Sicurezza
Firenze, Padre Bernardo Gianni «convoca» la fiaccolata unitaria per la pace
L’abate lancia una manifestazione e chiede a ebrei e musulmani di sfilare insieme
Un appello accorato a tutta la città a salire «a San Miniato al Monte», ma in particolare alla comunità ebraica e a quella islamica. Un appello a partecipare a una fiaccolata per la pace fra Israele e Palestina, ad andare «oltre i contingenti steccati dell’odio e del sospetto», a «ripudiare il terrorismo e la guerra». Insomma, una grande manifestazione dal piazzale alla basilica che sia capace di propiziare il dialogo internazionale e fare di Firenze la culla di un nuovo Umanesimo nel mondo. Ci rifletteva e ci stava lavorando da giorni, padre Bernardo Gianni. L’abate benedettino alla fine ieri sera ha deciso di lanciare la sua «convocazione» per una manifestazione unitaria che si svolgerà lunedì sera.
«Care concittadine e cari concittadini, il privilegio che è vivere a San Miniato al Monte quasi mi obbliga a gridare queste parole, condividendo adesso con voi quella coraggiosa «convocazione» se non di popoli diversi, almeno di tutta la cittadinanza, perché salendo su questo monte, tornando a contemplare da quassù la bellezza splendida e sempre vulnerabile della nostra città, ci riappropriamo di quanto ci accomuna come uomini e donne: la responsabilità di custodire e promuovere la vita nell’armonia della pace, la scelta sistematica di ripudiare il terrorismo e la guerra, la premura con cui porsi in attento ascolto dell’appello che ci arriva dai nostri giovani i quali, desiderando domani partecipare in pienezza alle vicende della polis, esigono giustamente da parte nostra una vera e credibile educazione al primato del bene comune», scrive padre Bernardo nella sua lettera pubblica.
E ancora: «Vi invito dunque, in queste ore oscure di angoscia, di smarrimento e di motivate preoccupazioni per il futuro non solo di quella o di quell’altra regione del nostro pianeta, ma per l’avvenire dell’intera famiglia umana, ad affrontare lunedì sera la salita che conduce a questo monte: non avremo parole da pronunciare, slogan da gridare, vessilli da esibire: i nostri volti, i nostri sguardi, il nostro silenzio, la nostra coscienza memore tanto del dolore degli ostaggi e dei loro congiunti, quanto del fiume di sangue, in grande parte innocente, versato in questi giorni di ferocia, e, ancora, il fuoco amico di fiaccole accese come argine al buio della notte, saranno – loro soltanto – il nostro «messaggio sempre rinnovato di pace e di speranza». L’abate ha già ricevuto l’adesione convinta dell’imam Izzedin Elzir. L’imam ieri sera è stato ospite a Piazza Pulita. E poco prima di entrare avverte: «Dobbiamo cercare il dialogo e fare attenzione alle fake news. Io conosco italiano, inglese, arabo e altre lingue e che quello caduto sull’ospedale a Gaza sia stato un razzo della jihad è una fake news, non è vero». Ma precisa: «Ognuno parteciperà con la propria sensibilità – dice Elzir – ma in questa città entrambe le comunità hanno dimostrato più volte la maturità di saper dialogare. Riuscire a sfilare insieme non solo sarebbe importante per Firenze ma anche un grande segnale internazionale, Firenze si farebbe ambasciatrice di pace».
Indecisa per alcuni giorni, adesso anche la comunità ebraica sarebbe vicinissima a optare per una adesione. Ieri i contatti fra l’imam, il rabbino Gadi Piperno, il presidente della comunità ebraica Enrico Fink e padre Bernardo sono stati fittissimi. È stato proprio l’abate a fare da promotore e mediatore fra le due comunità insieme al segretario fiorentino della Cgil Bernardo Marasco. È quasi certa anche l’adesione del Pd. Proprio il segretario dem Emiliano Fossi, dieci giorni fa, alla vigilia della manifestazione pro Israele aveva ribadito che quella del partito era una partecipazione che sosteneva la pace fra «due popoli e due Stati».
Ma per padre Bernardo Gianni «sarebbe veramente un dono nel dono se accogliessero questo mio fraterno invito le amiche e gli amici della comunità israelitica e della comunità islamica che con la loro presenza esprimono da molto tempo la ricchezza organica e plurale della nostra cittadinanza». A risvegliare «dal torpore la nostra coscienza», dice, «sono le scene raccapriccianti di uomini donne e bambini cercati casa per casa, le uccisioni deliberate di inermi a sangue freddo». Le immagini che arrivano da Israele e Gaza in questi giorni dovrebbero aver convito tutti «una volta per sempre che la guerra e i suoi perversi propositi di pulizia etnica, ovunque essi si manifestino, segnalano che la nostra umanità ha sconfitto se stessa affermando il primato della violenza assassina» evitando la via del dialogo».
L’abate ricorda che Gerusalemme significa «città della pace», che non ci si deve rassegnare al male, va anzi propiziata «la pacifica convivenza fra le legittime aspirazioni e i diritti di popoli e culture diverse» e i fiorentini, che vivono nella città di La Pira, dovrebbero «guardare alla nostra Firenze come la “città sul monte: bella, come la Gerusalemme messianica, irradiante pace e luce”». Cita Mario Luzi e il messaggio che il poeta dedicò a Giovanni Paolo II da piazza della Signoria sull’Umanesimo. Un nuovo umanesimo, dice, potrebbe rinascere da Firenze. Avere le due comunità, ebraica e islamica «su a San Miniato al Monte lunedì sera, abbracciate dal nostro affetto e dal nostro profondo rispetto per la loro indicibile sofferenza, sarebbe veramente un segno profetico di incalcolabile valore e significato». Così, padre Bernardo cita ancora La Pira: ««La crisi dei popoli sta nel pericolo tremendo di una nuova guerra scardinatrice di ogni città e di ogni nazione? Ebbene: siano i popoli “convocati” -per così dire- in questa città della pace e da essa parta un messaggio sempre rinnovato di pace e di speranza».
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