Il Tirreno

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Le testimonianze

Alluvione in Toscana, a Campi sale ancora il numero degli sfollati: «Io e mio marito siamo rimasti sotto un mobile, potevamo annegare»

di Elena Andreini
Le brandine allestite a SpazioReale a San Donnino, Tamara e Giovanni
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Le brandine allestite a SpazioReale a San Donnino, Tamara e Giovanni

Sono oltre sessanta quelli rifugiati allo Spazio Reale a San Donnino: «Qui ci accudiscono». Anziani, soli e scampati al disastro: le storie degli alluvionati

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CAMPI BISENZIO. Tavoli sistemati tutti in fila ad occupare un terzo del grande auditorim, più avanti tanti paraventi delimitano quella che è diventata la zona notte, proprio lì sotto il palco di Spazio Reale a San Donnino dove adesso sono appoggiati abiti, zaini, borse, oggetti contenenti ciascuno una storia. Le brandine sono allineate. È metà mattina e sono rimaste alcune persone, molte anziane.

Per la serata ne sono attese altre, in tutto una sessantina. «Da quando sono qui ho perso il senso del tempo», dice Assunta. Si è salvata per fortuna e grazie ai vicini che durante la notte di alluvione, giovedì 2 novembre, si erano preoccupati per lei e Franco che abitano al piano terra di una palazzina di Campi Bisenzio in una delle tante strade inghiottite dal fiume in piena. Assunta è ancora sconvolta. Ha negli occhi il ricordo di quella notte di pioggia incessante, ma che pareva uguale a tante altre e che invece, durante le prime ore della mattina aveva cambiato tutto, non solo il paesaggio, ma anche la vita delle persone. «Siamo andati a letto alle 22 – racconta Franco – nella notte mi sono alzato dal letto e mi sono ritrovato con i piedi nell’acqua. Poi un forte rumore e l’armadio è caduto sul letto venendoci addosso: ci siamo ritrovati tra il materasso e il mobile con l’impossibilità di alzarci».

A salvarli sono stati i vicini, una famiglia albanese che si è trasferita da poco al piano superiore del palazzo. «Hanno bussato forte alla porta – racconta Franco – fino a quando questa è saltata e camminando nell’acqua hanno visto la scena: prima è stata liberata Assunta e poi si sono occupati di me». Assunta si tocca la spalla, un po’ di dolore ancora lo sente, ma non è forte come quello di aver perso tutto, lei che si ricorda l’alluvione del 1991. «Allora l’acqua era entrata in casa – dice – ma erano pochi centimetri questa volta non è paragonabile». Da sabato sono nello spazio accoglienza di San Donnino. Insieme a loro ieri mattina una trentina di persone, molti anziani soli. «Abbiamo anche una signora di 94 anni», dicono Gianmarco e Mia, giovani volontari della Fratellanza Popolare di San Donnino. Su una brandina diventata da alcune notti il suo letto c’è Tamara. «Abito a San Piero ma la casa è allagata – racconta – sono stata portata qui. Ho dovuto preparare tutto di fretta e lasciare la mia casa, ma qui si sta tranquilli, abbiamo un posto dove dormire e un pasto da consumare. Sono molto gentili e attenti. Sono stata accolta con affetto, ma vorrei tornare al più presto a casa mia».

Giovanni ha lasciato la sua abitazione in via Sanzio venerdì. Si era riempita d’acqua e fango, aveva tentato di raggiungere la sorella che abita in un’altra zona di Campi, ma non ce l’ha fatta e si è dovuto fermare in Comune. «Mi hanno portato qui con il gommone – racconta – qui sono tranquillo, ho un pasto caldo e posso riposare. Tornerò a casa quando tutto sarà finito». Tra gli ospiti del grande punto accoglienza di San Donnino c’è anche Zenzero. Zenzero è un bel gatto bianco e rosso con un collarino verde, ha un buon carattere, miagola appena lo si chiama, è impaurito anche lui ha perso la quotidianità dei gesti e degli spazi.


Zenzero è arrivato insieme alla sua padrona Livia. Ed è diventato la mascotte del centro. È stato Zenzero ad a dare un primo allarme nella loro abitazione di San Piero a Ponti. «È stata una notte concitata – racconta Livia – in casa con me c’è mio marito disabile e mio figlio. Quella notte anche il gattino non è voluto uscire, era spaventato. Ho sperato che smettesse di piovere. Sembrava una bomba d’acqua venuta giù all’improvviso, sembravano sassate che arrivavano dal cielo e il gatto piangeva forte. Verso l’alba vedo l’acqua che arrivava sempre più in alto e mi sono messa a piangere. Ho chiamato i vicini di casa del piano superiore per mettere in sicurezza mio marito. Nel pomeriggio sono arrivati i gommoni per portarci a Spazio Reale. Avevamo l’acqua alta alle gambe». Livia si tocca gli abiti e dice. «Sono venuta come mi trovavo con pochi panni addosso questi me li hanno dati qui – dice – ho perso due auto. I soccorsi prima sono andati dove avevano rotto gli argini. Noi abbiamo atteso guardando fuori dalla finestra con un groppo in gola, una vera tragedia».

Quando sono arrivati i soccorsi, Livia aveva preparato qualche cambio, ha preso le chiavi, i documenti e messo Zenzero nel trasportino. «Dobbiamo ricominciare tutto da capo – racconta – . Voglio rientrare presto a casa e tornare alla vita normale: all’inizio sarà dura, ma ricominceremo». Intanto in serata arrivano altri sfollati.

 

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