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Strage dei Georgofili, Matteo Messina Denaro in un verbale: «Non è stato un errore, ma menefreghismo»
Le parole del boss nel corso di un interrogatorio reso al gip nei mesi scorsi
FIRENZE. «Tengo in chiaro che io non so niente di Firenze, io non so niente anche perché non c’è mai stata in una mia condanna nessun riscontro oggettivo. Quello di Firenze, qualora fosse vero, non è che si volevano uccidere persone, anche perché ci sono collaboratori che dicono che la finalità non era uccidere delle persone. Solo che il problema è stato secondo me che sono andati con la ruspa cioè hanno ucciso la mosca con le cannonate. Perché si sa che se si mettono bombe, possono cadere degli innocenti». Così Matteo Messina Denaro, nel corso di un interrogatorio reso al gip nei mesi scorsi, ora depositato senza omissis e riportato dall’Ansa, dava la propria versione della strage dei Georgofili.
Nell’attentato, avvenuto nel maggio del 1993, morirono cinque persone, tra cui due sorelline: «Non è stato secondo me un errore – ha spiegato Messina Denaro nel verbale – è stato menefreghismo che è peggio perché l’errore può essere perdonato. Ma se io capisco e intuisco che là succedeva una strage ecco che una bomba là non sarebbe mai stata messa. Il problema – ha concluso – è che hanno usato gente che non vale niente».
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