Lutto
Alluvione in Toscana, il prof Bartoloni: «Le acque contaminate di fogna possono provocare infezioni e contagi»
Il direttore del reparto Malattie infettive di Careggi invita a usare i guanti e indica una serie di precauzioni: la nostra intervista
FIRENZE. Secondo i medici della Sima (Società italiana di medicina ambientale), nelle zone alluvionate della nostra regione sono presenti 100.000 tonnellate di rifiuti che mettono a rischio la salute della popolazione.
Gli effetti indiretti sono molteplici: dalle infezioni all' avvelenamento, ma l'evento potrebbe causare anche dei disturbi post-traumatici.
Ne abbiamo parlato con il dottore e professore Alessandro Bartoloni, direttore della Sod Malattie Infettive e Tropicali di Careggi.
Dottore, nella nota trasmessa dalla Sima parliamo delle importanti conseguenze sanitarie che gli abitanti delle zone alluvionate devono affrontare. Ma di che cosa parliamo, nel dettaglio?
«La pericolosità nelle zone alluvionate dipende dalla fuoriuscita di acque contaminate, provenienti dalle fognature e dagli scarichi, che possono a loro volta contenere batteri e microrganismi derivati da animali e feci, ad esempio. I batteri intestinali, le salmonelle e i virus possono così diffondersi. Il contagio può avvenire se una persona entra in contatto con le acque contaminate, ma è possibile evitarlo indossando guanti e lavandosi spesso le mani. Sappiamo poi che è stata offerta la vaccinazione antitetanica alle persone per via dell'esposizione alle spore del tetano, che possono entrare nel nostro organismo tramite ferite. Anche le urine degli animali sono pericolose, ma le protezioni restano le stesse».
La vaccinazione contro il tetano è dunque la più importante ed è rivolta a tutti?
«Esatto, è rivolta a tutta la popolazione. Molti individui saranno già protetti perché si saranno già sottoposti in passato, ma questa è la vaccinazione, sicurissima, che viene offerta in questo momento a chi ne ha bisogno».
Nella nota della Sima si parla degli effetti indiretti monitorabili solo nel lungo periodo. Lo straripamento delle acque reflue causate dalle inondazioni aumenta il rischio di infezioni (specie negli anziani e nei bambini) come norovirus, epatite A, rotavirus, infezioni causate da parassiti Cryptosporidium e Giardia, infezioni batteriche dovute a Campylobacter, Escherichia coli, Salmonella, altro.
Dopo quanto tempo, gli effetti delle malattie e dei virus, possono manifestarsi?
«Se un soggetto ingerisse materiale ed alimenti contaminati dalle acque, e con le mani contribuisse alla contaminazione perché non se le è lavate correttamente dopo il contatto con il fango, potrebbe avere un'infezione intestinale che si manifesta dopo pochi giorni, al massimo nel giro di poche settimane. Poi ci sono eccezioni, come l'epatite di tipo A, che si contrae per la stessa via, ovvero alimenti e acque contaminate, la cui incubazione può essere anche di un mese. Sono rischi che si mitigano e si annullano con le corrette misure igieniche, dunque fondamentale è la protezione».
I volontari hanno fatto un gran lavoro in questi giorni, ma in alcune zone il fango persiste. L'acqua stagnante, e il fango stesso, sono l'habitat ideale per insetti come le zanzare. Queste, a loro volta, possono essere rischiose per la salute dell'uomo?
«Indubbiamente le raccolte d'acqua sono potenzialmente dei rifugi ideali per le zanzare, ma in questi periodi ci vengono incontro le temperature, che sono calate nel corso delle ultime settimane. Ma se si trovano in ambiente protetto, come le cantine, le temperature risultano più alte e il rischio potrebbe aumentare».
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