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Alluvione a Campi, a San Piero va via l’acqua ma resta la catastrofe dei rifiuti: ce sono 35mila tonnellate

di Elena Andreini
Alluvione a Campi, a San Piero va via l’acqua ma resta la catastrofe dei rifiuti: ce sono 35mila tonnellate

Montagne di mobili, materassi, auto, ricordi. Gli abitanti: «Le nostre vite distrutte. E quella notte nessuno ci ha avvisati»

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CAMPI BISENZIO. La strada per raggiungere San Piero a Ponti è chiusa. Alla rotatoria ci sono alcuni volontari che indicano il percorso alternativo. Bisogna fare il giro da San Mauro e poi entrare a San Piero. Via della Crescia taglia in due la frazione, oggi è una strada fantasma. Si scivola sul fango spalmato sull’asfalto. La melma ha colorato ogni cosa, mangiato oggetti e mobili, si è appiccicata alle facciate delle abitazioni, dei negozi, dei piccoli laboratori. In questa strada si affacciano attività commerciali come il panificio, la parrucchiera, l’ortolano e le medie aziende come tipografie, rivendite di mobili. Si riconoscono dalle insegne rimaste illese dal passaggio di torrenti e del fiume perché collocate in alto. Ai lati della lunga strada le abitazioni sono coperte da montagne di oggetti feriti dalla violenza dell’acqua, colpiti come dai pugni potenti del fiume esondato.

Sono montagne uniformi nei colori, come se un pittore pazzo avesse voluto dipingere di marrone color fango ogni cosa. In questi oggetti diventati da un giorno all’altro rifiuti, sono conservati i ricordi: ci sono lavatrici squartate dalla brutalità dell’acqua, mobili di cui la forza dell’alluvione ha fatto scempio e poi ci sono i giochi dei bambini, i materassi e i divani sventrati, stesi davanti ai cancelli dei giardini come fossero pronti a catturare un leggero raggio di sole. Questa mattina era calata la nebbia, ora si è diratdata, dissolta come la quotidianità di tante famiglie che da un momento all’altro hanno visto spazzare via i propri oggetti. Si sono formati cumuli di scarti, per ora nessuno li ha portati via. Cercando di non scivolare ci si accorge dei rumori ovattati nascosti dietro la catena montuosa di rifiuti. La colonna sonora sono gli aspiratori, il sibilo continuo si mischia con qualche auto che piano piano cerca di evitare i molti ostacoli sulla strada.

Qualcuno racconta la propria desolazione al telefono, accarezzando sedie inservibili e soprammobili spezzati. Trasformata in una specie di laguna per giorni, oggi San Piero sembra nuda. La coperta dell’acqua nascondeva la catastrofe, ora è accatastata sui marciapiedi. Oltre 35mila tonnellate di rifiuti che i camion di Alia proveranno a rimuovere in questi giorni. Dopo aver circolato con appena due mezzi, da stanotte dovrebbero arrivarne sei, un dispiego di energie che potrebbe costare solo per Campi circa 8 milioni di euro.

“Mobili Conti” è un’azienda con oltre 117 anni di storia messa in ginocchio con l’ondata dall’esondazione della notte del 2 novembre. «Guardi cosa è rimasto in questi 500 metri di esposizione mobili – spiega Sara – tutto è stato inghiottito dall’acqua». Gli armadi, le cucine, tutti i mobili sono segnati dal fango. In alcuni punti sono rimaste tracce di uno showroom. «Non possiamo riutilizzare nulla, tutto perduto – dice Fabio Conti – metterò a disposizione alcuni letti utilizzabili, ma non vendibili, a chi ne avrà bisogno. La notte del 2 novembre non ci sono stati avvisi da parte di nessuno di quanto stava succedendo, a noi di San Piero non ci ha considerati nessuno». Secchi, ramazze, spazzoloni, stracci e tanta rabbia. Qui la gente si sente sola. «Non c’è stato alcun avviso da parte delle autorità di quello che stava accadendo – precisa Fabio – nell’alluvione del 1991 avevamo avuto gli avvisi e riuscimmo a salvare qualcosa. In questo caso non è stato possibile e tutti i mobili adesso sono inservibili». È una rabbia composta quella delle persone che stanno cercando di recuperare quanto possibile, di non buttare il superfluo, di salvare un pezzo del loro lavoro, della loro vita. Le porte delle abitazioni del piano terra sono tutte aperte. Il fango e la melma ha invaso ogni angolo.

«I volontari ci sono stati, domenica era un pullulare di giovani che ci hanno dato una mano – racconta Maria, che si aggira nella sua casa svuotata dei mobili ora accumulati sul marciapiede in una composta pila – Siamo stati avvisati nella notte, un operatore ha suonato alla porta e ci ha detto di spostare le auto. Ma avevamo capito che non sarebbe stata una notte tranquilla perché mio figlio che tornava da Campi mi aveva fatto sapere che il traffico era stranamente caotico. Ci siamo salvati perché le nostre camere sono al piano di sopra. Ma ho perso tutto: i mobili e tre auto. Ora siamo ospiti da amici».

Mostra quello che resta del frigorifero. «È da buttare – dice Maria – speriamo di poter recuperare il forno, era sistemato in alto, forse potrò riutilizzarlo. La cucina come vede non c’è più. L’acqua è entrata davanti dal salotto e poi dietro dal giardino». Sono stati accerchiati. Maria si toglie gli occhiali, si asciuga le lacrime. «Non ho più parole» dice.

Lungo la strada c’è il via vai dei volontari che anche oggi cercano di dare una mano a chi ne ha bisogno. Al panificio “Dai I’ Bibi” c’è una cassa di pane e schiacciate poggiata sul marciapiede. «È il pane di quella notte – dice Massimiliano Bencini, titolare del panificio – lo lascio a disposizione per gli animali, per i cani. Sente, è intriso di acqua. Immangiabile». Adesso sta cercando di riattivare il forno, ma quello che lo preoccupa è la sua casa in via del Gelsomino. «Tutto perduto» dice.

I collegamenti viari riprendono piano piano a connettersi. Raggiungere il centro di Campi Bisenzio non è facile. Il percorso è accidentato. Le strade sono aperte alle auto, ma piene di fango. Sono attraversate da volontari con pale e secchi. Per chi non conosce bene la viabilità i percorsi si confondono e si perde l’orientamento.

Ma è il muro di fanghiglia e di rifiuti accumulati davanti all’ingresso del parco Iqbal a dare il senso del disastro appena compiuto. Una lavatrice sovrasta il cumulo di scarti, ci sono anche pezzi di tettoie, condizionatori trascinati tra parti di mobili, materassi e altri oggetti indistinguibili. Tronchi di alberi e rami di pino si trovano ai lati della strada. Alia che si occupa della raccolta dei rifiuti nella Piana Fiorentina stima appunto che siano da rimuovere 35mila tonnellate di rifiuti a Campi.

Si sente il peso di questo numero, ma sono gli occhi a cercare tra le cataste inanellate una all’altra come catene montuose di capire lo sfregio che l’alluvione ha provocato al territorio. Si prosegue il percorso scivolando tra le strade infangate che diventano sempre più strette: ai lati le montagne di scarti. Un’accozzaglia di materiale che ingombra gli slarghi e gli spazi davanti ai palazzi e ci accompagna lungo tutta la strada fino a quando non si lascia alle spalle, con fatica, via Saliscendi.


 

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