Alluvione a Campi Bisenzio, teatro e biblioteca sott’acqua: la cultura sommersa dal fango
Al Monni 400mila euro di danni, collettivo di artisti per ripartire
CAMPI BISENZIO. Una stagione interrotta prima ancora di cominciare per i danni subiti dal teatro, una biblioteca, eccellenza a livello nazionale, di cui non resta che il 15% dei volumi. Questa la ferita che l’alluvione ha inflitto alle istituzioni culturali di Campi Bisenzio. La conta dei danni è impietosa. Se la drammaticità della situazione della biblioteca di Villa Montalvo era emersa fin da subito, per avere contezza di quella del Teatrodante Carlo Monni bisogna entrare dentro quella «macchina senza più motore».
Perché l’assalto della Marina in questo caso, pur risparmiando la facciata dell’edificio, ha “preso alle spalle” il teatro e si è avventato con violenza su tutta la strumentazione tecnica che gli permette di funzionare. Uno scenario che fa presagire quanto sarà lungo il lavoro per far tornare a vivere queste due realtà, una sfida che però per la direttrice generale della Fondazione Accademia dei Perseveranti, Sandra Gesualdi, è necessario affrontare perché «se riparte la cultura si riaccende Campi». E quanto le istituzioni culturali stiano a cuore al territorio emerge dall’impegno dei volontari che stanno contribuendo a ripulire i due edifici, dalle parole pronunciate dal sindaco all’indomani dell’alluvione, dall’asta di solidarietà a cui alcuni artisti hanno dato il via per contribuire alla ripartenza delle attività o dalle tantissime email che i bambini stanno inviando con i loro suggerimenti su come rimettere in piedi la biblioteca.
Intanto, si lavora senza sosta per salvare quel che si può. «Al piano terra della biblioteca, dove si trovava il centro di documentazione per l’infanzia per cui Campi era un’eccellenza, c’erano circa 70mila volumi, tra cui anche libri fuori catalogo – dice Gesualdi – adesso ne sarà rimasto un 10-15%. Ieri (venerdì, ndr) è intervenuta la Soprintendenza per portare via la parte dell’archivio postunitario del Comune, che si trovava sulle due mensole più basse, per salvarlo attraverso il congelamento, una prassi usata dopo l’alluvione del ’66. Per quanto riguarda la parte di archivio che non è stata raggiunta dall’acqua, è stata portata al piano superiore grazie anche all’aiuto di una squadra di volontari della Gkn, perché lasciandola negli spazi alluvionati era a rischio muffa e umidità. La stessa cosa – aggiunge Gesualdi – è stata fatta con i libri per ragazzi e bambini salvabili, un intervento che però fino a poco tempo fa sarebbe stato impossibile. Questa è la ferita più grande alla città». Ma a soffrire è anche il cuore del teatro. «Ha il “motore” rotto – spiega Gesualdi –. L’ondata della Marina è arrivata da dietro e ha invaso i locali tecnici, il magazzino, il sottopalco, i laboratori, la falegnameria, lo spazio in cui vengono tenute le scenografie e inondato centraline, mixer, fari e impianto fonico e poi i camerini e l’ascensore. Dai primi rilevamenti parliamo di un danno di almeno 400mila euro. Stiamo facendo una corsa contro il tempo per cercare di ripartire prima possibile, ma non è facile».
Intanto, però, il primo spettacolo della nuova stagione, Accabadora, in programma per il 18 novembre, è stato rimandato. Ma anche in questo caso, come i campigiani hanno avuto modo di toccare con mano negli ultimi giorni, la macchina della solidarietà si è messa in moto, questa volta sotto forma di un collettivo di artisti che metterà il proprio talento a disposizione per raccogliere soldi da dedicare alla rinascita delle due istituzioni: «L’idea è venuta a C_Ska – prosegue la direttrice della Fondazione –, un’artista che aveva già fatto un progetto simile al tempo del lockdown. Ha messo su un collettivo di artisti e ognuno ha donato un’opera che verrà messa all’asta». Ma l’attaccamento a questi spazi emerge anche nei gesti dei più piccoli. «Sono presidi di libertà e socializzazione, se riparte la cultura riparte la città – ricorda Gesualdi –. Con la vicesindaca Federica Petti abbiamo istituito un indirizzo mail, chiedendo ai bambini come vorrebbero la loro biblioteca, ci stanno arrivando tantissime risposte in cui ci dicono quali libri vorrebbero vedere sui nuovi scaffali e pensiamo di organizzare al più presto almeno un piccolo presidio per loro».
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