Il Tirreno

Firenze

Il grande vignettista

«Sergio come Bobo, era uno di noi»: in fila con il popolo che amava Staino

di Valentina Tisi
«Sergio come Bobo, era uno di noi»: in fila con il popolo che amava Staino

Vanni: «L’associazione digitalizzerà le sue opere». Giani: «Perdiamo una mente arguta»

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SCANDICCI. Una fondazione per coltivare la memoria di Sergio Staino e valorizzare le sue opere, questo il progetto a cui la famiglia del grande vignettista scomparso sabato a 83 anni sta pensando. Anzi, un progetto già partito. Che ha già un nome, Associazione Bobo e dintorni, promossa da Claudio Vanni, Vincenzo Gonelli e Paolo Hendel insieme a tutta la famiglia di Staino. «L’obiettivo è digitalizzare tutta l’opera di Sergio – dice Vanni, responsabile relazioni esterne di Unicoop che della fondazione fa parte a titolo personale – Ero amico di Sergio, era un vulcano, lo è sempre stato, per tutta la vita. Molte tavole, strisce, vignette, in particolare quelle dei primi venti anni, non sono digitalizzate. E farlo è un modo per rendere accessibile tutta la sua produzione artistica».

Un gesto per tenere vivo il ricordo di un artista che ha rappresentato un pezzo della storia e della cultura di questo Paese. «Sergio era come noi, come il suo personaggio, Bobo», dicono in molti entrando nella sala. Persone che ieri, in occasione della camera ardente, allestita al Castello Dell’Acciaiolo a Scandicci, sono accorse per dargli l’ultimo saluto ed abbracciare la famiglia, la moglie Bruna, i figli Ilaria e Michele, il fratello Franco, il nipote Graziano. C’è il mondo della politica, del sindacato, della cultura, c’è la gente della sua Scandicci, e poi le tante persone comuni per cui “Bobo” era diventato quasi uno di famiglia, un compagno di viaggio che sapeva raccontare dubbi e inquietudini che tutti viviamo senza mai perdere la leggerezza. Fin dalla mattina al Castello dell’Acciaiolo, è un continuo viavai di persone.

In quello spazio tutto parla di lui, le due foto all’ingresso, un primo piano e uno scatto al mare, in entrambi Staino stringe il bastone, con lo sguardo rivolto all’orizzonte, quasi come un indovino del mito greco, poi la vignetta, l’ultima disegnata, in cui Bobo con le mani in tasca guarda davanti a sé dall’orlo di una rupe e dice «Sono il raccattapalle del mio destino». Poi la musica, scelta dal figlio Michele, musicista che ha ereditato dal padre il talento nel disegno, tanto da aiutarlo nell’ultimo periodo a completare le sue opere. A lui alcuni hanno chiesto se Bobo vivrà ancora grazie al suo tratto, ma Michele, sorpreso, confessa di non saperlo ancora.

Non è una sfilata di big, non c’è un rigido cerimoniale da seguire, ognuno si sofferma dove vuole, vivendo tutto lo spazio, tra chiacchiere, abbracci, ricordi, lacrime e sorrisi. Sulla bara di legno semplice, una rosa rossa, poi si aggiunge un piccolo mazzo di fiori con un biglietto, «Ciao Sergio» c’è scritto, e dopo una rosa bianca, accompagnata da una lettera «Per Bruna», il dono per la compagna di una vita. In sottofondo le canzoni che Staino ascoltava a casa, da “Always Look on the Bright Side of Life” dei Monty Python alla lirica, fino ai cantautori italiani, da Conte a Guccini. Mentre chi passa lascia la sua firma sul registro delle visite: «Addio grande uomo», «Ci lascia un uomo perbene», «Con te va via tanto di noi» e ancora «Al mio professore, buon viaggio», «Grazie Sergio per tutto quello che ci hai regalato». Tante testimonianze di affetto che si susseguono, pagina dopo pagina. Perché, come dice il sindaco di Scandicci Sandro Fallani,

«Sergio è Scandicci, il vero primo cittadino. Ci ha aiutato a crescere e ad aprirci, con la sua capacità di stare su temi altissimi e sulle cose più piccole allo stesso tempo. È stato accanto a me e a tutti i sindaci precedenti ed è stato bello vedere così tante persone all’Acciaiolo, dai suoi studenti all’idraulico. Ci manca già parecchio». Dopo il sindaco arrivano per l’ultimo saluto il vicesindaco Andrea Giorgi e il segretario del Pd scandiccese Tommaso Francioli, la consigliera comunale di Firenze Antonella Bundu, l’assessora regionale Monia Monni, l’ex governatore Claudio Martini, tanti giornalisti, le attrici Daniela Morozzi e Anna Meacci, l’ex segretario toscano della Cgil Alessio Gramolati, Massimo Gramigni, lo scrittore e attore David Riondino che osservando la stanza commenta: «È una cosa molto da lui, amici che si incontrano e parlano tra loro».

Un abbraccio che arriva diritto alla famiglia, racconta la figlia Ilaria: «Da quando è stato male siamo stati invasi da un’ondata di amore, da tutte le parti d’Italia, d’Europa, del mondo. È stato un grande aiuto. Non ci sono che ricordi di quanto fosse generoso, buono e amato da tutti. Perché lui era questo ed è bello che ritorni». E il fratello Franco ricorda i loro battibecchi politici su Berlusconi, che però mai hanno incrinato il loro rapporto: «Fin da ragazzi avevamo stretto un patto: non avremmo mai litigato, anche se avevamo visioni diverse, e così è stato».

Dopo il saluto alla camera ardente, aperta solo per la giornata di ieri, la cerimonia di commiato per Staino si svolgerà martedì 24 ottobre alle 14 nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, a condurla sarà Paolo Hendel. Un tributo importante, come evidenzia il governatore Eugenio Giani: «Il mondo della cultura toscano e nazionale ha perso una mente arguta, sempre in movimento e capace di strappare un sorriso. Con la sua ironia ed il suo talento ha divertito, raccontato, fatto riflettere».
 

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