Il Tirreno

Firenze

La protesta

Alluvione a Campi Bisenzio, fango in strada e nessun ristoro: la rabbia si organizza in comitato

di Valentina Tisi
In alcune strade del territorio di Campi Bisenzio non è bastato il lavoro di centinaia tra residenti e volontari, il fango in alcuni casi è ancora presente
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In alcune strade del territorio di Campi Bisenzio non è bastato il lavoro di centinaia tra residenti e volontari, il fango in alcuni casi è ancora presente

Spunta l’ipotesi di fondare un gruppo di cittadini, come nel 1991: «L’obiettivo è aiutare e supportare le persone». Sugli aiuti è scontro tra Pd e Lega

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CAMPI BISENZIO. La rabbia si mischia al fango che ancora riempie molte strade della città, la disperazione accompagna i ricordi di una vita diventati ormai solo una montagna marrone di rifiuti indistinti. A due settimane dall’alluvione che ha devastato Campi Bisenzio, l’esasperazione dei cittadini è palpabile. La senti nella voce di chi ha perso tutto, nello smarrimento di chi non sa come ricominciare, nel fiume di parole che riempie i social. Chi se la prende col Comune, chi con la Regione, chi con l’esercito arrivato tardi e con pochi uomini. La ferita è troppo profonda, il numero di persone colpite troppo grande. Ma c’è anche la voglia di non lasciarsi abbattere. Comincia a farsi strada tra i campigiani l’idea di ripercorrere quel cammino che alcuni avevano affrontato nel 1991 con la creazione di un comitato.

Allora fu Antonio Esposito a guidare la lunga battaglia, che riuscì a ottenere importanti vittorie. Di tempo, da quell’alluvione ne è passato. Allora non c’erano i social, adesso sì, e proprio su Facebook è nato l’embrione di un nuovo comitato, il comitato “Alluvione Campi 2023”. L’intento è chiaro fin dalla descrizione del gruppo «fornire supporto nelle richieste di risarcimento danni verso assicurazioni o enti pubblici, seguendo la normativa di riferimento». A lanciare la proposta, l’imprenditore Marco Celli che sottolinea: «In neanche un giorno mi hanno già contattato 500 persone. Molti mi conoscono e mi hanno chiesto di fare da portavoce, soprattutto per avere un supporto per quanto riguarda la parte burocratica. L’unione fa la forza, nel ’91 molti sono stati dimenticati, penso all’esperienza di mio nonno che ebbe solo pochi milioni di lire di risarcimento a fronte di un danno da un miliardo. L’idea con cui nasce il gruppo non è quella di promuovere una class action, ma di riunire le persone e offrire loro un supporto per quello che devono fare».

Ad affiancare Celli è l’avvocato Francesca D’Ortenzio che metterà a disposizione le proprie conoscenze gratuitamente. «Tanti parlano già di colpe, ma il nostro obiettivo è di aiutare le persone a districarsi nel mare magnum della burocrazia – dice –. Molti sono confusi su come chiedere i primi aiuti, sono circolati anche dei moduli non corretti e presso il Comune non c’è ancora l’ufficio per raccoglierli. C’è bisogno di chiarezza: vogliamo occuparci di questo. In un secondo momento, se necessario, valuteremo se procedere per altre vie. La parola chiave è supporto, perché le persone sono lasciate a loro stesse e noi vogliamo cercare di dare risposte immediate e stare accanto ai cittadini».

Intanto la politica battibecca sugli aiuti. A lanciare il guanto di sfida il deputato ed ex sindaco di Campi Emiliano Fossi (Pd): «La Toscana è in ginocchio, ma il governo si volta dall’altra parte. È andato in tilt opponendosi e poi sospendendo la votazione di un mio ordine del giorno al decreto bollette che avrebbe dato la possibilità a famiglie ed imprese di rateizzare i debiti che accumuleranno prossimamente a seguito della sospensione del pagamento delle utenze deciso da Arera». Dalla Lega Andrea Barabotti lo accusa di strumentalizzazione. «Abbiamo chiesto di accantonare l'ordine del giorno e riformularlo per votarlo insieme. La precoce e maldestra uscita evidenzia la voglia di politicizzare la questione».


 

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