Sicurezza
La Città 30 si allarga ancora. Ma Salvini detta nuove regole
Palazzo Vecchio vuole istituire il limite di velocità in altre cinque zone Giorgetti: copriremo il 50% delle vie. Ma la direttiva potrebbe eliminarle
FIRENZE. L’ombra della direttiva Salvini piomba sull’estensione delle zone 30 in città, ma Palazzo Vecchio ostenta ottimismo «Siamo tranquilli». Ieri il ministero delle Infrastrutture ha diffuso una direttiva in cui vengono posti dei paletti che di fatto impediscono la creazione di "Città 30", l’ultimo atto dello scontro che in questi giorni ha visto fronteggiarsi il vicepremier e il sindaco di Bologna Matteo Lepore.
«La regolazione della circolazione stradale deve essere operata in maniera capillare, in ragione delle precipue caratteristiche di ciascuna strada o tratto di strada» si legge nella nota del Mit, dove vengono specificate anche le principali condizioni per abbassare il limite di 50 km/h: assenza di marciapiedi e movimento pedonale intenso, anormali restringimenti delle sezioni stradali, pendenze elevate, andamenti planimetrici tortuosi tipici di nuclei storici e vecchi centri abitati, frequenza di ingressi e uscite carrabili da fabbriche, asili, scuole, parchi, pavimentazioni sdrucciolevoli o curve pericolose.
Il provvedimento potrebbe quindi rimettere in discussione il progetto di ampliamento delle zone 30 anche a Firenze, dove si prevede di raggiungere presto la copertura del 50%. «Ad oggi le zone 30 - spiega l’assessore alla mobilità Stefano Giorgetti - sono presenti nel 30% del centro abitato. Nei prossimi mesi si aggiungeranno altre cinque zone: a Coverciano, Campo di Marte, Soffiano, Statuto e San Bartolo a Cintoia. Si tratta di progetti specifici per le zone in cui ci sono molte residenze, scuole e intersezioni importanti, per evitare incidenti. Dopo abbiamo in programma anche interventi nelle zone di Mantignano-Ugnano, Gioberti e le Piagge. Con questi arriveremo a coprire il 50% del centro abitato».
Un progetto su cui ora pesa la presa di posizione del Mit. «Valuteremo come verrà esplicitata la direttiva - commenta l’assessore - Ma noi non abbiamo fatto scelte generalizzate, quindi siamo molto tranquilli. La riprova è che dove sono state attivate le zone 30 si sono dimostrate indispensabili per la sicurezza. Poi ovviamente il confronto non mancherà». A Firenze le zone 30 già istituite si trovano in centro e nel parco delle Cascine, nell’area del Villaggio Forlanini, a Brozzi, Castello, Poggetto, Cure, Gavinana, Galluzzo e Podestà; l’ultima delibera in materia licenziata da Palazzo Vecchio riguarda l’estensione del provvedimento alle cinque nuove aree oltre all’ampliamento di quella già istituita in via di Ripoli.
«Non si tratta solo di cambiare la segnaletica stradale - precisa Giorgetti - ma di lavorare sulla sicurezza con interventi come l’allargamento dei marciapiedi, il restringimento delle carreggiate e l’arretramento degli attraversamenti pedonali rispetto alla svolta in modo che siano meno pericolosi. Per quanto riguarda gli ultimi, si tratta di interventi ancora da finanziare, ma dove sono stati realizzati hanno già prodotto dei risultati, basta pensare all’intersezione tra via Datini e via Traversari dove si verificavano spesso incidenti e ora non più». Niente temuti autovelox però nelle nuove aree 30. «Tutti gli autovelox che ci sono in città - sottolinea - sono precedenti agli ultimi dieci anni, come amministrazione abbiamo fatto richiesta solo per due nuovi, uno in via Nenni e uno in viale Redi, per cui però non ci sono ancora arrivate le autorizzazioni. Non sono previsti nuovi autovelox in queste zone, ma ci sarà la polizia municipale».
Il paragone con il "caso" Bologna non preoccupa l’assessore: «Si tratta di due cose diverse. Nel nostro caso non è un provvedimento generalizzato, ma elaborato in base alla sicurezza stradale, e va avanti da tempo, abbiamo iniziato più di due anni fa nel Quartiere 3, che abbiamo scelto perché non c’erano cantieri della tramvia». Una scelta rivendicata anche dal sindaco Dario Nardella intervenuto durante la trasmissione L’aria che tira: «A 30 km/h il tasso di mortalità è del 10% massimo, a 50 km/h la percentuale sale al 50%, qui il tema sono le vite umane e non il capriccio di un sindaco. L’anno scorso abbiamo avuto 500 pedoni morti e quasi sempre per la velocità. Poi una cosa è mettere il limite a 30 km/h nelle strade grandi, un altro è metterlo nelle zone molto abitate. Ricevo un sacco di lettere di cittadini che dicono che si corre troppo nelle strade».
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