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Terreni esauriti e ostacoli: l’utopia del nuovo stadio a Firenze

di Francesca Bandinelli
Terreni esauriti e ostacoli: l’utopia del nuovo stadio a Firenze

Il vicepremier Salvini dice di essere al lavoro per individuare un’area da destinare: ma i terreni non ci sono sono e la burocrazia blocca tutto. Pure Milano ora pensa al restyling

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FIRENZE. Milano come Firenze. Nessuna ruspa sull’impianto della città, non sul Franchi, monumento nazionale, e nemmeno su San Siro, la Scala del Calcio. La via maestra, anche per il capoluogo lombardo, è quella della ristrutturazione del bene. Anche il sindaco meneghino Giuseppe Sala si mette sulla scia della strada traccia da Dario Nardella, qualche centinaio di chilometri più a sud. «Eravamo disposti ad abbattere il Meazza per un nuovo impianto – ha detto ieri in commissione consiliare -, ma se il vincolo lo impedisce è chiaro che la strada maestra per noi diventa la rivalutazione di Sn Siro. Si possono fare i lavori senza chiudere lo stadio: da sindaco dell’area metropolitana non mi opporrei alle ipotesi di nuovi stadi in Comuni che non siano Milano, ma dobbiamo far di tutto per far rimanere le squadre a Milano».

Firenze, con quello che è stato il suo percorso, in qualche modo ha tracciato la via. La questione relativa agli impianti di proprietà, con particolare attenzione alla questione ricavi, è un elemento sempre più importante per lo stato di salute di una società. Il Tottenham, per esempio, nella stagione 2022/23, pur essendo arrivato ottavo in Premier e agli ottavi di Champions ha incassato molto più delle due milanesi, l’una finalista e l’altra semifinalista nella coppa europea principale. Questa è sempre stata la battaglia su cui si è speso Rocco Commisso, cercando, fin dal suo arrivo di realizzare un impianto di proprietà, dall’ipotesi Mercafir fino a quella di Campi Bisenzio, entrambe naufragate. Fin qui, il patron ha sempre detto di non voler più procedere con un investimento di tale portata, infastidito da tanta burocrazia. C’è da capire se potrà esserci un ripensamento, ma quel che è certo è che in Italia, costruire ex novo è una corsa ad ostacoli.

I casi italiani

Fin qui, le società che sono riuscite a realizzare un nuovo impianto sulle ceneri del vecchio – Juventus – o a ristrutturare il vecchio impianto – Udinese e Atalanta – lo hanno fatto non consumando nuovo suolo. A Torino, sulle ceneri del Delle Alpi è nato l’Allianz Stadium: Dacia Arena e Gewiss Stadium, invece, hanno proceduto coi lavori di restyling mantenendo l’impianto aperto durante i lavori, seppur con capienza limitata.

A Firenze, mentre il sindaco Nardella ha annunciato di aver trovato la soluzione per permettere l’inizio dei lavori al Franchi senza far traslocare la Fiorentina, c’è ancora chi spera di poter individuare una superficie da sottoporre all’attenzione del presidente viola. L’area dell’ex caserma Perotti, non è un’idea del vicepremier Salvini, quanto piuttosto della Lega fiorentina: lui, semmai, starebbe lavorando ad una soluzione priva di sprechi di denaro pubblico. Dopo il flop dell’area Mercafir, nella zona nord della città, la sensazione è che anche questo spazio, a pochi chilometri dall’uscita del casello autostradale di Firenze Sud, non risponda alle caratteristiche richieste.
Se Milan e Inter, in questi mesi stanno spingendo per le soluzioni di San Donato (rossoneri) e Rozzano (nerazzurri), mentre la Roma ha presentato un progetto per un nuovo stadio a Pietralata, dall’altra parte sono già certi i restyling del Dall’Ara di Bologna, per cui si aspetta di ultimare l’impianto temporaneo che dovrà ospitare la squadra per le partite casalinghe, e del Castellani, con l’Empoli che presto presenterà il suo progetto di ristrutturazione step-by-step.

All’estero

Lontano dall’Italia, l’esempio a cui guardare è il futuristico stadio del Tottenham, impianto-gioiello diventato una macchina da soldi, capace di portare in media un incasso di 5 milioni di sterline ad ogni partita, e trasformandosi a seconda delle necessità in un palcoscenico per ogni evenienza, dai concerti (i l prato, sopraelevato di quasi due metri dal terreno, si ritrae per fare posto a concerti o incontri di boxe o alle partite di football americano, con un manto erboso dedicato) alla pista di go-kart che entrerà in funzione dall’estate prossima. È nato lì dove sorgeva il vecchio White Hart Lane ed è diventato il punto di riferimento per la nuova architettura degli impianti sportivi.

Anche l’Albania, con l’architetto Casamonti, che ha curato il progetto del Viola Park, ha puntato sulla realizzazione del nuovo stadio lì dove sorgeva il vecchio. È stata recuperato l’ingresso storico in marmo, rispettando e lasciando al proprio posto la parte monumentale realizzata da un grande architetto Gherardo Bosio (per altro fiorentino), inserendo attorno quei comfort necessari a far apprezzare una partita esattamente come uno spettacolo di teatro.
L’Arsenal, invece, ha cominciato la costruzione di quello che oggi è conosciuto come l’Emirates Stadium nel 2004. Si è spostata di 450 metri rispetto al vecchio stadio di Highbury, dove i gunners hanno scritto pagine indelebili di storia vincendo 13 titoli inglesi e 14 coppe nazionali. La vecchia casa è diventata un complesso residenziale di lusso, una soluzione ibrida in grado di mettere insieme modernità e tradizione. Non più il campo come tappeto per ospitare le partite, ma come giardini condominiali: ma non è tutto, perché quelle che un tempo erano le tribune sono state adibite, oggi, ad appartamenti.

In Spagna, invece, a spostarsi dal centro di Madrid è stato l’Atletico, la cui casa è diventato il Wanda Metropolitano, a discapito del Vincente Calderon, demolito tra il 2019 e il 2020 e al cui posto nascerà il parco Atletico di Madrid. 
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