospiti si svolge tutta da remoto, tra sms e telefonate. Al resto, ci pensa il tastierino, piccolo e valido complice delle trasformazioni di cui è vittima Firenze, che ogni giorno che passa, vendendosi, perde un po’ se stessa. 

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