Il Tirreno

Firenze

Disperazione e speranza

L'alluvione a Campi Bisenzio cancella la biblioteca dei bimbi: 50mila libri sotto il fango. L'archivio "in frigo" per essere salvato

di Valentina Tisi
La devastazione all'interno della biblioteca di Campi Bisenzio
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La devastazione all'interno della biblioteca di Campi Bisenzio

Distrutta quella che viene ritenuta un'eccellenza nazionale per la letturatura dei giovani

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CAMPI BISENZIO. Uno scenario apocalittico. Distruzione è l’unica parola che viene in mente avvicinandosi a Villa Montalvo. Non rimane che l’ombra di quel luogo di pace, cultura e storia che fino a pochi giorni fa era il complesso inserito nel grande parco urbano nel cuore della città.

Lungo la strada che porta al cancello d’ingresso rami e detriti sono accatastati e formano quasi un muro che ostacola la vista dei terreni circostanti, poi il primo colpo al cuore, la vigna completamente rasa al suolo. Di quei filari che dal parcheggio andavano fino al complesso storico non resta più nulla, tutto è stato travolto dalla furia dell’acqua. Il vialetto che conduce all’edificio principale, costeggiando la limonaia, è una strada di fango. Il muro di cinta attraverso cui l’acqua si è fatta strada per arrivare alla Villa ora è delimitato dal nastro bianco e rosso, tutto intorno ancora montagne di fango e detriti. Ma la ferita più profonda, l’immagine che spezza il cuore è quella della biblioteca Terzani. Quella che da sempre è un vanto per Campi, un’eccellenza per la letteratura rivolta a bambini e ragazzi, un punto di riferimento a livello nazionale, semplicemente non esiste più. Fuori dalla porta d’ingresso già si notano alcuni libri aperti per terra, sotto il sole che almeno per un giorno è tornato a splendere su Campi. La furia della Marina che ha rotto a poca distanza dalla Villa ha portato via tutto quanto, le scrivanie dietro le quali ogni giorno sedevano le bibliotecarie in grado di rispondere a qualunque esigenza sono state spostate con violenza dalla forza dell’acqua, i mobili e le mensole rovesciati. L’odore dell’acqua ristagnata penetra nelle narici, sul pavimento, a cinque giorni dall’alluvione, c’è ancora un alto strato di melma che inghiotte letteralmente i libri.

Qua e là emergono volumi impastati di fango dalle copertine quasi irriconoscibili, da una parte affiora un gatto blu, dall’altra una principessa, le pagine sono appiccicate tra loro. Dopo un po’, all’interno dell’edificio, si ha quasi la sensazione di non riuscire più a orientarsi, di non ritrovare i punti di riferimento di quello spazio percorso negli anni da migliaia di campigiani, come se tutto fosse sottosopra. Almeno 15mila i libri che si trovavano sugli scaffali e che sono stati inghiottiti dall’acqua, di gran lunga più alto il numero dei volumi presenti nel magazzino e che sono irrimediabilmente persi, si parla di 50mila volumi.

Tra questi, anche libri ormai introvabili, la cui unica edizione era proprio quella che si poteva scovare all’interno della struttura. Il verdetto è chiaro, Campi non ha più una biblioteca. Quello spazio in cui i bambini di tutta la Piana hanno scoperto l’amore per la lettura, dove ogni giorno liceali e universitari andavano a studiare non c’è più. Guardandosi intorno è difficile immaginare come potersi rimettere in piedi. Ma l’acqua nel suo passaggio non ha travolto solo questa parte di edificio, devastati anche gli uffici del Comune che si trovano a Villa Montalvo. Anche la cappella di Felice Matteucci, dove è sepolto l'inventore del motore a scoppio, è piena di fango. Si è salvato invece l’archivio storico che si trova al primo piano, mentre per “salvare” una parte dell’archivio postunitario sarà necessario un intervento tempestivo, i materiali conservati lì, asciugandosi, rischiano di non essere più recuperabili, per questo devono essere “congelati” al più presto, utilizzando delle apposite celle frigorifere.

Un lavoro complesso che non può essere lasciato alla sola buona volontà dei tanti volontari accorsi a Campi per dare una mano, ma deve vedere il coinvolgimento di esperti e delle Sovrintendenza. Intanto, mentre in quasi ogni frazione si continua incessantemente a spalare per riconquistare un barlume di normalità, per rendere le case di nuovo vivibili, un pezzo di storia della città, uno dei gioielli del territorio, non esiste più.

 

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