Presunti abusi alla Rari Nantes: i pm impugnano le assoluzioni
Firenze, a luglio scorso era stata accordata la concessione demaniale
FIRENZE. La vicenda dei presunti abusi relativi alla sede storica della Rari Nantes Florentia in lungarno Ferrucci sembrava essersi conclusa nell’agosto del 2023, con la concessione demaniale accordata alla società dalla Regione Toscana. Ma sul fronte giudiziario la questione è ancora aperta. La procura di Firenze infatti ha impugnato in appello la sentenza del processo di primo grado, conclusosi con un’assoluzione per tutti gli imputati nel settembre del 2020. La prima udienza del processo di secondo grado è stata fissata per il 14 marzo prossimo.
Gli inquirenti insomma hanno ribadito la loro tesi, secondo la quale le opere realizzate abusivamente in area demaniale, in riva all’Arno, potrebbero provocare un ostacolo del deflusso dell’acqua, con conseguente pericolo di inondazione. Ipotesi, quella accusatoria, non accolta dal giudice di primo grado e che era stata respinta anche in sede di ricorso contro il sequestro della struttura sulla riva sinistra dell’Arno, prima da parte del tribunale del riesame e poi, in via definitiva, dalla Cassazione.
La vicenda giudiziaria inizia nel gennaio del 2013, quando la procura chiede e ottiene il sequestro dell’area. Esattamente tre mesi dopo, il 3 aprile, arriva il verdetto del riesame, secondo cui le opere costruite attorno alla piscina, come il gazebo e la copertura in legno del pavimento della terrazza, «data la loro modestia» non possono «aver fatto sorgere il pericolo di una inondazione». «Se poi il sorgere del pericolo si riferisse alla presenza della piscina Raspini, si rileva che l’aver fatto sorgere il pericolo di inondazione non può essere riferito all’attuale dirigenza, trattandosi di un manufatto realizzato circa mezzo secolo fa». Una convinzione poi ribadita dagli Ermellini della Suprema Corte.
Poi è arrivato il processo, conclusosi nel settembre del 2020, con l’assoluzione del presidente della Rari Nantes Florentia Andrea Pieri, difeso dagli avvocati Nicola Muncibì e Sergio Cecchi, e per gli altri otto imputati, tra cui il titolare della società che gestiva il bar. Pieri è stato assolto con la formula «perché il fatto non sussiste» dall’accusa di occupazione abusiva di area demaniale fluviale, e perché «il fatto non costituisce reato» da quella di aver fatto persistere il pericolo di inondazione. Dichiarata prescritta la contestazione di abuso edilizio.
L’accusa aveva chiesto il sequestro preventivo della struttura, una condanna a due anni per Andrea Pieri, a un anno per il gestore del bar e l’assoluzione per gli altri sette imputati.
«Il giudice di primo grado ha accolto in pieno la tesi della difesa – afferma l’avvocato Nicola Muncibì –. L’istruttoria ha smentito il rischio che ci possa essere un pericolo di inondazione».
Dopo le sentenza è arrivata, nel luglio del 2023, la concessione demaniale da parte della Regione. Di recente, nel dicembre del 2023, la Rari ha festeggiato 120 anni di storia alla presenza, tra gli altri, del presidente della Regione Eugenio Giani. Per la piscina Raspini è in ponte un progetto di riqualificazione che prevede, tra l’altro, la realizzazione di una nuova copertura con materiali sostenibili.
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