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Firenze, Schmidt nell'ultimo giorno agli Uffizi parla già da candidato della destra: «Ecco le idee per la mia Firenze»
L'ormai ex direttore degli Uffizi non conferma ufficialmente la candidatura: «Candidato? Decido a gennaio, e mi vedrete spesso» Dallo stadio alle periferie, c’è (quasi) un programma
Nemmeno oggi tradisce un po’ di commozione. «Oggi è l’ultimo giorno che passo dalla mattina alla sera agli Uffizi». E niente, nemmeno una piccola venatura di nostalgia per questo gigante di 55 anni arrivato ai vertici del museo più importante d’Italia otto anni fa, lui che a Firenze aveva passato gli anni degli studi di perfezionamento e trovato perfino l’amore della sua vita. Eike Schmidt ha cominciato la sua giornata come sempre. «Mai iniziarla senza cappuccino e pasta», dice parlando dal caffè con vista su Palazzo Vecchio e il Duomo.
Mai farlo insomma rinunciando a uno dei simboli italiani nel mondo. Anche se lui, il tedesco che ha appena preso la cittadinanza italiana e che il centrodestra spera di schierare come candidato sindaco per le elezioni di giugno sembra metodico, tutto d’un pezzo e nell’immaginario collettivo fiorentino appare austero e un po’ rigido, ama svariare, incastrare nell’agenda piena di appuntamenti fissati da tempo impegni imprevisti, sorprese dell’ultimo momento, quasi per misurare la sua capacità creativa e di reazione.
Ci deve essere affezionato a Firenze proprio perché tutta questa bellezza intorno in fondo è frutto di intuizione e genio. Lo storico dell’arte e manager che ha fatto grandi gli Uffizi battendo tutti i record, ama i suoi scorci improvvisi. «Il bello è cercare una vista sempre diversa, inusuale, anche se amo particolarmente il panorama della città vista da Fiesole o da Palazzo Pitti». Ma non fatevi illudere, Schmidt non è uno da sturm und drang, da sindrome di Stendhal. Ogni volta che uno pensa di pungerlo o sorprenderlo, sfodera questo sorriso guascone, un po’ sarcastico, di uno che ha già capito dove vorresti andare a parare e allora è lui a condurti dove vuole.
Direttore, oggi è l’ultimo giorno. Le mancherà tutto questo?
(Eccolo, primo sorriso volpino di Schmidt) «No, perché io penso di tornare regolarmente e di vedere la sorpresa negli occhi degli altri».
Vabbè, suvvia, ha detto che deciderà della sua candidatura sotto il sole di Napoli. Ha deciso? Quando ce lo dirà? Prima o dopo Befana?
«No. Non ho deciso quando deciderò, né ho deciso come deciderò».
Però ha detto che non farà il direttore pendolare di Capodimonte. Pure De Luca chiede chiarezza.
«Questo è chiaro, bisogna rendersi conto che magari in un borgo con duemila abitanti non soltanto continuare a lavorare è necessario per vivere, ma è giusto che anche il sindaco lavori. Ma per servire una grande città il sindaco deve fare il sindaco e nient’altro. E questo vale anche per un grande museo come gli Uffizi o Capodimonte. Qui agli Uffizi devo fare 30mila firme ogni anno e devo anche leggere e spesso scrivere quello che firmo. È dunque impensabile fare in parallelo due cose di questo genere. Per servire il pubblico e lo Stato bisogna concentrarsi su una cosa sola».
Se dovesse essere, sarà una campagna elettorale lampo. Deciderà e poi le resteranno pochi mesi per lanciarsi nella sfida.
«Per tutti è sempre così. Anzi, le campagne all’americana che iniziano tre anni prima delle elezioni sono problematiche. La politica non si può trasformare in un’eterna campagna elettorale. È una cosa sana se la campagna, come previsto dalla legge, dura sei settimane, massimo due o tre mesi».
Una campagna lunga serve a far conoscere bene il candidato. Lei in città crede di avere notorietà?
«Chi non mi conosce adesso non mi conoscerà mai. Ho vissuto una vita così pubblica come direttore degli Uffizi. .. Però c’è anche gente che ha fatto dieci anni l’assessore ed è poco conosciuto ancora oggi».
È più conosciuto lei o Sara Funaro?
«Lascio a voi decidere».
Si è definito antifascista, democratico e moderato. Definirebbe nello stesso modo il partito di Meloni?
«Io non do definizioni ai partiti, non faccio il critico politico. È molto chiaro però che Meloni ha fissato linee rosse verso la nostalgia fascista molto nette e ha agito su questo: non ha accettato le persone che si sono messe accanto a queste linee rosse».
Nardella lancia alcune proposte al neodirettore Simone Verde: un percorso unico fra Palazzo Vecchio, Vasariano, Pitti e Boboli, e poi si augura che si instauri una collaborazione fra Comune e Uffizi, sottolineando implicitamente che finora non c’è stata.
«Proposte che fanno capire la poca fantasia, il poco aggiornamento sui fatti e la poca memoria storica del sindaco, perché due delle proposte sono state fatte una quindicina di anni fa da Matteo Renzi e sono state realizzate. Il percorso del Principe esiste già grazie al programma dell’Unesco, e grazie a questo è stato possibile avere i finanziamenti per il restauro del Corridoio Vasariano. Esistono già anche biglietti che comprendono i musei civici e quelli dello Stato a partire dalla Firenze Card gestita proprio dagli uffici del sindaco. Anche per la richiesta di collaborazione potrebbe chiedere i diritti d’autore a Renzi. Per le mostre da fare insieme al Comune noi ne abbiamo fatte tante e continuiamo a prestare in maniera molto generosa opere degli Uffizi a Palazzo Vecchio».
Nardella chiede a Verde anche di togliere le gru che deturpano la vista su Firenze. Sottotesto: Schmidt non c’è riuscito.
«Stupisce che Nardella dopo 15 anni scopra l’esistenza delle gru. Sono lì perché nel 2006 l’allora sindaco e ministro della Cultura, che era del suo partito, decise la via meno costosa. In tutti questi anni il sindaco avrebbe potuto chiedere al ministro di introdurre una norma per sostituirle con dei montacarichi. Ho fatto una proposta che avrebbe permesso di togliere la gru all’ingresso nell’immediato, a prezzo di un pagamento più alto, ma non è stata accettata dagli uffici di competenza e ho fatto un’altra proposta che garantisce che queste gru vadano tolte dopo il completamento del restauro dei tetti e delle facciate che si calcola in un anno e mezzo al massimo. Il vero scandalo è un altro».
Quale?
«Anche se togliessimo le gru degli Uffizi al panorama di Firenze non sarebbe d’aiuto. Andate al Piazzale, da lì si vedono almeno altre 15 gru. E chi le autorizza? C’è solo una persona che potrebbe fare qualcosa di più: il sindaco, che potrebbe introdurre una norma che vieta le gru nel centro storico di Firenze. Non l’ha mai fatta, lo sfido a farla negli ultimi sei mesi di mandato».
Immaginiamo dovesse candidarsi. Molti sono sicuri che lei conosca bene il centro storico e le istituzioni culturali, ma molti si chiedono: “Schmidt è mai stato in una periferia”?
«Guardate nei vostri archivi, sono stato il primo direttore degli Uffizi a recarsi a Novoli e poi in vari luoghi della Città metropolitana per parlare con i cittadini del progetto degli Uffizi diffusi. Quindi, certo che le conosco, probabilmente anche meglio di altri».
Dice di leggere i giornali ogni mattina, avrà letto della vicenda dello stadio: il restyling, i soldi che mancano, la Fiorentina che deve ancora capire dove andrà a giocare la prossima stagione se ci saranno i lavori. Che idea s’è fatto e cosa avrebbe fatto lei?
«A voi in questa storia vi è sembrata un’amministrazione che programma bene le cose? ».
Ha risposto con una domanda…
«Se io fossi il proprietario della Fiorentina sarei estremamente preoccupato, e lo sarei anche se avessi l’abbonamento annuale per le partite».
Le piace il calcio?
«Mi piace ma bisogna darsi delle priorità. E fare il direttore degli Uffizi ha assorbito il mio tempo».
Se dovesse tifare tiferebbe Fiorentina?
«Ho tifato Fiorentina in questi anni di bel gioco. Ma la mia fase da appassionato è passata, l’ho avuta quando avevo 13-14 anni, coincise con le prime stagioni in serie A del Friburgo, la squadra della mia città di origine».
Ha detto che da quando è arrivato, la città è diventata più insicura e sporca. Cosa farebbe per migliorarla dato che nel frattempo è aumentato il flusso di turisti e dunque anche la microcriminalità?
«La micro e non solo tanto micro. Intanto posso dire ciò che ho fatto agli Uffizi. Non solo abbiamo istituito una segnaletica che chiarisce che è vietato mangiare il panino sotto i loggiati per evitare di danneggiare le pietre. Ma abbiamo anche istituito una vigilanza giurata di giorno e notte e ha fatto la differenza. Certo, non basta. Bisogna collaborare con le forze dell’ordine e per fortuna sia gli Uffizi che a Pitti abbiamo una piccola caserma dei carabinieri. Ma senza questi saremmo davvero messi male».
Nardella chiede 200 agenti al governo. Non crede che servano davvero?
«Se qualcosa funziona è sempre merito del sindaco, se invece non funziona è colpa del governo».
Ha difficoltà a trovare taxi?
«Dipende. C’è un disequilibrio. Talvolta quando torno la sera tardi in stazione per fortuna ci sono i militari di Strade sicure, altrimenti la stazione sarebbe un posto poco raccomandabile. Ecco, alcune volte ho trovato 30 taxi parcheggiati che aspettavano i clienti, altre volte cento persone in fila e nessuna auto bianca. Certamente ci sarà la possibilità di migliorare la gestione dei taxi».
In questi giorni ci sono un sacco di aggressioni ai rider. Ha mai ordinato cibo da asporto facendoselo portare da uno di loro e che pensa di questi lavoratori senza diritti?
«Serve una norma nazionale per proteggere chi fa questo mestiere diventato pericoloso a Firenze. Ho ordinato due volte nel lockdown e ho sempre dato loro una bella mancia. In fondo, ci regalavano la possibilità di portare il ristorante a casa».
Porterebbe la tramvia al Duomo?
«Sulle tramvie ci sarebbe moltissimo da dire. Posso dire che la tramvia con i pali mi pare un orrore, tra l’altro tecnologicamente è antiquata»
I vigili hanno multato un tenore su Ponte Vecchio perché non aveva autorizzazione. Il sindaco ha rivendicato la multa dicendo “la legalità vale per tutti”. Alcuni cittadini l’hanno difeso. Lei cosa avrebbe fatto?
«Qui siamo veramente al teatro dell’assurdo. Ionesco non avrebbe potuto fare di meglio. In questa città ci sono le rapine, le spaccate, la gente che imbratta le facciate, ma abbiamo ben quindici vigili urbani che multano un tenore perché canta. E pochi giorni prima hanno confiscato il violino a un profugo ucraino perché non aveva pagato l’obolo dovuto al Comune. Ci si chiede se Nardella sia così convinto di non vincere nemmeno le Europee da non voler avere concorrenza per una carriera alternativa da musicista di strada».
La battaglia per riportare la residenza in centro e limitare gli affitti brevi è giusta o è una battaglia contro i mulini a vento?
«Be’, da cittadino ho un’esperienza in prima persona del tema. In città sono moltissimi gli appartamenti spacchettati in monolocali e bilocali a fini turistici. Bisognerebbe creare degli attrattori per invogliare i fiorentini a tornare in centro, come servizi di vicinato, non solo costringerli a rinunciare alla rendita dell’affitto».
Chiude la sua esperienza agli Uffizi con 5 milioni di visitatori, un record.
«Aspetti, più visitatori e meno affollamento. In questi anni abbiamo triplicato lo spazio espositivo. C’è molta meno ressa che non otto anni fa ma anche rispetto agli anni’80, per giunta la calca era molto maggiore perché lo spazio espositivo era molto più ridotto, la stagione era corta e fino al 1986 il museo era aperto solo dalle 9 alle 13,30».
Torniamo ai record. Ha aperto decine di nuove sale, aumentato i visitatori, portato gli incassi a 60 milioni di euro. Un’eredità pesante per Verde che le succederà?
«Non credo. Gli Uffizi hanno ancora grandi possibilità di sviluppo. E Simone Verde coglierà l’occasione di portare gli Uffizi ancora ad ulteriori traguardi. Non è ancora esaurito il potenziale delle Gallerie»
Rimpianti per il Vasariano non ancora riaperto?
«No, perché le difficoltà stavano nel farlo ripartire. La prima idea progettuale risale al 1963. Dal 2016, quando i vigili del fuoco hanno interdetto l’accesso al Corridoio, abbiamo trovato i fondi e fatto l’affidamento. A questo punto si tratta solo di finire. Il mio augurio è di fare una cerimonia di inaugurazione in occasione dell’anniversario della strage dei Georgofili a maggio».
E ora, dal primo gennaio, inizia a Capodimonte.
«Sono entusiasta di iniziare il mio lavoro a Napoli: per me sarà un grande onore proseguire il grande lavoro di sviluppo e trasformazione avviato otto anni fa a Capodimonte da Sylvain Bellenger».
Chiudiamo partendo dalle origini. Lei è nato nel’68. È mai stato un sessantottino nell’animo, un po’ bohémienne?
«Nella pancia di mia mamma probabilmente sì. Io mi ricordo le manifestazioni a Friburgo, fanno parte della mia storia. È da tanto tempo però che non partecipo a un corteo».
Ha mai fatto parte di gruppi studenteschi?
«Mai fatto parte di partiti o gruppi. Tranne il cineclub».
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