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Firenze, il governo invia 60 militari. Nardella: «Bene ma non basta»

di Valentina Tisi
Una camionetta dell’Esercito vicino al Duomo: il programma Strade sicure è attivo nelle città dal 2016
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Una camionetta dell’Esercito vicino al Duomo: il programma Strade sicure è attivo nelle città dal 2016

Donzelli: il problema si risolve con un cambio in Comune

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FIRENZE. In arrivo 60 militari in più a Firenze che fanno salire a 144 le unità presenti in città. Passano infatti da 60 a 100 i militari dedicati al progetto Strade sicure e da 24 a 44 quelli di Stazioni sicure. «È il segnale concreto dell’attenzione che il governo sta rivolgendo alle richieste di maggiore vigilanza e prevenzione nelle nostre città» afferma il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, richiamando anche «l’impegno dell’esecutivo, sin dal suo insediamento, per incrementare le assunzioni nelle forze di polizia, che sta consentendo una significativa inversione di tendenza rispetto all’aggravamento delle carenze in organico registrato negli anni precedenti».

Sono stati ripartiti sul territorio nazionale 6. 800 militari, 800 sono destinati a presidiare le stazioni ferroviarie di Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Bari e dei maggiori capoluoghi del Paese. Una risposta al grido d’allarme che ormai da mesi si alza dalla città, sempre più nella morsa di pusher e ladri, con le spaccate che si susseguono a ripetizione. Un arrivo accolto positivamente da Palazzo Vecchio, che però continua a sottolineare l’esigenza di inviare sul territorio anche i 200 agenti in più richiesti da tempo che ancora mancano all’appello. «Sono militari per Strade sicure – evidenzia infatti il sindaco Dario Nardella – li avevamo chiesti e ringrazio Piantedosi. Però occorrono anche forze dell’ordine, polizia, carabinieri, guardia di finanza perché sono loro quelli più adatti ed efficaci a contrastare scippatori, rapinatori e spacciatori».

Una richiesta ribadita anche dall’assessora alla sicurezza Benedetta Albanese: «Bene i militari nelle stazioni e per il progetto strade sicure che saranno inviati grandi città italiane, ma servono più forze dell’ordine per intervenire nelle zone più sensibili, sennò si continuerà a scaricare sui territori il problema che invece deve essere affrontato dal governo con risorse e strumenti adeguati». Ma poche ore dopo è Giovanni Donzelli a fare esplodere la polemica politica: «Nell'area metropolitana di Firenze – dice il deputato e il plenipotenziario di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli – dal 10 gennaio 2023 al 10 gennaio 2024, sono stati assegnati 260 uomini fra agenti di Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza. Nella sola città di Firenze sono impiegati nuovi 109 poliziotti, 42 carabinieri e 13 finanzieri. Anche considerando le cessazioni, grazie ai 60 militari di 'strade sicure' e 'stazioni sicure' annunciati oggi, il saldo netto delle divise in più dall'insediamento del governo Meloni supera ben oltre le 200 unità nell'area metropolitana. Il problema della sicurezza a Firenze è causato da decenni di governi locali targati Partito democratico: per risolverlo non servono le bugie di Nardella e Funaro che scaricano le colpe sull'esecutivo. Serve semplicemente un cambio di guida politica a Palazzo Vecchio».

«I numeri presentati dall’onorevole Giovanni Donzelli sono dati a casaccio. È sufficiente parlare con le sigle sindacali della Polizia per rendersene conto: noi lo facciamo e ci dipingono tutt’altro scenario e consigliamo di fare altrettanto anche a chi siede in Parlamento», ribatte a stretto giro l’assessora Albanese: «Non solo il saldo tra ingressi e uscite per la nostra città è negativo ma addirittura è in calo. Perché anche a fronte degli ultimi arrivi, i famosi 24 agenti, sono 60 quelli che se ne sono andati soltanto nel mese di dicembre». E il deputato dem Federico Gianassi rincara: «Le parole di Donzelli sono ridicole. Secondo lui la Città Metropolitana è piena giorno e notte di centinaia di agenti. Si vede che ormai è barricato nei palazzi romani e non frequenta più le strade delle città italiane».

Per il Comune quindi questa prima risposta è importante ma non sufficiente a riportare la sicurezza in città. Dal centrodestra invece l’arrivo dei militari a Firenze è accolto come un segno di attenzione del governo Meloni nei confronti del territorio. «Si tratta di una risposta concreta alle esigenze espresse dai cittadini di maggiore controllo e vigilanza – commenta il deputato e coordinatore regionale toscano di Fratelli d’Italia Fabrizio Rossi – e che conferma quanto questo esecutivo, alle promesse, faccia seguire regolarmente il loro mantenimento con i fatti. La protezione e la tutela della sicurezza delle persone è stata, è e sarà sempre al primo posto per il nostro governo».

Insomma nessun governo cattivo nei confronti di Firenze e delle città guidate dalle amministrazioni di centrosinistra, fanno notare i partiti di centrodestra, come testimoniano i militari inviati anche in altre città come Milano (più 150 rispetto al 2023), Roma (più 200). «La salvaguardia delle persone è una questione che, da sempre, sta particolarmente a cuore alla Lega e siamo, dunque, soddisfatti che questa iniziativa per contrastare la criminalità, sia stata ulteriormente potenziata anche nel capoluogo toscano – rincarano la dose Giovanni Galli e Federico Bussolin, rispettivamente consigliere regionale e comunale della Lega – Firenze è, purtroppo, alle prese con una delinquenza sempre più crescente e tale azione sul territorio è fondamentale per far sì che la legalità abbia il sopravvento sulla malvivenza».

Intanto il primo cittadino di Firenze, oltre a insistere con l’esecutivo affinché vengano mandati a Firenze 200 agenti tra polizia e carabinieri, chiede anche un incontro alla presidente del consiglio per affrontare, insieme agli altri sindaci, il tema dei tagli. «Il governo – dice Nardella al Corriere Fiorentino – ha grandi problemi. Deve trovare, tra patto di stabilità e riforme fiscali, 25 miliardi di euro l’anno e ciò non può voler dire tagli ai servizi. Il governo deve avere più attenzioni alle città. Più volte ho avanzato l’idea che la premier Meloni convochi i sindaci. Abbiamo incontrato Conte, Draghi, Gentiloni, tutti i presidenti del Consiglio. Occorre un tavolo di confronto e collaborazione, i primi cittadini sono pragmatici, non ideologici. Se il governo fa dei tagli alle città fa un errore gravissimo».

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