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Salute e diritti

Disforia di genere, cos'è e perché i trattamenti dei minori in un ospedale toscano sono diventati un caso nazionale

di Danilo Renzullo

	I colori della bandiera dell'orgoglio transessuale e l'ingresso dell'ospedale Careggi
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I colori della bandiera dell'orgoglio transessuale e l'ingresso dell'ospedale Careggi

Nel centro del policlinico fiorentino gli ispettori inviati dal ministro Schillaci: «Nessuno scopo punitivo, vogliamo capire come si svolgono i percorsi»

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FIRENZE. «Nessuno scopo punitivo», si affrettano a precisare dal ministero. È vero, è stata predisposta «una visita ispettiva», ma «in realtà è un audit, un ascolto dei professionisti impiegati per capire le procedure e i percorsi terapeutici attivi», sottolinea Mara Campitiello, capo segreteria tecnica del ministro della Salute. Una verifica sul campo di quello che la Regione Toscana, su richiesta del ministero, ha messo nero su bianco in una relazione inviata al ministro Orazio Schillaci lo scorso 13 gennaio per far luce sui percorsi del centro multidisciplinare per la disforia di genere nei minori di Careggi.

Disforia di genere: che cos'è?

Vediamo la definizione che ne dà Iss Salute. "La disforia di genere è una condizione caratterizzata da una intensa e persistente sofferenza causata dal sentire la propria identità di genere diversa dal proprio sesso.

Il sesso è l'insieme di tutte le caratteristiche biologiche che contraddistinguono l'essere femmine o l'essere maschi (sesso biologico): i cromosomi sessuali (XY per i maschi e XX per le femmine), le gonadi (testicoli per i maschi e ovaie per le femmine), i genitali esterni e i caratteri sessuali secondari (sviluppo delle mammelle, presenza di peli sul volto, timbro della voce, etc.) che compaiono nel periodo dello sviluppo sessuale (pubertà).

Il genere si riferisce a caratteristiche dipendenti da fattori culturali, sociali, psicologici che definiscono comportamenti considerati tipici per l'uomo e per la donna. Il sentire di appartenere intimamente all'uno o l'altro genere costituisce l’identità di genere"

E ancora: "Per la maggior parte delle persone il sesso biologico e l'identità di genere coincidono. Per altre, l'identità di genere è diversa dal sesso biologico; alcune persone, per esempio, si sentono/vivono come una donna, ma sono di sesso biologico maschile; altre, si sentono/vivono come un uomo ma sono di sesso biologico femminile; altre ancora, sentono di non appartenere a nessuno dei due generi maschile e femminile. Il termine transgender sta proprio ad indicare quelle persone con un'identità di genere diversa dal sesso biologico".

"L'allarme" sui trattamenti al Careggi

All’indomani, soprattutto, dell’interrogazione presentata lo scorso dicembre dal senatore e capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama Maurizio Gasparri per un’ipotetica «superficialità» con la quale verrebbero effettuati «la diagnosi e il trattamento della disforia nei bambini» puntando l’attenzione «sull’assenza di un’assistenza psicoterapeutica e psichiatrica» e sulla somministrazione della triptorelina. Un “allarme” che ha spinto il ministero ad inviare gli ispettori.

Anzi, uno staff di professionisti (composto da un rappresentante della commissione salute, da due dell’istituto, da uno del comitato di bioetica e da due rappresentanti del ministero), incaricato – tra ieri e oggi – di ascoltare gli operatori e i professionisti del centro del policlinico fiorentino per capire le modalità di accesso, i percorsi effettuati e le terapie proposte e somministrate. «Non abbiamo trovato criticità nella relazione, assolutamente in linea con le raccomandazioni sia del comitato di bioetica nazionale che dell’Aifa. L’intento è di verificare i percorsi sul campo», specifica Campitiello. Una decisione, quella dell’invio degli ispettori, “rafforzata” anche dall’arrivo al ministero di una pec con allegato un audio con la quale una persona racconta il “caso” Careggi. Una segnalazione, accompagnata dalla lettera di un avvocato, ora al vaglio del ministero.

Le indagini e la relazione

Entro un mese la relazione finirà sul tavolo del ministro e servirà, da un lato, a rispondere all’interrogazione presentata da Gasparri e ad assumere eventuali provvedimenti concreti in caso di «profonde criticità», e dall’altro a contribuire al percorso di analisi avviato da qualche mese dal ministero per predisporre «linee di indirizzo» per tutti i centri. Quelle, cioè, che al momento mancano. A partire dall’obbligo di assistenza psicoterapeutica e psichiatrica.

«Non è un obbligo, perché in Italia mancano dei protocolli, delle linee di indirizzo – aggiunge Campitiello –. Nella relazione inviata dalla Regione c’è scritto che il centro ha un neuropsichiatra di riferimento, anche se non in sede. Hanno la figura professionale a sostegno di questo percorso, con l’ispezione verifichiamo quanto e in che modo viene usata. Purtroppo, però, non è obbligatorio: è solo raccomandato dall’Aifa. Una linea che dovrebbe avere ogni centro, ma non c’è un obbligo di attenersi a questo». Un “mondo” non regolamentato, o quasi.

Che ad inizio dicembre ha spinto il ministero ad istituire un tavolo con i maggiori esperti «per redigere delle linee guida omogenee per tutti». «Quando nella pratica clinica mancano linee di indirizzo, i centri vanno in ordine sparso – aggiunge Campitiello –, ma una sanità è corretta se è omogenea e cioè se fornisce lo stesso servizio a tutti. Anche se questa è una tematica di nicchia, oggi riguarda – secondo le stime – l’1% della popolazione, in netto aumento rispetto agli anni Ottanta, quando era intorno allo 0,002%». L’obiettivo è anche «governare» l’uso e la somministrazione della triptorelina a fronte dell’aumento dei centri sanitari che fanno ricorso al trattamento farmacologico, passati negli ultimi due anni da 4 a 23». Tra questi il centro di Careggi, che nel 2023 con il farmaco ha “trattato” 26 casi. Tutti bambini tra i 10 e i 12 anni.

I numeri degli accessi al Careggi

Nel 2022 ci sono stati 60 accessi e 18 prescrizioni per il trattamento farmacologico. Nel 2023 gli accessi sono stati 150 e le prescrizioni 26. L’età media dei pazienti che accedono al Centro regionale per l’incongruenza di genere (Crig) dell’Azienda ospedaliero universitaria di Careggi è di 14,8 anni e quella dei casi per i quali risulta necessario il trattamento farmacologico è di 11. Cioè, il trattamento farmacologico con triptorelina è possibile solo in pazienti tra 10 e 12 anni. Numeri e dati messi nero su bianco in una relazione inviata dalla Regione Toscana una decina di giorni fa al ministero della Salute riguardo al trattamento dei bambini con disforia di genere e all’uso del farmaco triptorelina.

Il Crig, spiega la relazione, «ha aggiornato le proprie procedure interne di funzionamento in seguito alla pubblicazione dell’ultima determina Aifa» e le attività sono svolte, «in applicazione della normativa vigente, delle raccomandazioni scientifiche nazionali e internazionali». Per quanto riguarda il percorso di accesso lo psicologo «valuta nell’arco di circa un anno, se il paziente soddisfa i criteri diagnostici per la disforia di genere». In caso contrario viene «dimesso o inviato al neuropsichiatra di riferimento».

Se invece soddisfa i criteri per la diagnosi di disforia di genere, «l’utente e la famiglia continuano a ricevere regolari colloqui psicologici di sostegno e psicoeducazione con l’attivazione dell’equipe multidisciplinare e specialistica» che «ha il compito di confermare la diagnosi di disforia di genere analizzando ogni singolo caso e confermando la mancata efficacia della precedente assistenza psicologica, psicoterapeutica o psichiatrica». Solo a quel punto, sottolinea la Regione, «la famiglia e l’adolescente sono presi in cura dall’endocrinologo che esegue la visita e richiede accertamenti diagnostici previsti per l’eventuale prescrizione del farmaco».

 

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