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Spaccate a Firenze, i commercianti: «Siamo pronti a dormire nei negozi e se serve a farci giustizia da soli»

di Pasquale Petrella
Spaccate a Firenze, i commercianti: «Siamo pronti a dormire nei negozi e se serve a farci giustizia da soli»

L’elenco degli ultimi colpi e l’esasperazione dei titolari: fissato un incontro in prefettura

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FIRENZE. «C’è chi dorme già da qualche tempo all’interno della propria attività commerciale e altri pensano di cominciare a farlo. Lo scopo è quello di trovarsi a tu per tu con chi entra di notte per rubare e poi non so cosa potrà succedere. C’è ormai il clima del volersi fare giustizia da soli». Aldo Cursano, presidente di Confcommercio Toscana, sintetizza così la rabbia dei commercianti che restano vittime di spaccate e furti.

L’altra notte, in rapida successione ci sono state le spaccate con tombini alle vetrate esterne della Pasticceria Caroti Sgrilli in via Scialoia 34r, poi a quelle del ristorante Tiratissima di viale Amendola e infine a quella della pizzeria Ti Stuzzico in Borgo Albizi. I bottini non sembrano essere esorbitanti anche se le ditte si sono riservate di fare la comunicazione in questura dopo i vari controlli contabili, ma i danni sono ingenti. E se le tre spaccate sono avvenute nella notte fra domenica e lunedì, domenica pomeriggio la polizia è dovuta intervenire in via della Fonderia dove è stata presa di mira l’Autoscuola Arno: vetrina spaccata e un centinaio di euro spariti dalla cassa.

«Non ci riconosciamo in questa situazione – continua Cursano – Non ci bastano più gli annunci, ora servono i fatti concreti. Percepisco un crescente malessere e rabbia fra gli associati, e se le istituzioni non ci difendono, qualcuno potrebbe farsi giustizia da solo. Io da presidente credo nelle istituzioni ma ho il dovere di sollevare il grido di allarme e vedo che non tutti sono disposti ad aspettare che siano le forze di polizia a far giustizia».

«Fra poco entriamo in clima di shopping natalizio – continua Cursano –_ E’ il periodo in cui i commercianti riescono a ripianare i loro bilanci e se non riusciamo a vivere e lavorare in sicurezza i clienti si sposteranno sempre di più nei centri commerciali e questo non possiamo permettercelo, altrimenti saremo costretti tutti a chiudere». Domani è programmato un incontro in Prefettura proprio per parlare della questione sicurezza. «Sì, finalmente, domani ci incontreremo con la prefetta, il sindaco e i vertici delle forze dell’ordine – conclude Cursano – E mi auguro che in questa circostanza vengano trovati gli strumenti e le strategie giuste per farci lavorare in serenità».

«Ci siamo ritrovati tutti i commercianti del quartiere – dice la signora Andreina Sieni, titolare della omonima pasticceria in via dell’Ariento – In tanti stanno dicendo di voler dormire nel negozio armati di bastone e se poi entra qualcuno, succederà quel che deve succedere. Chi entra per rubare entra armato di coltello, io ho detto ai miei dipendenti di non reagire nel caso si trovassero a tu per tu con uno di questi balordi perché i vetri si ricomprano la vita no. Ma non so cosa potrà succedere se c’è qualcuno che dorme nel locale proprio per affrontarli faccia a faccia. Così come stanno facendo i giovani titolari iraniani del negozio già svaligiato un paio di volte». E chi ieri mattina se li è trovati davanti è stato uno dei dipendenti della Ditta artigianale caffè in via dello Sprone. «Sì, sono entrati poco prima dell’apertura – dice il titolare Francesco Sanapoli, che risponde al telefono da Tokyo – Hanno spaccato un lucchetto e sono entrati ma non sono riusciti a rubare nulla e il mio dipendente lo ha anche inseguito, mentre fuggiva. Io mi trovo a Tokyo per cercare di costruire qualcosa di importante e poi vengo a sapere di quello che succede a Firenze. Credo che dobbiamo sederci tutti intorno a un tavolo e studiare insieme le soluzioni adeguate per sconfiggere questo male. Si tratta di tossici che ti possono rubare 10 euro o uccidere senza problemi perché il loro unico obiettivo è quello di comprare il crack».

«Dobbiamo fermare prima possibile questo fenomeno – conclude Sanapoli – Prima che le notizie si gonfino ancora di più e trovino eco all’estero perché in quel caso sarebbe tutta l’economia della città a rimetterci».

 

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