Il Tirreno

Firenze

Viaggio nelle aziende devastate: «In dieci minuti tutto distrutto»

di Elena Andreini

	I macchinari sott’acqua
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I macchinari sott’acqua

C’è anche chi cerca di ripulire i macchinari: «Non sappiamo se ripartiranno». Un imprenditore del tessuto: «Una tragedia, chissà se riusciremo a superarla»

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CAMPI BISENZIO. C’è silenzio. Nel caos del traffico, lento, lunghe code, ma scorrevole, tra il rumore di macchinari per aspirare l’acqua, il continuo passaggio degli elicotteri, c’è silenzio. A Campi Bisenzio è il terzo giorno dopo l’alluvione che ha sommerso ogni cosa entrando con violenza nelle case e nei negozi, travolgendo, distruggendo e annientando strade, piazze, spazi urbani. Si parcheggia dove si può cercando di non creare intralcio a chi sta spalando da ore le strade, evitando di ingolfare un traffico composto da gruppi di aiuti, volontari che arrivano da tutta la Toscana.

“Ciclissimo” fino a giovedì scorso, prima dell’ondata distruttrice, era un grande negozio di biciclette per sportivi e non solo. Si affaccia su via Saliscendi. Proprio dove la furia dell’acqua ha fatto scempio di quello che c’era attorno. Lo spazio antistante al negozio è coperto di fango così come le biciclette, le scarpe sportive appena arrivate, i caschi, oggetti diventati inutilizzabili. Bisogna stare attenti a non scivolare: il fango diventato sottile dopo ore e ore di pulizia con gli idranti, è lì a ricordare quanto è successo solo 48 ore prima. Cristina Boncini sta pulendo quello che può, tante altre persone aiutano a portare fuori le biciclette macchiate di fango, i copertoni e le ruote squassate dalla furia dell’acqua. Ha gli occhi segnati da stanchezza e dolore, ma accoglie chi arriva con un sorriso leggero e mi mostra quello che è rimasto di una attività nata 30 anni fa e da 12 anni trasferita da via Rucellai a via Saliscendi. «Non riusciamo a togliere questa melma – racconta – stiamo spalando da quando non c’è più l’acqua nella strada, ma non ho idea di quanti danni ci sono». Entriamo nel capannone. «Stia attenta – mi dice Cristina – qui si scivola ancora. Vede quelle biciclette, adesso sono inutilizzabili. Erano sistemate in fondo al negozio quando la furia dell’acqua le ha sollevate fino al soffitto e poi le ha fatte cadere». Come l’onda anomala ha alzato anche i mobili, stritolato gli ultimi arrivi delle scarpe, devastato ovunque. «Anche gli uffici sono distrutti – dice Luca Petri di Ciclissimo -–non è rimasto più nulla. Non sappiamo quando riapriremo. Ci stanno aiutando in molti come il gruppo sportivo di Ciclissimo Bike Team».

Ma qui il tempo è come se si fosse fermato. È così anche per il Centro MeMe di via Vittorio Veneto e via Milano, due sedi poco distanti l’una dall’altra, ma ora unite nella disperazione. «Difficile quantificare i danni adesso – dice la titolare Cipriana Mengozzi – la sede di via Milano è ancora piena di acqua e sono danneggiati i giochi della psicoterapia, logopedia e arteterapia dell’infanzia e le stampanti e computer del doposcuola».

Spostarsi da un luogo a un altro adesso è diventato difficile. Bisogna stare attenti: non tutte le strade sono aperte, molte nel centro sono ancora allagate. Mancano l’acqua e la corrente. Andando verso Capallle la situazione appare irreale. I cancelli delle aziende sono spalancati, alcuni divelti dalla potenza dell’acqua. Anche qui silenzio. Daniele Mannelli è il titolare di Metalvetro. È nel piazzale, sta cercando di ripulirlo da fango e detriti. «Facciamo serramenti e diamo lavoro a sette persone – dice Mannelli, poi sorride come se quel presente “diamo” fosse già passato –, stiamo cercando di capire i danni, cosa è rimasto dei macchinari. C’è ancora molto da ripulire prima di capire se le apparecchiature potranno funzionare di nuovo». Lungo la strada fango mischiato con i rami degli alberi spezzati dall’avanzata impazzita dell’acqua. Anche alle Rifinizioni Campigiane stanno ripulendo il piazzale. Un’operazione immane. Da un lato i sacchi di tessuti ormai da buttare e dall’altro il fango. «Il settore dei tessuti andava già male – dice Giuseppe Polito, il titolare – dopo questa tragedia non so cosa potremo fare. Diamo da lavorare a 25 persone, alcune di loro sono a casa disperate perché hanno perso casa e auto». Sergio Lenzi è il manutentore e sta cercando di ripristinare le macchine. «Non sappiamo se partiranno» dice. Una frase semplice che pesa. «Speriamo di riaprire presto» dice Polito. A due passi da queste aziende c’è il più grande centro commerciale non solo della Toscana, I Gigli ieri ha riaperto. Era rimasto chiuso venerdì 3 novembre secondo l’ordinanza del Comune di Campi Bisenzio come «tutte le attività commerciali, produttive, industriali, di somministrazione di spettacolo sul territorio comunale». Nella notte precedente un centinaio di persone tra clienti e dipendenti avevano trovato riparo proprio nel centro commerciale. Ora in quella parte di Capalle le strade sono libere. Da lì si può arrivare al centro di Campi. Più difficile da raggiungere è lo Scatolifcio Artigiano Paolino.

Si trova a San Piero a Ponti e qui l’acqua per strada c’è ancora. «L’80% del cartone che avevamo è da buttare – racconta Luigi Cianchi –. Il 20% rimasto? Da capire se potrà essere utilizzato. Il cartone si è riempito di acqua oppure si è ripiegato e quindi non si lavora. E poi ci sono i macchinari chissà se funzioneranno. L’acqua qui non è venuta altissima, ma sono bastati 10 minuti per distruggere tutto il cartone». E intanto riprende a spalare via il fango, senza pensare a dopo. «C’è bisogno di un risarcimento – aggiunge Cianchi – per ripartire, per riuscire a continuare a lavorare». Ripartire. Adesso però si pensa a recuperare il più possibile quello che la rabbia dell’acqua ha razziato sul territorio. «Adesso la parola d’ordine è soccorrere le popolazioni coinvolte cui esprimiamo tutta la nostra vicinanza – dice Giacomo Cioni di Cna Toscana – ma a breve si aggiungerà la conta dei danni». Per questo Cna chiede a Regione e Stato di «attivarsi immediatamente per il loro risarcimento sia nei confronti dei cittadini che delle imprese». Gli aiuti si stanno organizzando già da venerdì sera e ieri mattina un gruppo di giovani della Casa del Popolo di Colonnata di Sesto Fiorentino hanno raggiunto Campi mettendosi a disposizione della Protezione civile per aiutare a ripulire aziende e abitazioni.

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