Sicurezza
Fiorentina, restyling dello stadio: troppa incertezza. Perché ora il Franchi è in una strettoia
La paura è quella di vedere naufragare anzitempo il progetto: c’è una ciambella di salvataggio
FIRENZE. La paura di veder sfumare il sogno di un restyling d’autore dello stadio Franchi, adesso, fa novanta. E non è solo uno spettro che, dall’altra sera, al termine del primo tavolo in Prefettura, aleggia sempre più in città. Sì, perché ristrutturare lo stadio continuando ad ospitare squadra e tifoseria pare sempre più complicato. Al pari di ottenere la proroga sulla consegna della ristrutturazione dell’impianto, sia che ad esprimersi sia Roma (il Mef il suo "no" lo ha già fatto arrivare senza incertezze), sia che il compito tocchi all’Europa. In ogni caso, questo passo rischia di diventare un pericoloso "precedente". Vantaggioso per Firenze, ma anche capace di essere "rivendicato" da altre realtà per ottenere lo stesso risultato.
Il problema resta sempre il solito: dove giocherà la Fiorentina al termine del campionato in corso? Lo scenario, per quanto nebuloso, è scandito da alcune date incontrovertibili. Entro marzo devono cominciare i lavori propedeutici intanto in Curva Ferrovia, a cominciare dallo smontaggio del maxischermo. Poi, entro il 30 aprile la società viola dovrà comunicare alla Uefa quale sarà la sede delle gare internazionali per la stagione 2024/25. Il Mapei di Reggio Emilia, allo stato attuale, sembra essere la soluzione più facilmente praticabile: in fine dei conti, anche l’Atalanta, durante la ristrutturazione del Gewiss Stadium, in campo internazionale "emigrò" a San Siro. Invece, entro il 4 giugno si dovrà indicare alla Lega dove di giocheranno le partite interne di Serie A e qui la questione è ingarbugliata. Fuori regione, Cesena e Modena, le due realtà indicate dal dg viola Joe Barone, si sono tirate fuori.
In Toscana, invece, non c’è una soluzione i cui requisiti combacino con le richieste. Ci sarebbe stato Empoli ma, al di là di una capienza ridotta rispetto al Franchi, le motivazioni legate anche all’ordine pubblico addotte dalla sindaca Barnini non sembrano lasciare spazio ad altre soluzioni se non il niet finale. Per altro, a breve la società azzurra presenterà il progetto di restyling del proprio impianto, quindi il numero di spettatori disponibile finirà per ridimensionarsi ulteriormente.
Ecco perché l’ultima ciambella di salvataggio per un restyling può essere rappresentata da Euro 2032: Firenze è in corsa, insieme ad altre città italiane per ospitare parte della manifestazione. Presentarsi con un impianto solo da ultimare avrebbe rappresentato un "quid" da non sottovalutare, ma la centralità della città potrebbe anche spingere a finanziare la risistemazione dell’impianto esattamente come accadde per i Mondiali di Italia ’90, anche se la scelta non è poi così scontata.
Quel che è certo è che la Fiorentina non pare intenzionata a muoversi dalle proprie posizioni: la società aspetta ancora di conoscere risposta alle domande fatte, dal dove andare a giocare non appena scatterà la chiusura totale dell’impianto, fino a quelli che saranno i costi relativi alla concessione che dovranno essere corrisposti a partire dall’agosto 2026 quando si immagina che l’operazione di ristrutturazione possa essere stata completata, almeno stando alla road-map stilata dallo studio Arup, in occasione della vincita del concorso di idee indetto proprio dall’amministrazione.
In mezzo a tutto ciò ci sono i tifosi che intanto continuano a far sentire la loro voce: dopo lo striscione appeso in Curva Ferrovia, in occasione della gara di Coppa Italia col Bologna (#Dove gioca la Fiorentina?), continua il battage on line per cercare di tenere alto il livello d’attenzione. Chiedono pari trattamento rispetto alle altre realtà: Udinese e Atalanta, per esempio, non hanno mai abbandonato la propria casa durante la ristrutturazione.
La speranza è che si arrivi a questo anche a Firenze.
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